Offrire un servizio di qualità è il leitmotiv che guida l’attività di Banor da 25 anni, festeggiati proprio quest’anno. La sua evoluzione ha seguito quella dell’industria del wealth management, un settore che negli ultimi anni ha dovuto necessariamente reinventarsi. Un percorso partito da lontano con le gestioni patrimoniali, passando per la consulenza per poi approdare ad un’ampia gamma di servizi, tra cui il Family Office e il Capital Markets. Ma lo zoccolo duro del private banking di Banor restano le gestioni patrimoniali. “La nostra offerta si basa fondamentalmente su due linee di gestione: le Value, che investono in singole idee d’investimento, sia azioni che obbligazioni, con un approccio ‘bottom up’, attraverso un lavoro di analisi molto approfondito. E quelle internazionali che adottano un approccio ‘top down’, partendo da una valutazione di tipo macroeconomico. Spesso i nostri clienti scelgono di costruire un portafoglio combinando entrambi gli approcci, con l’obiettivo di poter contare su un’allocazione più diversificata”, spiega Tomaso Mariotti, Responsabile delle Gestioni Value di Banor.
La filosofia d’investimento che contraddistingue le linee Value si riassume in tre parole: Quality Value Investing. “È il nostro approccio da sempre. Investiamo in società leader nei settori che offrono una marginalità elevata, business di qualità, vantaggi competitivi unici e capaci di generare utili in crescita nel tempo. Questo ci consente di offrire qualità ai nostri clienti, intesa come generazione di valore nel medio-lungo periodo e ritorno sul capitale costante. Un altro aspetto chiave del nostro approccio è l’opportunità di acquistare un titolo alla giusta valutazione, ovvero con un adeguato margine di sicurezza, come ci insegna Warren Buffett. Questo ci consente di sfruttare una seconda leva fondamentale per generare valore: la possibile espansione del multiplo rispetto al prezzo d’acquisto. Guardiamo anche ai dividendi e ai buyback, perché contribuiscono in modo importante al ritorno complessivo dell’investimento.
Allo stesso modo, cerchiamo di non perdere le occasioni ‘temporanee’ offerte dal mercato, penso al potenziale del settore petrolifero, durante la pandemia, o ultimamente a quello della difesa. La filosofia del Quality Value Investing prenderà presto anche una nuova forma: stiamo per lanciare un comparto di Banor Sicav dedicato, con l’intento di renderla accessibile anche a chi ha disponibilità più contenute”, aggiunge.
Parlando di settori, Banor al momento si concentra sul tech, l’healthcare e i dispositivi medici, inclusa la diagnostica. “Il settore che senza dubbio continua a offrire le opportunità di rendimento più interessanti resta l’AI. Molti titoli hanno fatto benissimo nel corso di quest’anno, ma in questo momento preferiamo essere prudenti, perché è difficile capire chi riuscirà a monetizzare davvero gli enormi investimenti che si stanno facendo in questi anni. Altro tema interessante del 2025 è stato quello bancario, soprattutto in Europa.”
Dal 2011 Mariotti guida la “divisione” Value di Banor. In 14 anni la crescita è stata importante, in termini di masse e base clienti, ma anche all’interno del team. “Una crescita a ritmi diversi, esplosiva per le masse complessive – con oltre 13 miliardi di Asset Under Influence – ma calibrata all’interno dei diversi uffici, con un processo di recruiting strutturato con l’obiettivo di non limitarci alla ricerca di nuove competenze e riuscire ad individuare valore e qualità nelle persone. Quando sono entrato in Banor c’erano più o meno 25 persone, oggi siamo circa 170 in totale. Le persone sono il nostro vero asset e dedichiamo molte risorse sia per formarle sia per trattenerle.”
I piani per il futuro? “Migliorare e continuare ad imparare. Rafforzeremo la copertura su settori finora meno presidiati, per espandere il nostro universo investibile e stiamo adottando algoritmi automatici che ci consentono di tagliare più rapidamente i titoli perdenti (losers), consolidando invece i winners.
Nel nostro futuro vediamo una maggiore integrazione degli algoritmi all’interno dei nostri processi e dell’AI, che già ci aiuta come un vero e proprio analista ed è in grado di supportarci nella produzione di contenuti di qualità, ma anche di offrirci un’opinione non condizionata sui nostri investimenti nella valutazione delle società, perché priva di bias cognitivi. A questo si somma l’apporto insostituibile del giudizio umano”, conclude Mariotti.

