Btp, Eltif, Pir o fondi? Dove investire per diversificare il portafoglio

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Un uomo in camicia bianca è seduto su una superficie riflettente, con la testa appoggiata sulla mano. Guarda pensieroso il suo riflesso, riflettendo sugli strumenti finanziari (Eltif, Pir, Btp o fondi) da inserire in portafoglio che appaiono come grandi punti interrogativi disegnati a gesso sulla lavagna dietro di lui.

L’offerta di fondi d’investimento europei a lungo termine è in espansione, ma gli investitori devono essere consapevoli della complessità di questi strumenti e delle differenze degli Eltif rispetto ai Btp e ai fondi tradizionali. In ottica di investimento, come inserirli in portafoglio nel 2025?

Indice

Perché gli investitori stanno cercando alternative ai Btp?

Con gli investitori italiani che da qualche anno hanno riscoperto i Btp, non è sempre facile per i consulenti finanziari e le società di gestione proporre soluzioni di investimento innovative. Eppure, l’industria dei fondi continua ad ampliare l’offerta e tra le tendenze più recenti c’è la convergenza tra mercati pubblici e privati (per esempio Eltif e Pir).

Eltif: cosa sono e perché stanno crescendo nel 2024

Non è un caso che nel 2024 si sia espanso in modo significativo il mercato degli Eltif, acronomio di European long term investment fund, che tradotto vuol dire fondi di investimento europei a lungo termine. In pratica, si tratta di strumenti che permettono ai piccoli investitori di accedere a asset illiquidi come il private equity, il private credit, l’immobiliare e le infrastrutture, che un tempo erano riservati agli investitori istituzionali o ai cosiddetti high-net-worth individual (Hnwi, ossia persone con patrimoni elevati).

Nuove regole Eltif: cosa cambia per gli investitori

Gli Eltif sono stati introdotti per la prima volta nel 2015, ma non sono mai decollati. L’anno scorso, la Commissione europea ha cercato di renderli più allettanti per le società di gestione di fondi e gli investitori, introducendo gli Eltif 2.0.

La nuova regolamentazione prevede un allentamento di una serie di requisiti-chiave di questi prodotti, inclusa la riduzione dell’esposizione minima alle attività illiquide dal 70 al 55%. Inoltre, permette la costituzione di Eltif “evergreen”, che sono effettivamente a tempo indeterminato e costruiti per accogliere flussi in entrata e in uscita continui (sebbene limitati).

Un approccio più moderato ai mercati illiquidi

“Questi cambiamenti hanno portato a una raffica di lanci di nuovi prodotti, ma hanno anche creato confusione in termini di cosa possono aspettarsi gli investitori quando investono in un Eltif”, ha commentato Mara Dobrescu, ricercatrice di Morningstar, in un recente rapporto dal titolo “Eltifs step into the spotlight”. Ne è prova il fatto che sono stati lanciati più fondi di questo tipo nel 2024 che in tutti e tre gli anni precedenti.

“Le nuove normative consentono un approccio più moderato ai mercati illiquidi, il che significa che molti Eltif che saranno lanciati probabilmente non saranno in grado godere degli stessi forti premi di illiquidità che storicamente hanno guidato i rendimenti del mercato privato”.

Le dimensioni del mercato degli European long term investment fund

Lo studio di Morningstar mostra che circa 70 società di fondi europee hanno finora lanciato questi strumenti sotto la vecchia o sotto la nuova legislazione. Il patrimonio complessivo è difficile da quantificare perché gli asset manager sono restii a fornire i dati, ma è stimato in 20 miliardi di euro a fine 2024 (era di circa 13 miliardi un anno prima).

Lanci di Eltif in Europa negli ultimi anni

Tra i pochi player che dominano il mercato europeo, c’è Azimut. La società italiana è il più grande operatore, con 21 fondi in totale e circa 1,5 miliardi di euro di patrimonio complessivo gestito. “Il successo di Azimut sembra dovuto a fattori locali idiosincratici e potrebbe non essere facilmente replicabile altrove”, spiega Dobrescu. “La società può contare su una rete propria di consulenti e in alcuni casi su una gestione esternalizzata, grazie a partnership con operatori specializzati. Anche la legislazione italiana sui Pir, che offre vantaggi fiscali agli investitori nazionali, ha contribuito in modo significativo ai flussi, sottolineando ancora una volta l’importanza della regolamentazione”.

Amundi è la seconda società di gestione nel segmento degli Eltif, con 14 fondi, molti dei quali sono commercializzati anche in Italia con lo stesso regime fiscale agevolato.

Eltif vs Pir: quali sono le differenze principali

A questo proposito è bene ricordare che ci sono differenze tra gli Eltif e i Pir (piani individuali di risparmio), a partire dal fatto che i primi sono dei “contenitori fiscali” all’interno dei quali possono entrare diversi strumenti, tra cui i fondi, gli Etf, le azioni e le obbligazioni, mentre i secondi sono veri e propri fondi. Inoltre, i Pir sono concentrati sul mercato italiano, perché sono nati con lo scopo di aumentare le opportunità per le imprese domestiche di finanziarsi per investimenti di lungo termine. Per contro, gli Eltif operano in ambito europeo.

Nella loro versione più moderna, la 2.0, hanno una struttura semi-aperta, mentre in precedenza erano fondi chiusi e quindi possono offrire una liquidità più frequente, anche se non giornaliera e non avere una data terminale. Inoltre, rispetto alla prima versione, gli Eltif di ultima generazione possono investire in una più ampia varietà di asset class, inclusi i titoli garantiti da ipoteca e obbligazioni garantite da prestiti, alcune società finanziarie non bancarie e persino altri fondi Eltif.

Fondi tradizionali, Btp o Eltif: quali vantaggi e rischi?

Nonostante gli Eltif siano oggi più accessibili ai piccoli risparmiatori, restano comunque degli strumenti più complessi di altri. Rispetto ai Btp, ad esempio, sono meno liquidi, ossia può essere più difficile – se non impossibile – per l’investitore uscire in qualsiasi momento. Inoltre, non presentano alcuna garanzia di rientrare in possesso del capitale, in quanto non sono titoli obbligazionari e neppure di avere un flusso cedolare.

Gli Eltif presentano delle differenze significative anche rispetto ai fondi. “Le commissioni di gestione degli Eltif sono in media notevolmente più elevate rispetto a prodotti comparabili”, si legge nel report di Morningstar. “Molti applicano commissioni di performance che non sono favorevoli agli investitori”.

Le opportunità per le società di gestione

D’altra parte per le società di gestione, rappresentano un’opportunità di costruire linee di prodotti a margine più elevato e di aumentare i profitti, in un’industria sotto pressione per la concorrenza dei prodotti passivi. Tuttavia, i mercati privati richiedono competenze diverse rispetto ai fondi tradizionali e ci vorrà tempo affinché gli asset manager le acquisiscono e integrino nei loro processi.

Come diversificare il portafoglio tra titoli di Stato e altri strumenti finanziari

Secondo gli analisti di Morningstar, gli Eltif possono avere un ruolo satellitare in un portafoglio molto diversificato, che può comprendere fondi tradizionali, Etf, azioni e Btp. Tuttavia, nel sceglierli gli investitori devono comprendere la strategia sottostante, il grado di liquidità e i costi.

“Gli investitori corrono il rischio di sopravvalutare i potenziali rendimenti al netto delle commissioni e di sottovalutare i rischi di liquidità”, dice Dobrescu, la quale aggiunge che è anche importante capire se la società di gestione ha valide competenze e una cultura investor-friendly oppure si è lanciata nel segmento degli Eltif per cavalcare la moda del momento.

“Gli investitori devono avere i mezzi e la disponibilità ad accettare di tenere questo strumento per lunghi periodi di tempo. Inoltre, molti investitori potrebbero decidere che, per raggiungere i loro obiettivi finanziari, potrebbe essere meglio attenersi a fondi tradizionali che applicano commissioni più basse”, conclude la ricercatrice.

di Sara Silano

È editorial manager di Morningstar e specialista sui temi della sostenibilità. Laureata in Scienze della comunicazione, indirizzo giornalistico all’Università di Torino, è in Morningstar dal 2003. In precedenza, ha lavorato in Bloomberg Investimenti e Bloomberg News. Silano ha 20 anni di esperienza nell’analisi dell’industria finanziaria. Nel 2018 ha vinto il State Street Press Awards.

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