Ippolita Maria Sforza (1445-1488), figlia di Francesco I Sforza e Bianca Maria Visconti, fu una influente nobildonna milanese rinascimentale: ebbe la fortuna di ricevere un’istruzione completa, pari a quella dei fratelli maschi. Secondo quanto si tramanda, eccelleva nell’arte della falconeria, sapeva di latino, francese, spagnolo e anche un po’ di greco. La dama, che morì appena prima di diventar regina, torna agli onori delle cronache poiché un manoscritto parte della sua dote, un raffinato codice miniato contenente la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, è riemerso dopo secoli. Il Ponte Casa d’Aste lo metterà in vendita il 25 febbraio 2026. Un altro colpo per la maison, dopo il Codice Santini.

Immagini pubblicate per gentile concessione de Il Ponte Casa d'Aste
Una scoperta di eccezionale rilevanza, fanno sapere dalla casa d’aste, se si considera che la maggior parte dei volumi che la principessa portò con sé dal Castello Sforzesco a Napoli, in occasione del suo matrimonio con Alfonso II d’ Aragona nel 1465, è andata dispersa. Oggi ne sono noti con certezza solo tre. E questo manoscritto è riemerso dal silenzio dei secoli, “a testimonianza di una delle biblioteche principesche più ricche e raffinate del Quattrocento, preziosa documentazione della formazione e sensibilità umanistica di una donna tra le più colte del suo tempo”.
Quanto vale l’antico manoscritto di Ippolita Maria Sforza?
La stima del manoscritto – del tutto congrua vista la preziosità e il prestigio del lotto – si colloca nella forchetta fra i 280.000 e i 350.000 euro. Una coincidenza lieta, quella di ricordare una milanese coltissima proprio nell’anno delle Olimpiadi Milano-Cortina, mentre il capoluogo meneghino “celebra la sua storia, la sua grandezza e il suo slancio verso il futuro”.
Il retaggio del manoscritto di Ippolita Maria Sforza
Ippolita fu una grande bibliofila: colta e appassionata, si guadagnò la sua fama in un ambito che, anche nei secoli a venire, sarebbe rimasto di quasi di esclusivo dominio maschile. Fin dalla prima giovinezza commissionò manoscritti miniati, amati non solo per il loro pregio ma anche per il loro contenuto letterario e culturale. Partendo per Napoli, dove si sarebbero celebrate le sue nozze, volle portare con sé, accanto a gioielli e abiti sontuosi, numerosi volumi.
Oltre che bibbie e testi devozionali, la sua biblioteca annoverava molteplici classici della letteratura latina. Le opere di autori come il pezzo in asta, di Tito Livio, erano ritenute nelle corti fonte inesauribile per attingere a esempi di virtù, diplomazia e buon governo. I suoi volumi ricorrono spesso negli inventari dei libri di proprietà di Ippolita e da Alfonso d’ Aragona.
È noto che la principessa seppe mettere a frutto quelle letture: la sua finezza di pensiero e le sue doti diplomatiche emersero nei delicati equilibri politici tra Milano e Napoli, così come nelle complesse vicende della Congiura dei Pazzi. Grazie all’intelligenza e alla capacità di mediazione, si guadagnò la stima di Lorenzo de’ Medici, con cui intrecciò amicizia e collaborazione politica. In veste di procuratrice dei Medici, firmò il trattato di pace che pose fine alle tensioni seguite alla congiura, confermando la sua reputazione di donna capace e autorevole.
Dove ammirare il prezioso manoscritto di Ippolita (e il codice Santini)
Appassionati, curiosi e collezionisti interessati all’acquisto potranno ammirare dal vivo il volume a Palazzo Crivelli in Milano, nei giorni 20, 21 e 22 febbraio 2026.
Il Codice Santini invece, acquisito nel 2024 da parte del Ministero dei Beni Culturali, è visionabile presso il Palazzo Ducale di Urbino, in quanto proprio emblema del Rinascimento urbinate. Per il dipartimento guidato da Stefania Pandakovic, si prospetta un nuovo successo. E si dimostra, una volta di più, di come le aste di qualità possano, in ambito artistico-culturale, fungere da catalizzatore e tutela delle memorie future.

