- Lasciare i soldi sul conto corrente può far perdere opportunità di guadagno per centinaia di miliardi nel lungo periodo.
- In Italia, PIR e previdenza complementare sono strumenti utilizzati per incentivare l’investimento a lungo termine.
- Uno studio Morningstar a livello globale mostra che per favorire gli investimenti contano non solo le leggi e gli incentivi fiscali, ma anche la fiducia dell’investitore nel sistema.
Le famiglie italiane hanno sul conto corrente risparmi per 1.163 miliardi di euro, secondo un’indagine Adusbef sui dati della Banca d’Italia al 31 maggio 2026, a cui si aggiungono i depositi postali. È una enorme riserva di liquidità che potrebbe essere investita sui mercati dei capitali, ma il passaggio tra risparmio e investimenti non è fluido, nonostante i tentativi di molti governi di incentivarlo.
Eppure, mantenere i soldi sul conto corrente può far perdere opportunità di guadagni e anche potere di acquisto in periodi di inflazione. Secondo una ricerca di Invesco, il “costo” del non investimento è stato di centinaia di miliardi di euro per le famiglie italiane nell’ultimo decennio. Infatti, se le famiglie italiane avessero investito anche solo la metà dei loro risparmi annuali tra il 2015 e il 2025 in un portafoglio diversificato a livello globale avrebbero potuto ottenere 192 miliardi di euro aggiuntivi. Dal canto suo, l’inflazione ha eroso il valore della liquidità, con una perdita di potere di acquisto stimata da Adusbef intorno all’11,6% tra il 2022 e maggio 2026.
Il problema non riguarda solo l’Italia, ma è comune ad altri Paesi. Secondo i dati della Banca centrale europea, le famiglie dell’Unione europea detengono circa un terzo delle proprie attività finanziarie in contanti e depositi, mentre gli investimenti in titoli ammontano a circa la metà di tale quota. Se le famiglie dell’Ue allineassero il proprio rapporto tra depositi e attività finanziarie a quello delle famiglie statunitensi, un patrimonio fino a 8.000 miliardi di euro potrebbe essere reindirizzato verso investimenti a lungo termine.
Leggi e incentivi fiscali possono favorire la trasformazione dei risparmi in investimenti, ma una ricerca di Morningstar a livello globale mostra che è un insieme di fattori più complesso che fa sì che alcuni Paesi abbiano più successo di altri, inclusi i modelli distributivi, i sistemi pensionistici, la regolamentazione dei prodotti di investimento e la qualità dell’esperienza dell’investitore sui mercati finanziari.
Pir e fondi pensione per investire nel lungo termine
L’Italia incentiva gli investimenti a lungo termine attraverso i PIR, i piani individuali di risparmio, che mirano a convogliare i capitali verso le imprese italiane, in particolare le small cap, e verso i mercati privati. I PIR prevedono l’esenzione totale dalla tassa sui redditi generati dall’investimento (capital gain, interessi e dividendi) e dall’imposta di successione. L’imposta base sulle rendite finanziarie per gli altri strumenti di investimento come i fondi comuni e le azioni, in Italia è del 26%, mentre i titoli di Stato sono tassati al 12,5%.
Previdenza complementare, crescono le adesioni ma restano i divari
Per quanto riguarda il sistema previdenziale, negli anni si sono susseguite numerose riforme, che hanno, tra l’altro, previsto degli incentivi fiscali per l’adesione alle forme integrative. Dal 1° luglio è in vigore il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i nuovi assunti e chi cambia lavoro nel privato. Negli ultimi anni, le adesioni ai fondi pensione sono aumentate e gli iscritti hanno superato i 10 milioni nel 2025, secondo la relazione della Commissione di vigilanza (Covip), tuttavia, meno del 40% della forza lavoro aderisce a un fondo pensione e persistono forti divari territoriali, di genere e tra categorie di lavoratori.
Gli incentivi fiscali non bastano a favorire gli investimenti
Lo studio Morningstar sui 10 principali mercati finanziari europei, del Nord America e dell’Asia ha messo in luce come i meccanismi di adesione automatica e di risparmio sul posto di lavoro siano tra i modi più efficaci per aumentare la partecipazione agli investimenti a lungo termine.
“Il sistema pensionistico australiano si distingue come esempio chiave”, dice Andy Pettit, chief policy officer di Morningstar, “mentre alcuni Stati membri dell’UE, quali Germania, Italia e Paesi Bassi, si trovano in diverse fasi di adozione di modifiche volte a garantire la sostenibilità futura dei propri sistemi”.
Per quanto riguarda, invece, gli incentivi fiscali, lo studio di Morningstar rivela che non garantiscono automaticamente un maggior afflusso di risparmiatori in investimenti a lungo termine. È esemplare il caso del Regno Unito che offre diverse soluzioni vantaggiose dal punto di vista fiscale, ma il numero di investitori rimane relativamente basso.
Fondi di investimento, i costi elevati frenano i risparmiatori italiani
Nel complesso gli investitori italiani possono beneficiare di standard di governance, vigilanza e tutela sanciti sia dalla normativa nazionale che dal più ampio quadro normativo dell’Unione europea.
Normativa e tutela degli investitori: cosa prevede il quadro europeo
“In quanto mercato dell’UE, l’Italia utilizza informative standardizzate per gli investitori che forniscono dati coerenti su obiettivi di investimento, costi e rischi”, afferma Pettit, aggiungendo che è in corso un tentativo di semplificazione di questo quadro normativo.
Un punto debole del mercato italiano dei fondi è rappresentato dai costi elevati, in un contesto di distribuzione in cui prevalgono le retrocessioni. L’Italia, inoltre, si distingue come uno dei mercati in cui le commissioni di performance sono utilizzate più comunemente rispetto a molti altri Paesi. Tuttavia, i fondi esteri sono molto diffusi e molti di essi non includono tali commissioni. Per contro, in Italia, come in altri mercati dove dominano le banche, la diffusione degli ETF, che hanno costi più bassi, è minore rispetto a Paesi come gli Stati Uniti dove è più diffusa la consulenza finanziaria indipendente.
Investimenti, perché la fiducia degli investitori fa la differenza
Lo studio globale di Morningstar rivela che per favorire il passaggio dai risparmi agli investimenti non è solo importante la struttura del mercato, ma anche l’esperienza dell’investitore, che consiste nella possibilità di avere informazioni chiare, trasparenza sui costi e comprensione dei rischi, tutti elementi che favoriscono la fiducia e la disponibilità a investire.


