Articolo pubblicato sul numero 85 del magazine We Wealth nella sezione "Women"
“Pensavo fosse uno scherzo”
La primavera 2017 è appena iniziata quando Vogue UK paparazza Kate Moss con un paio di fiammanti furlane ViBi Venezia. Una scelta derivante da un accordo commerciale, un gift? Nulla di tutto ciò. Sono un acquisto privato dell’ex modella, da sempre indiscussa icona di stile. Viola Arrivabene Valenti Gonzaga, che quelle scarpe le co-produce con la sorella Vera, non può crederci, la sua azienda esiste da meno di due anni: alza il telefono e domanda di taggare il suo brand. Proprio grazie a quel post, il Financial Times le chiede un’intervista. “Pensavo fosse uno scherzo”, ci racconta mentre è in viaggio di lavoro verso Dubai, “al telefono scoppiai a ridere”. Fortuna del principiante? Mica tanto: il marchio è stato l’unico citato da Lauren Bezos nell’intervista rilasciata a Vogue prima del suo matrimonio con il patron di Amazon lo scorso giugno 2025.

Da sinistra a destra: Viola e Vera Arrivabene Valenti Gonzaga mentre calzano il modello "Gondola". Tutte le foto sono cortesia di ViBi Venezia
L’America è un mercato in cui le due imprenditrici credono molto: vi sono presenti nelle vetrine più prestigiose, come quelle di Bloomingdale’s.
Come nasce ViBi Venezia? Dai gondolieri alla prima capsule collection
ViBi Venezia è il frutto di incoscienza giovanile, positivi incroci relazionali e capacità concreta di tradurre sogni e idee giocose in realtà. È un ponte di sorellanza e amicizia che dalle calli veneziane più recondite varca i confini dell’Italia. La furlana dal canto suo è una deliziosa scarpina nobile di velluto, dall’origine povera e tenace. Nata in Friuli Venezia Giulia dall’inventiva di chi voleva recuperare scampoli di stoffa e vecchi copertoni di bicicletta, conquista il cuore dei gondolieri veneziani nel XIX secolo: la gomma non fa scivolare, il tessuto non rovina lo smalto della gondola. Negli anni ’10 del nuovo millennio, diventa calzatura d’elezione di chi ama un abbigliamento ricercato, radicale e chic, non privo di riferimenti culturali e geografici.

Le Mary Jane Doge
Intercettano il trend nascente le sorelle Viola e Vera Arrivabene Valenti Gonzaga: quelle scarpine introvabili che calzavano i loro piedini di bimbe veneziane gliele domandano amici, conoscenti, amici di amici… Donarle, e all’occorrenza cambiarle, diventa insostenibile. Germoglia allora l’idea di farne una capsule collection. Yoox – a conoscenza del progetto grazie a un’amica – la contatta per creare una collezione natalizia da vendere sulla nota piattaforma di e-commerce fashion. È il momento in cui Viola comprende di dover coinvolgere Vera, allora di stanza a Londra per gli studi universitari. Correva l’anno 2015.

Il modello "Rialto"
“Tutto è iniziato quasi per gioco”
“All’epoca io lavoravo per Karla Otto (la notissima PR di moda, ndr)”. La sorella è entusiasta dell’idea, ci vuole provare: “Eravamo giovanissime, io avevo 21 anni, Vera 19. Tutto è iniziato quasi per gioco. Comunque siamo sempre state molto legate a questo genere di scarpe, nostra madre ce le faceva indossare da bambine. Il nostro immaginario ha origine sul ponte di Rialto, dove troneggiava una bottega che era la versione veneziana dell’Apecar, piena zeppa di furlane multicolori”.

Gli interni della boutique milanese di ViBi Venezia
L’inizio è una coincidenza fortunata di eventi, poi inizia il lavoro vero: “Pian piano ci siamo accorte che non tutti necessariamente capiscono il grande lavoro che c’è dietro a questa scarpa. Per esempio, non tutti sapevano che la furlana originale non conosce destra e sinistra: solo con l’uso se ne dà la forma. Una delle prime modifiche che dunque si sono rese necessarie per il grande pubblico è stata proprio quella di produrle già in forma, modificandone la suola. Non è un concetto pop, fare scarpe senza la destra e la sinistra. Ma, detto fra noi, quelle vecchie furlane sono bellissime. Anche se ormai indosso solo la loro versione raffinata, le ViBi”.

Cosa vuol dire “ViBi”?
A proposito, ‘ViBi’ per cosa sta? “Sta per ‘Viola’ e ‘Bibi’, che è il soprannome di mia sorella Vera” (il nomignolo di Viola è Lola, scopriamo durante l’intervista). Quali sono stati i principali ostacoli burocratici all’inizio? “Inizialmente siamo partite con una società inglese, essendo basate entrambe a Londra. Nel primo anno abbiamo fatto un piccolo investimento, con l’aiuto dei nostri genitori. Grazie ai primi guadagni siamo riusciti a ripagarlo subito, il primo anno. In seguito alla Brexit, siamo tornate a casa. Al di là degli oneri, le nostre radici italiane ci hanno richiamate qui. E grazie al sostegno di persone che hanno creduto nel nostro progetto, abbiamo riaperto la Srl in Italia, usufruendo al meglio, quando li vincevamo, dei molti bandi dedicati all’imprenditoria giovanile e femminile”.

Dettaglio degli interni del punto vendita di Milano, in via del Carmine
Una piccola rivoluzione
L’interesse nei confronti del vostro prodotto è sempre vivace? “Grazie al lavoro svolto negli ultimi 10 anni, abbiamo una base clienti molto solida; inoltre, proprio per la tipologia di scarpa, il cliente tende a comprarne più paia per stagione. Senza dimenticare che nel frattempo abbiamo espanso l’offerta: sono nate le Mary Jane, le gym, le loafer, le zeppe”. La prima vera rottura del marchio rispetto alla tradizione è stata l’aver differenziato scarpa destra e scarpa sinistra. A livello cromatico e materico invece? “La furlana tradizionale è solo in velluto. Noi fin da subito abbiamo iniziato a lavorare con materiali e colori diversi, dal cashmere ai broccati, allo shearling, ai cotoni, denim, canvas. Lavoriamo quasi qualsiasi tipo di materiale. Poi periodicamente, cambiamo”.

Il velluto però è il vostro continuativo? “Si. I velluti sono la nostra timeless collection”. Personalizzazioni? “Si: al momento solo per ordini bespoke. Per eventi, matrimoni, collaborazioni. Per esempio quella con Cipriani, che ha il logo sul lato destro del tallone”. Il sapiente utilizzo delle collab è uno dei tratti distintivi del brand: aumenta la desiderabilità dell’oggetto, mentre la sua trasversalità amplia il bacino della clientela. Fra le più importanti: Luisa Beccaria, Emilia Wickstead, Markarian, Saloni, Scholl. Cos’è che i clienti amano maggiormente? “I grandi classici. I nostri cavalli di battaglia restano la furlana blu, rossa, nera e giallo ocra (la Doge) nonché le Mary Jane nere, verdi, rosse e blu”. Quanti siete in azienda? “Otto. Gli artigiani invece sono operativi fra Friuli, Marche, Lombardia e Puglia: non producendo un solo modello, occorrono diverse abilità”.
I nuovi progetti (e qualche sogno)
Le proprietarie siete voi due? “Si, abbiamo la quota di maggioranza; una piccola quota è di un nostro prezioso collaboratore che ci aiuta con lo sviluppo prodotto”. Sogni per il futuro? “Uno lo abbiamo esaudito con l’inaugurazione nel giugno 2022 del nostro primo negozio a Milano, in piazza del Carmine. Sta andando molto bene. L’altro sta per realizzarsi: con la nostra piccola società abbiamo comprato un negozio sul ponte di Rialto: dovremmo aprirlo entro febbraio. Abbiamo dovuto sottoscrivere un prestito e stiamo lavorando con la soprintendenza per farci approvare il progetto. Pensare che la piccola ViBi Venezia sia riuscita a fare un acquisto del genere, è una soddisfazione! Ora dobbiamo proseguire nel nostro buon lavoro per riuscire a ripagarlo nel più breve tempo possibile, come sempre fatto. Ogni tappa non è mai un punto d’arrivo, è un nuovo punto di partenza.
Personalmente, credo che se tu credi fortemente al tuo sogno, al tuo progetto, se ci metti l’amore e l’impegno necessari e continui per la tua strada, lo realizzerai. Nel nostro caso, credo che forse da qualche parte ci sia una stellina ci vuole tanto bene. Io e Vera siamo due donne, due sorelle cresciute insieme, migliori amiche. Abbiamo vissuto insieme finché Vera per prima non si è sposata. Io sono la parte creativa dell’azienda, lei quella finanziaria: ci completiamo perfettamente. ViBi è il nostro primo bambino, nato da un magnifico mix di fortuna – perché quella c’è stata – e bravura, nel senso di perseveranza”.

Da sinistra, Vera (seduta) e Viola in piedi.

