Le elezioni di Mid Term con ogni probabilità impediranno al presidente Trump il varo di nuove legislazioni che necessitano del voto favorevole di entrambe le aule del Congresso. Secondo Nate Silver, uno dei forecaster più seguiti d’America, i dati raccolti fino al primo novembre indicano che i democratici hanno il 95% di possibilità di riconquistare la Camera dei rappresentanti. Per il Senato il margine è nettamente più incerto: i democratici sono dati in vantaggio leggero e Polymarket, una piattaforma di scommesse, attribuisce una probabilità di Senato democratico pari a due sue tre. L’onda blu, ossia la riconquista di Camera e Senato da parte dei democratici, porterebbe con sé un messaggio più politico che concreto: infatti, per approvare nuove leggi senza la controfirma presidenziale sarebbe necessaria un’irrealistica maggioranza di due terzi in ciascuna delle due camere. Se però Trump dovesse vedersi costretto a utilizzare il suo potere di veto per bloccare misure di equità sociale rischierebbe di danneggiare politicamente il partito repubblicano in vista delle presidenziali, ha affermato in una nota Natixis IM: “Un uso estensivo di questo potere di veto potrebbe rivelarsi dannoso per la democrazia americana e per il Partito Repubblicano entro il 2029”, hanno affermato Mabrouk Chetouane, Head of Global Market Strategy e Romain Aumond, Quantitative Strategist, Natixis IM, “Forti di questa maggioranza, i Democratici cercheranno di modificare l’orientamento delle leggi finanziarie ridimensionando i tagli fiscali (non è possibile apportare modifiche alle misure già approvate) a favore di un aumento della spesa sociale”.
Secondo gli ultimi sondaggi elaborati dall’emittente NBC, alla Camera dei rappresenti i democratici avrebbero blindato 196 seggi sui 218 necessari per raggiungere una maggioranza; altri 10 sarebbero considerati probabili, e altri 21 più vicini ai democratici. A questi si aggiungono 12 seggi contesi.
Al senato invece la maggioranza richiede 51 seggi; di questi 32 seggi democratici non sono oggetto di voto, 9 sarebbero blindati, altri tre probabili e altrettanti prevalentemente verso i dem. In totale sarebbero 47 seggi: per portare il Senato verso i dem sarebbe necessario vincere la gran parte dei cinque seggi attualmente contesi con i repubblicani.
“Non ci aspettiamo che l’esito modifichi in misura significativa le nostre prospettive economiche fino al 2028, a causa dei limitati margini di manovra sul piano legislativo”, hanno affermato gli analisti di Bank of America, “è inoltre probabile che il deficit rimanga sostanzialmente stabile intorno al 6% del Pil, con oscillazioni di pochi decimi di punto percentuale. Un aumento della spesa per la difesa, in caso di vittoria repubblicana su tutti i fronti, rappresenta il principale rischio al rialzo. I maggiori rischi al ribasso sono invece legati alla regolamentazione dei data center”.
Cosa attendersi sui mercati
Per i mercati lo scenario più probabile, Camera democratica e Casa Bianca repubblicana, significa soprattutto stallo legislativo e poche sorprese di politica economica. Secondo Goldman Sachs, con la Camera ai democratici anche l’esito del Senato pesa meno, perché al Senato la maggior parte delle leggi richiede comunque 60 voti su 100 e resta il veto presidenziale. Secondo quanto affermato dalla banca d’affari in una nota del novembre, una maggioranza democratica potrebbe però alzare un po’ la spesa, annullando i tagli dell’anno scorso, concentrati su Medicaid e assistenza alimentare (circa lo 0,25% del Pil nel 2027), e ripristinando i sussidi dell’Obamacare (circa 50 miliardi di dollari l’anno). Non si tratterebbe, insomma, di una svolta. La banca vede il rendimento decennale scendere dal 4,75% di fine 2026 al 4,40% di fine 2027.
La volatilità potrebbe arrivare soprattutto dalle scadenze di bilancio, che i democratici userebbero come leva negoziale. L’autorizzazione alla spesa scade l’11 dicembre e sarà probabilmente rinviata a febbraio o marzo, con il rischio di uno shutdown; il tetto del debito, che dovrebbe essere raggiunto entro il primo trimestre, andrà alzato al più tardi entro ottobre 2027. Nel 2011 e nel 2023 sfide simili hanno messo sotto pressione i titoli di Stato a breve e sono costate agli Stati Uniti un declassamento del rating.
Inoltre, i democratici punterebbero a ridurre alcune tariffe, a partire da quelle sul Canada. Goldman si aspetta però che dopo il voto Trump usi l’indagine «Section 301» sulla sovraccapacità industriale per riportare i dazi dei singoli partner, Europa compresa, vicino ai livelli precedenti alla sentenza con cui la Corte Suprema ha bocciato le tariffe. Il saldo sarebbe un aumento dell’aliquota effettiva americana di poco meno di 2 punti, verso il 10% la prossima primavera: per i settori più esposti, più tensione commerciale e non meno.
“Una maggioranza Democratica comporterebbe un maggiore stallo legislativo, ma non riteniamo che ciò sia negativo per i mercati”, ha affermato Mirabaud AM in una nota, “limiterebbe infatti il margine di manovra per l’adozione di nuove leggi di ampia portata e potrebbe garantire una maggiore visibilità delle politiche economiche. Il rischio più significativo sarebbe una vittoria schiacciante dei Democratici, che potrebbe accrescere l’incertezza in materia di regolamentazione e fiscalità (nel medio termine), in particolare per alcuni dei settori con le migliori performance del mercato”. E in questo caso: “Il settore della tecnologia e dell’intelligenza artificiale sono tra i più esposti, in particolare alla luce della loro importanza per l’attuale leadership di mercato degli Stati Uniti e della possibilità di un maggiore controllo normativo”.


