Violenza sulle donne: come tutelarsi se il patrimonio lo controlla lui

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Una donna seduta contro un muro, parzialmente oscurata, tende la mano verso la telecamera in un gesto che la dice lunga contro la violenza. La sua espressione rimane nascosta, sottolineando la sua determinazione a fermare o scongiurare qualcosa di invisibile.

La violenza economica è una delle forme più subdole – e meno note – della violenza sulle donne. Soldi e lavoro diventano veri e propri strumenti di controllo finanziario, ostacolando l’indipendenza e limitando le scelte (anche di investimento)

Indice

  • La violenza economica consiste in una serie di comportamenti che impediscono o ostacolano l’indipendenza e le scelte finanziarie, fino a controllare e a interferire nello svolgimento della vita quotidiana
  • Secondo una recente analisi condotta da Global thinking foundation, solo il 58% delle donne ha un conto corrente personale. Il 12,9% ne ha uno intestato al partner o un familiare e il 4,8% non ne possiede alcuno

Gestisco il mio denaro in modo autonomo? Sono limitata nella ricerca di un’indipendenza lavorativa ed economica? Sono al corrente delle decisioni che interessano me e la mia famiglia, dall’acquisto di un bene alle scelte di investimento? È mai successo che venissero effettuate spese a mio nome senza che le autorizzassi? È dietro la risposta a queste domande che si cela una delle forme di violenza sulle donne più subdole e meno note: quella economica. Una violenza che può manifestarsi tra le mura di casa ma anche al di fuori e che consiste in una serie di comportamenti che ostacolano l’indipendenza economica e le scelte finanziarie, fino a interferire nello svolgimento della vita quotidiana.

Cosa si intende per violenza economica

Una delle definizioni più diffuse identifica la violenza economica come tutti quei “comportamenti volti a controllare l’abilità della donna di acquisire, utilizzare e mantenere risorse economiche”. In altre parole, soldi e lavoro diventano veri e propri strumenti di controllo. E nemmeno così raramente. Secondo una recente analisi condotta da We World e Ipsos, quasi una donna su due in Italia dichiara di aver subito violenza economica almeno una volta nella vita. Una percentuale che sale al 67% tra le donne separate o divorziate. Un altro studio condotto da Global thinking foundation su un campione di 1.400 italiane evidenzia nel dettaglio che solo il 58% delle donne ha un conto corrente personale. Il 12,9% ne ha uno intestato al partner o un familiare e il 4,8% non ne possiede alcuno. In altre parole, ben il 21,5% vive una condizione di dipendenza finanziaria.

Come difendersi dalla violenza economica

Ma come difendersi dalla violenza economica? “Per prendersi cura della propria autonomia il primo passo è avere delle conoscenze finanziarie per poter gestire le proprie risorse, qualsiasi esse siano”, si legge in una guida realizzata dall’Associazione bancaria italiana (Abi) insieme alla Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (Feduf) con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con le banche e le associazioni dei consumatori. “È inoltre importante la costruzione di relazioni all’esterno dell’ambito familiare, che possono offrire confronto e aiuto in caso di necessità”. L’indipendenza economica passa tra l’altro attraverso la possibilità di utilizzare servizi bancari. Un primo strumento potrebbe essere il conto di base, che dà la possibilità di utilizzare i servizi essenziali – come l’accredito dello stipendio o della pensione – a costi contenuti e senza spese per i redditi più bassi.

Cosa fare in caso di violenza economica

È importante inoltre occuparsi in prima persona della propria situazione finanziaria, controllando entrate e uscite anche a livello di nucleo familiare, pianificando le spese e prendendo parte alle decisioni economiche, senza delegare. “Prima di firmare qualsiasi documento, valuta tutti i dettagli per essere certa di avere chiari gli impegni che stai assumendo e le loro conseguenze”, continua la guida, “e se sei in dubbio prenditi il tuo tempo confrontandoti con una figura esperta, come chi lavora in banca”. Un’altra azione da mettere in pratica in caso di violenza economica è quella di conservare tutti i documenti finanziari e legali, ma anche quella di non condividere le proprie password per evitare che la propria identità venga utilizzata per operazioni bancarie o pagamenti online.

Come si manifesta la violenza economica

Da considerare che in alcuni casi la violenza economica si manifesta anche attraverso un controllo sulla formazione e sul lavoro delle donne. “Gestire in autonomia la tua situazione lavorativa significa proteggere anche la tua famiglia e poter affrontare con più facilità eventuali imprevisti”, suggeriscono Abi e Feduf. Occorre cogliere le occasioni per restare aggiornate, valorizzare le proprie conoscenze e specializzarsi professionalmente. L’educazione finanziaria è a sua volta uno strumento fondamentale per far crescere i propri risparmi, avviare una propria attività, investire ma anche valutare un piano assicurativo o una previdenza complementare.

A chi rivolgersi in caso di violenza e stalking

Per supportare le donne vittime di violenza e di stalking il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri ha attivato il numero 1522, un servizio nazionale gratuito di prima assistenza, attivo 24 ore su 24. In alternativa, è possibile rivolgersi ai Centri antiviolenza disponibili sul proprio territorio per ottenere una consulenza psicologica e legale, ma anche sostegno e formazione.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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