Uk, in campo 1,25 miliardi per le startup

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La Gran Bretagna mette in campo un piano da 1,25 miliardi di sterline per le startup innovative, considerate la pietra miliare della ripartenza post-covid. Intanto, in Italia le associazioni del settore chiedono al governo di spostare la lente d’ingrandimento sulle 11mila imprese dimenticate dal decreto liquidità

Indice

Il pacchetto comprende un fondo da 500 milioni di sterline per le imprese ad alta crescita e 750 milioni per le pmi incentrate sulla ricerca e sviluppo

“Siamo la capitale europea della tecnologia e della creatività, è fondamentale mantenere questo primato”, commenta il segretario di Stato per la cultura Oliver Dowden

Italia Startup, con il sostegno delle associazioni del settore, propone al governo e al parlamento italiano cinque azioni per far fronte all’emergenza in corso

“La Gran Bretagna è leader globale di innovazione. Le nostre startup e le attività che guidano il settore della ricerca e sviluppo sono uno dei nostri grandi punti di forza economici”. Con queste parole il cancelliere Rishi Sunak ha annunciato un piano da 1,25 miliardi di sterline a favore delle startup innovative, considerate la pietra miliare della ripartenza post-covid.
Il pacchetto comprende in particolare un nuovo fondo denominato “Future fund” da 500 milioni di sterline per le imprese ad alta crescita, che sarà lanciato a maggio in collaborazione con la British Business Bank. Qualora i prestiti non vengano rimborsati dalle aziende, si legge in una nota sul sito del governo britannico, saranno riconvertiti automaticamente in equity nel successivo round di finanziamento o alla scadenza del prestito. Inoltre, il programma prevede 750 milioni di sterline per le piccole e medie imprese incentrate sulla ricerca e sviluppo.

“Siamo la capitale europea della tecnologia e della creatività, è fondamentale mantenere questo primato – ha commentato Oliver Dowden, segretario di Stato per il digitale, la cultura, i media e lo sport – Questo finanziamento proteggerà le imprese e consentirà agli unicorni del domani di prosperare, in modo tale che la tecnologia resti in pole position per guidare la nostra ripresa post-covid”.

Startup italiane, le richieste al governo

Intanto, in Italia il governo ha lasciato indietro circa 11mila startup innovative. Il decreto liquidità, infatti, prevede che i finanziamenti vengano assegnati in funzione del fatturato, ma “ci sono delle startup che non hanno un fatturato, soprattutto quelle che sono ancora nella fase di ricerca e sviluppo”, aveva spiegato in una precedente intervista a We Wealth Pietro Cesati, ceo e founder di Soisy.

E le proposte delle associazioni per sostenere l’ecosistema delle startup non si sono fatte attendere. In particolare, Italia Startup, con il sostegno delle associazioni del settore, ha indicato al governo e al parlamento italiano cinque azioni per far fronte all’emergenza in corso:

  1. promuovere un fondo di venture debt convertibile, con una dotazione addizionale del valore di un miliardo di euro;
  2. estendere la garanzia statale al 100% sui prestiti alle startup e alle piccole e medie imprese innovative;
  3. liquidare i crediti di imposta per r&s e i crediti iva;
  4. emettere voucher da 25mila euro per sostenere percorsi di insediamento e accelerazione delle startup da spendere presso parchi scientifici, acceleratori e incubatori italiani;
  5. innalzare dal 30 al 50% lo sgravio fiscale per le persone fisiche e giuridiche che investono in imprese innovative italiane.

“Le misure urgenti che chiediamo seguono due logiche chiare – spiega Angelo Coletta, presidente di Italia Startup – In prima battuta vogliamo agire in fretta e dotare il sistema dell’innovazione e delle startup dei giusti strumenti per poter proseguire la sua azione di sostegno al tessuto economico e sociale italiano in questo momento di grande emergenza. In secondo luogo intendiamo agire uniti, insieme alle associazioni di settore che, come noi, spingono per portare l’innovazione imprenditoriale, industriale e finanziaria al resto del sistema paese”. L’obiettivo, spiega Coletta, è di porre le basi di un piano industriale che spinga il focus delle politiche nazionali sull’innovazione e sulle startup, lavorando “in logica di filiera”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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