Quando fu annunciata nel settembre 2025, la stablecoin in euro promossa da nove banche europee poteva apparire come un esperimento avanzato ma ancora circoscritto a pochi grandi nomi. A distanza di qualche mese, il progetto ha cambiato scala: Qivalis, la società con sede ad Amsterdam incaricata di sviluppare un nuovo token ancorato alla moneta unica, ha raccolto il sostegno di altre 25 banche, per un totale di 37 istituti aderenti al consorzio, diventando il maggiore progetto continentale di stablecoin per numero di istituti coinvolti.
Il nucleo iniziale comprendeva ING, Banca Sella, KBC, Danske Bank, DekaBank, UniCredit, SEB, CaixaBank e Raiffeisen Bank International. Al gruppo si sono aggiunti altri 25 istituti, tra cui le italiane Intesa Sanpaolo, BPER, ABN Amro e Rabobank, riporta il Financial Times. Questi ingressi rafforzano la massa critica necessaria per trasformare una stablecoin bancaria in uno standard effettivamente adottabile, anche se tecnicamente alcune stablecoin in euro esistono già. Dal momento che, al di fuori del trading in criptovalute volatili, le stablecoin possono essere usate come una forma più efficiente di pagamento transfrontaliero, il dollaro resta dominante anche come sottostante. All’interno dell’Ue i pagamenti sono già rapidissimi, mentre fuori dall’area euro è molto facile che la controparte preferisca un pagamento ancorato ai dollari americani.
La logica industriale resta quella già descritta da Andrea Tessera, chief innovation officer di Banca Sella, in una precedente intervista a We Wealth: Qivalis non sarà una criptovaluta destinata alla speculazione, ma uno strumento di pagamento regolamentato, ancorato 1:1 all’euro e pensato per ridurre tempi, costi e frizioni nei casi in cui i sistemi tradizionali sono ancora inefficienti. I primi ambiti di utilizzo restano i pagamenti programmabili, i trasferimenti transfrontalieri e il regolamento immediato delle transazioni.
La risposta europea al dominio del dollaro digitale
Il salto di scala del consorzio arriva mentre cresce, anche a livello istituzionale, la preoccupazione per il predominio del dollaro nel mercato delle stablecoin. Secondo i dati CoinMarketCap, dei circa 320 miliardi di dollari di stablecoin in circolazione quasi tutti sono ancorati proprio al dollaro statunitense, con Tether e Circle in posizione dominante. Le stablecoin in euro, al contrario, restano marginali: EURC di Circle vale circa 450 milioni di dollari di capitalizzazione, contro i 77 miliardi della stablecoin in dollari dello stesso gruppo. Il tema, probabilmente, è più di sponsor che tecnologico: se un numero sufficiente di istituti tradizionali propone i pagamenti in stablecoin ancorata all’euro come opzione, e non un nome noto solo agli investitori crypto, allora la moneta potrà farsi strada.
In questo contesto, il progetto Qivalis assume una valenza che va oltre l’efficienza dei pagamenti. È anche un tentativo di costruire un’infrastruttura europea per la moneta digitale privata, in un quadro regolamentato da MiCA e sotto la supervisione delle autorità. Christine Lagarde ha definito l’uso crescente delle stablecoin in dollari in Europa una “legittima preoccupazione”, perché rischia di consolidare la dipendenza dal dollaro. La stessa linea emerge dalle parole del ceo di Qivalis, Jan-Oliver Sell, secondo cui la dimensione della sovranità europea è diventata più rilevante nel nuovo scenario geopolitico.
Qui sta forse la novità più importante rispetto all’annuncio originario: la stablecoin non è più solo un progetto di innovazione bancaria, ma una risposta europea alla possibilità che una parte crescente dei pagamenti digitali e dei regolamenti finanziari venga intermediata da token denominati in dollari e controllati da operatori extraeuropei. Inoltre, dal momento che le riserve delle stablecoin devono essere sufficienti a coprire la totalità delle emissioni, il successo di token denominati in euro aumenterebbe giocoforza la domanda di obbligazioni governative in euro: il che, in termini strategici, può essere considerato anche un vantaggio politico.
Non una sfida ai pagamenti domestici, ma ai passaggi ancora inefficienti
“I pagamenti in Europa funzionano”, ha precisato Sell, interrogato dal Financial Times sui casi di utilizzo. Il bersaglio saranno soprattutto cross-border payments, rimesse, pagamenti B2B, regolamento istantaneo e processi multilaterali oggi ancora lenti, costosi o complessi.
Si tratta di una conferma di quanto aveva dichiarato Tessera: pagamenti programmabili, trasferimenti internazionali disponibili 24 ore su 24 e sette giorni su sette, costi ridotti, assenza di spread opachi e tracciabilità su blockchain. In prospettiva, il progetto può quindi toccare più direttamente infrastrutture come Swift nei trasferimenti internazionali o alcuni processi corporate, più che i circuiti retail come Visa e Mastercard nel breve periodo.
Qivalis ha chiesto la licenza alla banca centrale olandese e punta a ottenerla nella seconda metà dell’anno, una tempistica complessivamente confermata rispetto agli annunci dell’anno scorso. L’obiettivo dichiarato è arrivare pronti operativamente al momento dell’autorizzazione, così da lanciare la stablecoin il prima possibile. Ma il passaggio decisivo non sarà solo regolatorio, quanto l’adozione. Ed è proprio qui che l’allargamento a 37 banche cambia la natura del progetto, perché porta in dote reti commerciali, clienti corporate, infrastrutture operative e credibilità istituzionale. In altre parole, ciò che a una fintech pura sarebbe mancato: la capacità di trasformare un token in una possibile infrastruttura bancaria europea.

