La rivoluzione digitale sta determinando una scissione tra mondo reale e mondo virtuale, con impatti significativi anche sul piano successorio, in merito alla trasmissione di diritti e beni digitali. L’eredità digitale consiste nella trasmissione del cosiddetto patrimonio digitale dopo la morte del titolare.
Cos’è il patrimonio digitale
Il patrimonio digitale comprende i cosiddetti digital asset, ossia un insieme eterogeneo di beni e rapporti giuridici dematerializzati, relativi a contenuti o informazioni conservate su supporti elettronici o in rete. Può comprendere entità sia di natura patrimoniale (ossia suscettibili di valutazione economica) sia non patrimoniale, legate a interessi individuali, affettivi, morali o familiari, ovvero a contenuto ibrido.
La natura dei beni digitali: patrimoniali e non
Un approccio giuridico efficace permette di distinguere tra risorse offline e online.
I beni digitali offline includono file, software e documenti creati o acquistati dal de cuius, come immagini, audio, video, film, documenti di testo, nomi a dominio, siti web e blog. Questi beni possono essere memorizzati su supporti fisici come hard disk, pendrive, Cd-Rom, Dvd, Pc, smartphone o tablet, oppure su piattaforme virtuali come cloud storage.
Al contrario, i beni digitali online comprendono contenuti presenti sul web che richiedono credenziali di accesso, creati, scambiati e gestiti tramite contratti di servizio con provider attraverso account di posta elettronica, social network, piattaforme finanziarie, di e-commerce e di pagamento elettronico. Anche le criptovalute rientrano nel patrimonio digitale, considerata la loro natura di beni digitali.
La distinzione tra natura patrimoniale o non patrimoniale delle entità digitali è cruciale per determinare il regime giuridico applicabile e le forme di protezione previste dall’ordinamento per ciascuna categoria.
Vuoto normativo e rischi legati a contenziosi internazionali
In Italia e in Europa non esiste ancora una legislazione specifica in materia di trasmissione mortis causa di beni e risorse digitali, a differenza di altri Paesi (come gli Usa).
Pertanto, sebbene la legislazione italiana preveda che alla morte del de cuius tutti i diritti vengano trasmessi agli eredi, la sorte dei digital assets non trova una chiara regolamentazione a livello normativo e presenta numerose complessità.
Molti servizi online sono gestiti da aziende con sede all’estero, spesso in Paesi extra-Ue, dove sono in vigore regole specifiche per la trasmissione dei beni digitali. Nel silenzio della legge italiana ed europea e in mancanza di disposizioni testamentarie del de cuius, gli eredi possono incontrare notevoli difficoltà nel far valere i propri diritti successori sui digital assets in giurisdizioni straniere, con il rischio di incorrere in complesse e costose controversie internazionali.
Un rischio concreto, ad esempio, può derivare dall’impossibilità di accedere ai dati digitali, che potrebbero essere automaticamente cancellati dai server dopo un periodo di inattività del de cuius. Alcuni servizi, infatti, permettono di indicare un “contatto erede”; altri, invece, in caso di morte dell’utilizzatore, prevedono l’eliminazione di tutti i dati.
Inoltre, in mancanza di disposizioni testamentarie valide, i beni digitali sarebbero soggetti alle norme della successione legittima. Questo potrebbe comportare, specialmente per i beni digitali online, la necessità di intraprendere azioni legali, in base alla legge applicabile al rapporto, per ottenere l’accesso, il recupero, l’utilizzo o la distruzione dei dati personali di una persona defunta, nell’interesse legittimo proprio o del defunto stesso.
In questo scenario, è dunque fondamentale pianificare al meglio il passaggio dell’eredità digitale attraverso la scelta degli strumenti più idonei messi a disposizione dal nostro ordinamento. Sul punto, è recentemente intervenuto il Consiglio Nazionale del Notariato, con la pubblicazione, a marzo 2025, di un decalogo che rappresenta un utile strumento informativo per orientarsi tra le nuove sfide poste dall’eredità digitale.
Patrimonio digitale: come pianificare la successione
Tra gli strumenti di pianificazione patrimoniale che il disponente può utilizzare per la trasmissione del proprio patrimonio digitale, i più idonei sono elencati sotto.
Testamento
Il testamento rappresenta lo strumento più efficace per disporre di diritti e risorse digitali con valore economico, sia patrimoniali che non patrimoniali. Il testatore, infatti, può disporre del proprio patrimonio digitale a titolo di eredità o di legato. È possibile anche prevedere la nomina di un esecutore testamentario, che può agevolare l’esecuzione delle disposizioni contenute nel testamento e superare alcune criticità tipiche della successione digitale. Tuttavia, il testamento può presentare problematiche legate alla pubblicità, qualora contenga, ad esempio, credenziali di accesso, mettendone a rischio la segretezza.
Il mandato post mortem exequendum
Il mandato post mortem exequendum costituisce un contratto di mandato tra vivi. Il mandatario si obbliga, nei confronti del mandante, a compiere determinati atti giuridici dopo la morte di quest’ultimo, come trasmettere credenziali d’accesso con istruzioni su cosa fare.
Ad esempio, si possono affidare a un fiduciario le credenziali di accesso alla posta elettronica, i codici di una cassaforte o il Pin di un cellulare.
Il mandato può includere anche l’incarico di ottenere le password dai fornitori di servizi, ma in questo caso è necessario verificare le condizioni contrattuali e la legge applicabile.
Secondo la giurisprudenza più recente, lo strumento è utilizzabile anche per beni digitali patrimoniali, purché sia prevista una disposizione testamentaria patrimoniale attributiva, altrimenti si rischia di incorrere in patti successori nulli.
Il legato di password
Mediante il legato di password il testatore attribuisce direttamente al beneficiario le credenziali di accesso. Le password non hanno un valore economico autonomo, ma sono funzionali all’accesso a beni e servizi digitali. Questo strumento consente di superare i limiti posti dal divieto di patti successori e dalla natura patrimoniale dei digital assets, pur soggiacendo ai limiti di pubblicità del testamento.
Le criptovalute
Le criptovalute sono beni digitali mobili con contenuto economico e possono dunque formare oggetto dell’eredità digitale. Le criptovalute possono essere detenute indirettamente (tramite fondi comuni di investimento o intermediari professionali) oppure direttamente, in wallet protetti da credenziali custodite dal titolare.
Nel caso di detenzione indiretta, le problematiche sono minori: le criptovalute rientrano nel patrimonio ereditario da ripartirsi tra gli eredi e sono soggette alle regole civilistiche ordinarie. Maggiori criticità emergono in caso di detenzione diretta, sia per l’individuazione del wallet (sia esso web wallet, hot wallet, hardware wallet, software wallet o paper wallet) che per il recupero delle credenziali.
In assenza di disposizioni testamentarie, l’accesso da parte degli eredi può esigere richieste alle piattaforme di exchange di criptovalute, nel rispetto del diritto successorio, delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali (come il Gdpr) e dei contratti sottoscritti con i fornitori. Tutto ciò aumenta il rischio di contenziosi, anche in merito alla giurisdizione e alla legge applicabile.
L’importanza della pianificazione successoria nell’era digitale
La pianificazione dell’eredità digitale riveste un’importanza crescente nella moderna era tecnologica, in cui i servizi online sono parte integrante della quotidianità. In tale contesto, la scelta dello strumento più idoneo per la trasmissione del patrimonio digitale rappresenta un passaggio necessario per evitare spiacevoli sorprese agli eredi.
In assenza di normative specifiche, il ruolo di professionisti esperti, come avvocati e notai, è fondamentale per individuare soluzioni efficaci, valutando attentamente le caratteristiche dei digital assets e i rischi insiti in ciascuno strumento. Spesso, infatti, le società che forniscono servizi digitali risiedono all’estero e gli eredi rischiano di dover affrontare complesse controversie internazionali per tutelare i loro diritti ereditari, soprattutto in assenza di indicazioni espresse da parte del de cuius per regolare la propria eredità digitale.
