Benessere previdenziale in azienda. Dalla teoria alla pratica

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Il 60% delle imprese europee punta a rafforzare la previdenza integrativa dei dipendenti. In Italia, però, il secondo pilastro si scontra con un vincolo strutturale: meno spazio per risparmiare, soprattutto per chi ha redditi medio-bassi

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Quando si parla di pensioni l’attenzione è sempre ai massimi livelli: finestre di ritiro anticipate, innalzamenti dell’età pensionabile. Ma la previdenza complementare è stata spesso percepita come un optional: il governo, però, ha rivendicato la sua crescente centralità nel gestire il tenore di vita futuro (non senza suscitare polemiche). Anche le imprese si dicono pronte a incoraggiare il benessere previdenziale dei propri dipendenti. Come fare? Servono informazioni accessibili, concrete, tagliate sulla propria situazione personale, racconta a We Wealth Alessandro Mencarini, Director Retirement Actuarial di WTW Italia.

Dottor Mencarini, nel dibattito pubblico il sistema pensionistico italiano viene spesso descritto come insostenibile nel suo complesso. Cosa dicono i numeri?

È necessario distinguere tra la spesa assistenziale e quella previdenziale. All’interno del bilancio dell’Inps confluiscono infatti prestazioni che non hanno una diretta correlazione con i contributi versati dai lavoratori, come l’invalidità civile, le integrazioni al minimo o gli assegni sociali. Se si osservano esclusivamente le prestazioni previdenziali le proiezioni ufficiali della Ragioneria generale dello Stato indicano che la previdenza pubblica resterà sostenibile anche nel medio termine. Detto questo, è sempre più evidente che, a fronte di tassi di sostituzione attesi in calo, diventerà imprescindibile per i lavoratori integrare il primo pilastro con forme di previdenza complementare.

Il livello di contribuzione obbligatoria, fra i più alti al mondo, rappresenta un ostacolo allo sviluppo del secondo pilastro?

Il livello di contribuzione richiesto per finanziare un sistema a ripartizione costituisce un vincolo, peraltro, difficilmente rimovibile, legato alla necessità di sostenere le prestazioni in pagamento. In Italia la contribuzione obbligatoria assorbe complessivamente circa il 33% della retribuzione. Questo limita gli spazi di risparmio aggiuntivo per una quota significativa di lavoratori, soprattutto a reddito medio o basso.

Resta l’incentivo fiscale come leva: esistono modi per renderla più inclusiva anche per chi non ha redditi elevati?

Gli incentivi fiscali attualmente previsti, basati sulla deducibilità dei contributi, risultano particolarmente efficaci per i redditi medio-alti, ma meno accessibili per chi ha redditi più bassi o carriere discontinue. Tra le misure ipotizzate figurano crediti d’imposta o bonus di ingresso per giovani e nuovi aderenti, oltre a meccanismi che consentano il recupero negli anni successivi delle deduzioni non utilizzate in presenza di minore capienza fiscale. Si tratta di strumenti che potrebbero rendere l’adesione alla previdenza complementare più accessibile anche a chi presenta percorsi lavorativi discontinui.

Dal vostro osservatorio emerge un crescente interesse delle imprese a incentivare il risparmio previdenziale. Qual è la specificità del contesto italiano?

Circa il 60% delle imprese dichiara di voler incentivare il risparmio previdenziale, mentre il 55% intende investire in strumenti digitali per migliorare la comunicazione verso i dipendenti. Tuttavia, l’Italia opera in un contesto caratterizzato da una minore diffusione della cultura previdenziale rispetto ad altri Paesi europei e da spazi di risparmio più limitati, anche in ragione dell’elevato livello di contribuzione obbligatoria.

L’educazione finanziaria viene spesso citata come il principale ostacolo all’adesione…

L’educazione previdenziale è certamente centrale, ma da sola non basta. È necessario affiancarla a strumenti che consentano di accedere in modo semplice e integrato alle informazioni sulla propria posizione individuale. Oggi molti lavoratori non hanno un quadro chiaro della propria situazione previdenziale: non sanno quale sarà il loro tasso di sostituzione, se stanno risparmiando a sufficienza. In questo senso, la tecnologia può incidere concretamente sul comportamento degli aderenti, riducendo quell’asimmetria informativa che spesso è alla base della mancata adesione o della contribuzione discontinua. Piattaforme digitali, come WTW LifeSight che abbiamo lanciato di recente, consentono di accedere e gestire in un unico ambiente tutte le informazioni sulla propria posizione previdenziale, simulare scenari futuri e visualizzare eventuali gap di copertura permettono non solo di prendere decisioni più consapevoli, ma anche di rendere maggiormente comprensibili strumenti che altrimenti rischiano di essere percepiti come complessi o distanti.

La maggiore flessibilità introdotta sul fronte della portabilità del fondo di secondo pilastro può avere effetti rilevanti?

L’apertura alla portabilità verso altre forme di previdenza complementare di mercato – come fondi aperti o Pip – rappresenta certamente un elemento di flessibilità. Tuttavia, questa maggiore libertà di scelta accentua anche l’importanza di lavorare sul tema dell’educazione previdenziale e sull’accesso alle informazioni. Nel momento in cui si introduce un elemento di flessibilità che sposta sull’aderente decisioni i cui effetti si vedranno solo al termine della carriera, diventa fondamentale garantire una corretta fruibilità dei dati. In assenza di strumenti adeguati, il rischio è che l’aumento delle opzioni disponibili si traduca in una paralisi decisionale.

Che ruolo può avere la tecnologia delle aziende per incentivare decisioni previdenziali consapevoli?

Soluzioni digitali che integrano analisi dei dati e gestione documentale consentono alle imprese di avere una visione più chiara della propria popolazione aziendale e di superare la frammentazione tipica dei processi HR e previdenziali. Questo significa ridurre il tempo dedicato ad attività amministrative e poter concentrare maggiormente gli sforzi su iniziative di comunicazione interna o di benessere finanziario. In questo senso, la tecnologia è uno strumento che consente di trasformare i piani pensionistici da meccanismi percepiti come complessi a leve più concrete di pianificazione finanziaria di lungo periodo.


Articolo tratto dal numero di We Wealth di marzo 2026

Domande frequenti su Benessere previdenziale in azienda. Dalla teoria alla pratica

Qual è l'atteggiamento attuale delle imprese riguardo al benessere previdenziale dei propri dipendenti?

Le imprese si dichiarano pronte a incoraggiare attivamente il benessere previdenziale dei propri dipendenti. Questo impegno mira a supportare i lavoratori nella gestione del loro tenore di vita futuro attraverso strumenti di previdenza complementare.

Come viene percepita la previdenza complementare nel contesto attuale?

Storicamente, la previdenza complementare è stata spesso considerata un'opzione secondaria rispetto alla previdenza pubblica. Tuttavia, il governo ne sta rivendicando la crescente centralità per garantire il tenore di vita futuro, sebbene ciò abbia generato dibattito.

Quali sono le principali sfide nell'implementazione del benessere previdenziale in azienda?

Per promuovere efficacemente il benessere previdenziale, è fondamentale fornire informazioni accessibili e concrete ai dipendenti. Questo approccio mira a superare la percezione della previdenza complementare come un mero optional.

Quali effetti potrebbe avere la maggiore flessibilità nella portabilità dei fondi di secondo pilastro?

La maggiore flessibilità introdotta sul fronte della portabilità dei fondi di secondo pilastro potrebbe avere impatti significativi. Questo cambiamento mira a rendere più agevole la gestione dei propri risparmi previdenziali nel corso della carriera lavorativa.

Quali sono le priorità di attenzione quando si parla di pensioni?

Quando si discute di pensioni, l'attenzione si concentra principalmente su aspetti come le finestre di ritiro anticipate e gli eventuali innalzamenti dell'età pensionabile. Questi temi sono centrali nel dibattito pubblico sulla previdenza.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.