I prossimi 100 giorni di Trump: le date da monitorare per chi investe

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Un uomo in giacca e cravatta, simile a Trump, indica mentre parla a un podio con un microfono. Sullo sfondo sono visibili due bandiere americane e il logo della NATO.

Donald Trump celebra i primi 100 giorni alla Casa Bianca, parlando di “un successo senza precedenti”. Gli americani bocciano, invece, l’operato del presidente americano. E anche il bilancio sui mercati non è da meno. Cosa accadrà da qui ai prossimi tre mesi e come posizionare i portafogli?

Indice

  • Nei prossimi tre mesi l’attenzione si focalizzerà sulle tre riunioni della Federal Reserve, in calendario il 6-7 maggio, 17-18 giugno e 29-30 luglio
  • Berlinzani: “Equity in ribasso, dollaro in discesa e oro con franco svizzero e yen giapponese come asset rifugio nel caso di un’applicazione draconiana dei dazi”

Donald Trump celebra i primi 100 giorni alla Casa Bianca, definendoli come “i 100 giorni di maggior successo nella storia di qualunque amministrazione americana”, in un’intervista rilasciata alla rivista Atlantic. Gli americani non sembrerebbero esserne altrettanto sicuri, se si osservano i più recenti sondaggi sul tasso di popolarità del presidente americano, dal 42% del New York Times al 39% del Washington Post.

E anche il bilancio sui mercati, in particolare su Wall Street, non è da meno: le azioni statunitensi hanno ceduto oltre il 7% dall’insediamento del tycoon, in scia al disegno sui dazi che ha scatenato ondate di volatilità, scosso la fiducia degli investitori nelle prospettive di crescita della prima economia al mondo e alimentato i timori sull’inflazione. Secondo un’analisi del Financial Times sui dati FactSet, l’ultima volta che l’S&P 500 ha incassato un calo nei primi 100 giorni di presidenza risale alla seconda metà del 1974, ai tempi di Gerald Ford. Ma, archiviato il passato, come saranno i prossimi 100 giorni di Trump sui mercati?

Il calendario delle prossime riunioni della Fed

Come evidenziato nella tabella sottostante, nei prossimi tre mesi l’attenzione si focalizzerà sulle tre riunioni della Federal Reserve, in calendario il 6-7 maggio, 17-18 giugno e 29-30 luglio. “Saranno cruciali per determinare la traiettoria dei tassi di interesse in un contesto di inflazione ancora elevata”, dichiara a We Wealth Annacarla Dellepiane, head of sales Italy di HANetf. Il mercato attualmente sconta un taglio del costo del denaro in una di queste tre riunioni e, successivamente, uno o due tagli nelle riunioni autunnali previste per il 16-17 settembre, 28-29 ottobre e 9-10 dicembre.

“Sul fronte di politica economica, entro luglio 2025 l’amministrazione Trump mira a estendere i tagli fiscali del 2017 con l’obiettivo di approvare la legislazione entro il 4 luglio”, aggiunge Saverio Berlinzani, chief analyst di ActivTrades. Il 9 luglio, invece, Trump dovrà decidere sui dazi reciproci, sospesi per 90 giorni per tutti i paesi a eccezione della Cina, per la quale sono stati aumentati al 145%. Proprio martedì poi, durante un comizio in Michigan, il presidente americano ha annunciato nuove proposte fiscali, tra cui l’eliminazione delle tasse su mance, straordinari e previdenza sociale, senza però indicare scadenze. “Le dichiarazioni di Trump – in particolare su commercio, dazi, energia e politica estera – saranno sorvegliate attentamente dai mercati, vista la sua capacità di generare forti reazioni immediate, potenziali incertezze e volatilità”, avverte tra l’altro Dellepiane, citando anche possibili scossoni legati alle decisioni della Fed o a tweet presidenziali improvvisi.

I riflessi (potenziali) sui mercati finanziari

Secondo Berlinzani, i riflessi sui mercati finanziari dipenderanno in effetti dai toni delle eventuali affermazioni del presidente, oltre che ovviamente dai contenuti. “Se dovessero essere cancellate le tariffe reciproche o comunque mantenute ridotte, il mercato tornerebbe in risk on mode, ovvero in appetito al rischio, con possibilità di vedere asset di investimento quali azionario e dollaro ricominciare un percorso di risalita, mentre l’oro potrebbe scendere”, sostiene l’analista. “I mercati obbligazionari dipenderebbero dallo stato della congiuntura economica, perché se ci fosse un rallentamento globale, ciò favorirebbe i tagli dei tassi della Fed”, prosegue l’esperto. Nel caso invece di un’applicazione draconiana dei dazi, per Berlinzani ritornerebbe prepotentemente l’avversione al rischio, con equity in ribasso, dollaro in discesa e oro con franco svizzero e yen giapponese come asset rifugio.

“Ci si attende un aumento della volatilità, alimentata da una combinazione di incertezza politica, possibili tensioni tra Casa Bianca e Fed, e sviluppi geopolitici”, dichiara invece Dellepiane. Per l’esperta i settori favoriti dalle politiche di Trump – come energia proveniente da combustibili fossili, infrastrutture, difesa e aziende americane – potrebbero performare meglio, mentre le aziende più esposte al commercio internazionale o ai temi Esg (Environmental, social, governance) potrebbero soffrire. “Sui mercati obbligazionari, i rendimenti potrebbero salire se le aspettative di inflazione aumentano o se la Fed mantiene un approccio prudente. Il dollaro Usa, infine, resterà sotto i riflettori, influenzato tanto dalle decisioni di politica monetaria quanto dalle mosse protezionistiche dell’amministrazione”, afferma Dellepiane.

Come posizionare i portafogli

In questo quadro di incertezza, mantenere una certa parte del portafoglio in liquidità “sembra ancora la strategia migliore”, suggerisce Berlinzani. Per Dellepiane, la parola d’ordine è flessibilità. “Potrebbe essere consigliabile sovrappesare settori legati alle politiche di spesa pubblica e deregolamentazione, ad esempio i comparti legati alle infrastrutture e all’energia americana: il ritorno a una politica energetica America First, orientata ai combustibili fossili e alla produzione nazionale, dovrebbe infatti favorire utility, società di trasporto e stoccaggio di petrolio e gas naturale liquido on shore”, sostiene l’esperta.

Un altro settore che merita attenzione, secondo Dellepiane, è quello dell’energia nucleare e dell’uranio. “Il nucleare sta tornando centrale nel dibattito politico globale e, anche negli Stati Uniti, Trump ha mostrato apertura a sostenere il comparto come pilastro per l’indipendenza energetica. L’uranio, materia prima chiave per il funzionamento delle centrali, è sotto pressione dal lato dell’offerta (con sanzioni e tensioni in Kazakhistan e Russia), rendendo il suo prezzo potenzialmente interessante per gli investitori nel medio lungo periodo”, spiega.

La difesa continuerà a correre?

“Anche il settore della difesa, sia globale ed europea, può offrire opportunità”, continua Dellepiane. La pressione esercitata da Trump sugli alleati Nato per aumentare la spesa militare ha già innescato maggiori investimenti nel comparto, sia negli Usa che in Europa. “Le società attive in tecnologie militari, cybersecurity, droni, spazio e intelligence avranno grande visibilità, soprattutto in Europa, dove si prevede una corsa alla sovranità militare e digitale”, chiosa l’esperta.

“Da menzionare infine anche criptovalute e oro come beni rifugio. In un contesto di alta incertezza politica, tensioni Fed-Trump e potenziali sforzi di stimolo fiscale che potrebbero riaccendere l’inflazione, cresce l’interesse per i beni rifugio. L’oro resta la scelta classica per proteggersi dalla perdita di potere d’acquisto e dalle turbolenze dei mercati. Le criptovalute, in particolare Bitcoin, vengono sempre più viste come riserva alternativa di valore e potrebbero beneficiare anche di un quadro regolatorio più favorevole sotto Trump”, conclude Dellepiane.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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