Come creare un museo privato: le prime regole

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Virginia Montani Tesei, Andrea Napolitano
16.2.2022
Tempo di lettura: 3'
Una delle opzioni per pianificare il futuro della propria collezione è quella di creare un museo privato. Quali i riflessi giuridici?
Il collezionista contemporaneo avverte sempre di più la necessità di condividere con il pubblico la propria visione e gusto artistico. Il collezionista desideroso di garantire un futuro alla propria collezione e di renderla al contempo fruibile al pubblico, ha due principali opzioni: la prima è rappresentata dalla possibilità di collaborare con un'istituzione pubblica attraverso comodati d'uso, prestiti o donazioni; la seconda, invece, è costituita dall'istituzione di un museo privato con il compito di gestire e valorizzare la collezione stessa.
Tuttavia, oggi per il collezionista non è più sufficiente donare parte della propria collezione ad un museo pubblico, il quale per doveri organizzativi non può assumersi l'obbligo di esporre permanentemente la collezione donata a scapito della propria collezione permanente o delle mostre in programma, dovendo così custodire anche per lunghi periodi le opere donate nei propri depositi.

La creazione di un museo privato consente, da un lato, di valorizzare la collezione con l'esposizione al pubblico e, dall'altro, di preservarla per una eventuale e diversa destinazione finale, anche in vista di un passaggio generazionale complesso.

Le prime riflessioni essenziali su cui il collezionista è chiamato a soffermarsi sono molteplici. Innanzi tutto dovrà definire un progetto culturale e individuare il luogo adatto ad ospitare il museo e le opere da trasferire: è necessario, individuare quali opere verranno trasferite e in che sito, anche prestando attenzione a fattori come, ad esempio, il valore delle medesime e le condizioni di conservazione.
In molti casi il collezionista non si allontana da strutture a lui familiari quali il luogo di lavoro – costruendo per esempio un padiglione all'interno della propria azienda, scelta più adottata – o un'abitazione di famiglia costituendo una “casa museo”.

Una volta scelto il luogo in cui erigere il proprio museo il Collezionista, con i suoi specialisti, dovrà effettuare una due diligence, per evitare rischi legati alla provenienza (autenticità e titolarità, eventuale notifica per opere con più di 70 anni, etc.), alla falsificazione di documenti (documenti assicurativi, expertise, valore) e verificare lo stato di conservazione tramite un condition report. Operazione che sarà necessaria per poter redigere un inventario con una corretta catalogazione, al fine di creare un archivio che contenga i dati identificativi delle opere (autore, data, tecnica usata, titolo, dimensioni, modalità di restauro delle opere. ecc.). Queste operazioni sono centrali anche quando destinate al museo sono collezioni o singole opere d'arte sottoposte a vincolo di interesse culturale. Difatti, il Collezionista che desidera valorizzarle inserendole nella collezione permanente del museo, potrà usufruire del sostegno pubblico dello Stato, disciplinato dall'art 113 del D.Lgs 42/2004. Il sostegno pubblico non è da intendersi soltanto di carattere finanziario, mediante cioè l'erogazione di fondi, ma anche quale supporto consistente in un facere inteso alla valorizzazione dei beni culturali come ad esempio attività di consulenza, progettazione o peritale.

 

Tralasciando per un attimo gli adempimenti formali, la scelta di aprire un museo privato dona al collezionista l'autonomia di definire le «linee guida» e la mission del proprio museo, predisporre un calendario delle mostre e stabilire le modalità di fruizione delle stesse, ossia – lasciare un'impronta della propria sensibilità artistica nel panorama nazionale ed internazionale.

 

L'autonomia museale definita dal MIBAC con Decreto del 10 maggio 2001, ricalca la definizione dell'I.C.O.M. (International Council of Museums) e dell'art. 101 del D. lgs. 42/20004 secondo cui un museo «è un'istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo aperta al pubblico che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell'uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto».

 

Pertanto il collezionista, al fine di tutelare il progetto di creazione del proprio museo ma anche la propria collezione dovrà riflettere su quale struttura giuridica scegliere per alla creazione del museo. In Italia i collezionisti sono indirizzati principalmente su due strutture: la Fondazione, la Fondazione ETS, e il Trust.

 

Qualunque forma giuridica si intenda adottare, tuttavia il Codice dei beni culturali prevede alcuni servizi da offrire al pubblico. L'art. 117 del Codice definisce tali servizi “di  assistenza  culturale  e  di ospitalita' per il pubblico” e offre una puntale elencazione, da ritenersi non tassativa, tra cui rientrano, tra gli altri, il servizio editoriale e di vendita dei cataloghi ed ogni altro materiale informativo e riproduttivo di beni culturali; la gestione dei punti vendita e l'utilizzazione  commerciale delle riproduzioni dei beni;  i servizi di accoglienza, ivi inclusi quelli di  assistenza  e di intrattenimento per l'infanzia; quelli di caffetteria, ristorazione, guardaroba; organizzazione di mostre e manifestazioni culturali ecc. Tali servizi possono essere anche gestiti in forma integrata con quelli di pulizia, di vigilanza e di biglietteria. La forma giuridica dei servizi in questione dipende dalla tipologia degli stessi così che possono configurarsi concessioni amministrative laddove l'attività consista in un servizio aggiuntivo in senso stretto (quali ad esempio la ristorazione o la caffetteria) mentre occorrerà far riferimento all'appalto di servizi nel caso in cui l'attività concerna la fornitura di un servizio strumentale (come ad esempio la biglietteria o il servizio di sorveglianza).

Avv. Virginia Montani Tesei

Avv. Andrea Napolitano
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Virginia Montani Tesei, Andrea Napolitano
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