Fra autobiografia e ricerca artistica
Anita Pallenberg (1942-2017) fu amore e musa (non necessariamente in quest’ordine) di Mario Schifano (1934-1998) e di due dei Rolling Stones (Brian Jones e Keith Richards). L’autobiografico “View Beyond the Hudson River (To Anita Pallenberg), Gigli d’acqua” (immagine che apre questo articolo) – dipinto nel 1964 – risale a un momento cruciale degli anni americani di Schifano, quello a cavallo tra il 1963 e il 1964. È in questo periodo che le immagini create dall’inquieto artista assumono le vestigia di memorie filtrate. E sorta di “memoria filtrata” sono questi Gigli d’acqua, tappa di intima meditazione sulla dissolvenza della relazione con la Pallenberg, figura chiave della scena culturale degli anni sessanta, cui l’artista dedica esplicitamente l’opera. Vicino alle parole della dedica, una bruciatura – probabilmente di sigaro: metafora della perdita e del dolore, segno tangibile della fine di un amore.
La relazione di Schifano e Pallenberg coincise con un periodo di intensa produzione artistica del primo, ma entrò anche in una crescente turbolenza emotiva quando la modella si avvicinò ai Rolling Stones, prima di arrivare a una rottura irreparabile.
Di Mario Schifano i lotti principali di Thinking Italian della primavera 2026
“View Beyond the Hudson River (To Anita Pallenberg), Gigli d’acqua”, paesaggio sbiadito e malinconico, eppure monumentale (non solo per le dimensioni), sarà dunque uno dei due lotti di punta di della sezione primaverile “Thinking Italian“, parte della prossima asta serale del XX e XXI secolo a Parigi, il 15 aprile 2026. La stima? Si colloca fra i 200.000 e i 300.000 euro.

L’altro lotto, “Senza titolo (Untitled)” del 1963, è invece un’opera dal sapore più vivace e irriverente. Se la precedente può giovarsi di una storia struggente, questa tela accesa di giallo può vantare un pedigree culturale di tutto rispetto. Stimata fra i 120.000 e i 180.000 euro, Senza titolo (Untitled) faceva parte della collezione privata di uno dei più celebri critici d’arte italiani in assoluto, Maurizio Calvesi, che di Schifano era promotore, oltre che intimo amico. Prima di trasferirsi a New York, l’artista aveva in uso come studio l’appartamento di Calvesi in via dell’Oca. Ristabilitosi a Roma, il pittore tornò in via dell’Oca, all’epoca vivace centro per artisti e intellettuali.
“Mario Schifano: The rise of the ’60s”
Recentemente l’opera ha fatto parte dell’esposizione newyorkese presso Magazzino Italian Art (Robert Olnick Pavilion) nella mostra “Mario Schifano: The rise of the ’60s” (settembre 2023 – gennaio 2024).
Come ribadisce la nota di Christie’s, Maurizio Calvesi (1927-2020) e Mario Schifano sono stati figure di spicco della scena artistica italiana degli anni ’60 e ’70, periodo ricco di audacia sperimentale tra arte, cinema e letteratura. Influente critico e storico dell’arte, Calvesi giocò un ruolo decisivo nel promuovere e interpretare il lavoro degli artisti contemporanei, tra cui Schifano. La sua passione per l’arte ebbe inizio fin dai suoi primi anni di vita. Fra le sue frequentazioni più assidue, quella con Giacomo Balla che, nel 1934, insieme alla figlia Elica realizzò un ritratto a pastello di Maurizio che allora aveva sette anni.

