La vittoria dei democratici ha superato ogni attesa dei sondaggi mettendo a segno non solo la conquista della maggioranza alla Camera, ma anche un margine considerevole al Senato. Al momento della rilevazione, attorno alle 18 italiane di mercoledì, risultavano assegnati al fronte democratico 228 deputati, oltre la maggioranza minima di 218 (con 68 seggi ancora in fase di scrutinio), mentre al Senato la soglia di maggioranza di 51 seggi era già stata raggiunta, a quota 54 (con altri due seggi ancora da assegnare). L’onda blu ha avuto un immediato impatto negativo sui futures azionari, in particolare nel comparto tecnologico, e sul dollaro, ma l’effetto si è ribaltato in apertura con un balzo del 2% per il Nasdaq Composite e un +1,5% per l’S&P 500. Poco mosso il Treasury Usa a 10 anni, con un rendimento del 4,91%.
Se ci si dovesse fermare alle reazioni di mercato immediate, la vittoria dei democratici in entrambe le Camere rischierebbe di risultare ridimensionata nelle possibili conseguenze concrete – specialmente per chi temeva che l’onda blu potesse essere interpretata come un segnale di vendita sull’azionario.
Il recupero, tuttavia, non è stato uniforme lungo la filiera dell’intelligenza artificiale. Secondo Reuters, nelle prime battute della seduta, alle 15.46 italiane, Amazon guadagnava il 7,1%, Alphabet il 3,4% e Meta l’1,6%, mentre i titoli degli operatori di data center IREN, Hut 8, Applied Digital e Core Scientific cedevano tra l’1,2% e il 13%. Wall Street ha così distinto le grandi piattaforme tecnologiche, favorite dal ritorno di una maggiore prevedibilità normativa, dalle società maggiormente esposte ai rischi di rallentamento nella costruzione delle infrastrutture AI.
In effetti, come confermano diverse letture dal mondo finanziario, lo stallo normativo fra Congresso e presidenza, oltre a essere storicamente comune, favorisce la prevedibilità normativa per un biennio – dal momento che Donald Trump potrà esercitare il diritto di veto sulle leggi democratiche non gradite.
L’ala progressista e la partita delle presidenziali 2028
Gli eventuali veti della presidenza potrebbero diventare oggetto di campagna elettorale in vista delle presidenziali del 2028, dove il vero elemento trasformativo sarebbe rappresentato dal peso che la sinistra progressista riuscirà a conquistare nel programma democratico, sull’onda dei successi di Zohran Mamdani alla guida di New York e della vittoria al Senato di Abdul El-Sayed, che diventerà il primo senatore musulmano della storia americana. La sua elezione, una delle più osservate in quest’ultima tornata elettorale, era considerata una delle cartine di tornasole per il Partito democratico. In particolare per le chance di affermazione di Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata (rieletta per il quinto mandato alla Camera) ritenuta la più diretta espressione della corrente che va da Mamdani allo storico esponente dell’ala radicale Bernie Sanders. Il risultato elettorale non indica, tuttavia, che tutto il partito abbia abbracciato questa linea: le vittorie democratiche comprendono anche esponenti moderati.
È ancora presto per valutare le sue chance alle primarie democratiche, con i sondaggi che oscillano notevolmente fra una rilevazione e l’altra. Secondo l’ultimo in ordine di tempo, condotto da AtlasIntel fra il 31 ottobre e il 1° novembre, Ocasio-Cortez ha raggiunto il 18% delle preferenze per la nomination, in parità con Jon Ossoff. Nella media dei sondaggi recenti compilata da RealClearPolling, comunque, resta Kamala Harris il nome più quotato con il 24,2% dei consensi medi; Ocasio-Cortez scivola invece in quarta posizione.
Data center, AI e tasse: le proposte che preoccupano il tech
Per quanto restino dubbi sul fatto che possa essere veramente una figura dell’ala più radicale a guidare la campagna per le presidenziali Usa 2028, è più evidente che i timori di una frenata del rally dell’AI in Borsa trovino un fondamento nelle iniziative portate avanti proprio da Ocasio-Cortez.
In tema di data center, ad esempio, la deputata dem ha presentato alla Camera l’Artificial Intelligence Data Center Moratorium Act, una proposta di moratoria sulla costruzione o sull’ampliamento dei data center AI. La revoca del blocco sarebbe condizionata all’approvazione di una legislazione federale che garantisca, fra le altre cose, il divieto di sussidi pubblici ai nuovi progetti, il potere delle comunità locali di approvarli o respingerli e una valutazione federale dei prodotti AI prima della commercializzazione. Sono tutti elementi piuttosto sensibili se si considera che, secondo un lavoro di Stijn Van Nieuwerburgh, docente della Columbia Business School, l’espansione delle infrastrutture AI – fra data center, reti elettriche e semiconduttori – potrebbe richiedere investimenti per 10.300 miliardi di dollari fra il 2025 e il 2032, pari in media al 3,63% del Pil Usa all’anno.
Il programma che ha portato all’elezione di El-Sayed dedica molta attenzione alla fiscalità restrittiva su eredità e plusvalenze finanziarie di elevato controvalore, oltre a prevedere una tassa sull’automazione attraverso l’intelligenza artificiale, commisurata al numero equivalente di lavoratori sostituiti. Anche in questo caso si tratta di proposte politiche, non di misure già in vigore.
Wall Street punta sullo stallo, gli analisti guardano al 2028
Anche riuscendo a compattare il partito sulle iniziative più radicali, nei prossimi due anni il presidente Trump potrà fermare legislazioni di questo tipo. Ma la domanda che questa vittoria democratica pone da adesso in avanti è quanto condivisa potrà diventare la linea dei leader più intransigenti. “La volatilità legata all’intelligenza artificiale potrebbe aumentare per effetto della politica, ma la domanda sottostante rimane solida”, ha commentato Ubs Wm in una nota post-voto, “un maggiore controllo da parte del Congresso non comprometterà necessariamente il ciclo degli investimenti nell’AI. L’introduzione di restrizioni federali di ampia portata incontrerebbe ostacoli sia sul piano legislativo sia da parte della presidenza, mentre le normative statali e locali continuano ad avere un’importanza maggiore nel determinare tempi e luoghi di realizzazione dei data center… La domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale rimane robusta e abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni aggregate sugli investimenti in conto capitale (capex) nell’AI, portandole a 1.000 miliardi di dollari nel 2026 e a 1.400 miliardi nel 2027”.
La reazione del mercato, per ora, vede il bicchiere mezzo pieno a breve termine: la continuità forzata della legislazione vigente. “Lo stallo legislativo è buono per i mercati”, ha dichiarato al Ft Arun Sai, senior multi-asset strategist di Pictet Asset Management.
Per gli analisti di MUFG, “Le valutazioni legate all’intelligenza artificiale potranno effettivamente subire pressioni, man mano che gli investitori iniziano a intravedere ciò che potrebbe accadere dopo le prossime elezioni presidenziali: questo aggiunge un ulteriore elemento di vulnerabilità alla dinamica positiva del settore. Il risultato limita però anche i possibili interventi nella direzione opposta: possiamo scommettere che non ci sarà un’ulteriore deregolamentazione nel settore dell’IA ed essere certi che non arriveranno nuovi tagli fiscali o aumenti della spesa pubblica”.
Dopo questa vittoria le implicazioni di mercato “più immediate saranno probabilmente di natura settoriale”, hanno affermato Elliot Hentov, Chief Macro Policy Strategist, e Christine Norton, Investment Strategist di State Street Investment Management: “i progressi dei democratici potrebbero creare ulteriori ostacoli alla deregolamentazione dei combustibili fossili e intensificare il controllo sui fornitori di IA e sullo sviluppo dei data center, in particolare sull’impatto della domanda di energia elettrica sulle comunità locali”. Queste preoccupazioni sono accentuate da alcuni risultati delle elezioni dei governatori statali, ha aggiunto Hentov, “tuttavia, a livello federale, il solo controllo del Congresso non sarebbe sufficiente a limitare la costruzione di data center legati all’IA in presenza di un veto presidenziale”.
Nel 2027, insomma gli investimenti in data center, uno dei principali volani per il Pil statunitense continueranno a “essere sostenuti”. Gli interrogativi veri si spostano all’appuntamento delle presidenziali – con buoni motivi per pensare che chi vuole radicalmente cambiare le regole del gioco sta guadagnando terreno.


