Giberto Arrivabene: Venezia è un sogno di vetro

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La Glass Week 2021 è stata l’occasione per discorrere con uno dei protagonisti della kermesse veneziana, Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, maestro del vetro per passione e talento

Venezia, settembre 2021, Museo Archeologico Nazionale. L’attenzione di chi scrive è intercettata da alcuni busti augustei colorati, in vetro. La sala è quella dei dodici Cesari: in mezzo al biancore delle effigi classiche degli imperatori romani (coeve, o copie tardive), l’Augusto quintuplice e cromatico spicca, senza acrimonia.

Nella sua veste pop e millennial, dialoga con un passato remoto, ma evidentemente perdurante. Augusto è un archetipo, sopravvive agli uomini: può essere di qualunque materiale. Anche di vetro. Autore di quei busti è Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga. L’esposizione è “Ottaviano Augusto a confronto con l’antico”, a cura di Cristina Beltrami. «Adoro i miei busti. Ne ho fatto uno pure oggi, per fortuna è venuto bene», rivela. «La difficoltà, nella lavorazione del vetro, è sempre dietro l’angolo. Gli oggetti sono complicati da ultimare: possono emergere dalla lavorazione rotti, scheggiati».

Un uomo sorridente, con capelli grigi e barba, siede in casa, indossando un abito e un orologio. Alza il braccio sinistro e in primo piano è visibile una statua sfocata. La foto è in bianco e nero.

Tutte le foto sono di Andrea Avezzu’

La presenza di Giberto al Museo Archeologico si deve a quell’evento che mescola artigianato, collezionismo e glamour che è The Venice Glass Week. Giunto alla sua quinta edizione, il festival internazionale dedicato all’arte del vetro è un progetto espositivo diffuso, collettore di iniziative legate all’antica arte muranese. «Eventi come la Glass Week sono vitali. Più si parla del vetro, meglio è», osserva Arrivabene. «Il vetro di Murano è un materiale vivo, caldo».

Un uomo anziano con capelli e barba grigi disegna con il gesso su un banco da lavoro in un'officina, circondato da bicchieri di vetro e attrezzi metallici, indossando un maglione blu con toppe sui gomiti.

Le stesse bollicine, residuo della lavorazione artigianale, magari possono non essere apprezzate da un cliente poco esperto, ma «restituiscono il senso della ricchezza, della manualità, dell’umanesimo che c’è in queste opere. Il vetro lavorato è un materiale umanistico. Occorrono 12 anni per diventare un maestro del vetro di Murano. Per quanto mi riguarda, il più bello di tutti».

Tazza alta e cilindrica in ceramica arancione con graffi curvi neri e interno nero, su sfondo bianco.

E lei, come vi è arrivato? «Io in teoria sarei un assicuratore. Ma nella mia vita mi sono occupato di varie attività, dalla pubblicità alle navi. La passione per il vetro prende forma una ventina di anni fa, favorita anche dal fatto di vivere a Venezia. Comincio così a frequentare i laboratori di Murano. All’inizio, i conoscenti mi chiedevano di riparare gli antichi vetri di casa. E guardando alle vecchie, elaborate collezioni di bicchieri e caraffe delle case veneziane, mi è venuta voglia di replicarle. Ma con un tocco contemporaneo».

Bicchiere in vetro azzurro traslucido con una sottile trama a righe orizzontali e un bordo arancione, su sfondo bianco.

L’avventura di Giberto Arrivabene nel vetro nasce così. Per radici (il nome del brand è inequivocabilmente “Giberto Venezia”) e sensibilità. Dal punto di vista imprenditoriale, «guadagnare con i vetri artigianali non è banale. I costi di produzione sono elevatissimi, e il recente aumento del gas non aiuta. I pezzi vengono fatti a mano, uno a uno, non sono standardizzati: il prezzo finale è necessariamente elevato. Anche per questo, l’80-90% dei miei clienti è internazionale. E il 70% arriva dal passaparola». Un passaparola che negli anni non ha lesinato soddisfazioni.

Bicchiere cilindrico in vetro con sezione centrale trasparente e sezioni superiore e inferiore color verde acqua, in posizione verticale su sfondo bianco.

Nel 2016 arriva la collaborazione con Dior: Giberto Venezia disegna per la linea Maison in vendita nella boutique di New Bond Street a Londra una collezione di oggetti dal sentore anni ’20-’30. È l’unico designer italiano selezionato: un bel riconoscimento, accompagnato da una importante visibilità pubblicitaria. «Ma io non ho mai studiato design! Sono un amatore», si schermisce Giberto Arrivabene, come se il talento si potesse imparare. «Faccio i miei disegni preparatori a carboncino, con gli acquerelli. Disegnare mi è sempre piaciuto». Cos’è che la ispira maggiormente? «Mi lascio ispirare da tutto. Luoghi, sensazioni, opere d’arte, ricordi».

Ricordi che evidentemente affiorano allo stesso modo nella mente dei collezionisti alla ricerca di vetri unici anche in asta. Lo sa bene l’antica casa d’aste Bonhams (Londra, 1793), il cui dipartimento di arti decorative del ‘900 e design di New York per la settimana del vetro veneziana ha istituito il prestigioso Bonhams Prize for The Venice Glass Week.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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