- Matis ha finanziato complessivamente 65 operazioni di club deal per investire in arte. Dopo aver raccolto 5 milioni di euro nel primo anno e oltre 30 nel 2024, si è posta l’obiettivo di raccogliere 60 milioni di euro entro il 2025
- Arnaud Dubois: «Acquistare direttamente arte contemporanea richiede competenze, capitale e una rete di esperti spesso difficile da costruire, Matis semplifica questo processo grazie alle proprie competenze nel campo dell’arte e in finanza
- I club deal che Matis propone – sotto forma di obbligazioni convertibili – hanno una durata massima dell’investimento di cinque anni, con un periodo medio di detenzione stimato di due anni. C’è un ticket minimo di ingresso
Si può usare un club deal per investire in arte?
Investire in arte, anche tramite fondi, non è una novità. Ciò che – almeno in Italia mancava – era un veicolo altamente specializzato che operasse tramite club deal. Oggi, grazie alla francese Matis, prima società in Europa autorizzata a proporre co-investimenti in arte contemporanea tramite club deal, il divario è stato colmato. Prima dello sbarco in Italia nel settembre 2025, la società – nata nel 2023 – ha operato con successo in Francia e Svizzera. A oggi, ha finanziato complessivamente 65 operazioni. E dopo aver raccolto 5 milioni di euro nel primo anno e oltre 30 nel 2024, si è posta l’obiettivo di raccogliere 60 milioni di euro entro il 2025. Il suo obiettivo dichiarato è quello di coinvolgere investitori privati, family office, realtà del wealth management e del private banking in questa nuova opportunità di diversificazione patrimoniale, troppo spesso improvvisata: il co-investimento in opere d’arte.
Chi sono i fondatori di Matis, società che offre i club deal per investire in arte?
L’approccio si avvale della consulenza altamente qualificata di esperti di mercato, studiosi e gallerie d’arte. Lo stesso Arnaud Dubois, cofondatore di Matis con lo specialista in investimenti finanziari François Carbone, è un esperto del settore e sottolinea: «Acquistare direttamente arte contemporanea richiede competenze, capitale e una rete di esperti spesso difficile da costruire, Matis semplifica questo processo grazie alle proprie competenze nel campo dell’arte e in finanza. In questo modo apriamo agli investitori privati l’opportunità di investire in un bene rifugio come l’arte prima riservata a pochi collezionisti o investitori istituzionali; il tutto attraverso un processo di investimento trasparente e regolamentato».
Aggiunge François Carbone che la scelta è ricaduta su Milano in quanto «principale hub finanziario in Italia e centro nevralgico della cultura europea, con una lunga tradizione artistica e una forte presenza di hnwi che vogliono diversificare i propri investimenti anche nei mercati privati». mentre Carbone è anche fondatore di Anaxago, mentre Dubois lo è della società di gestione patrimoniale artistica Arnaud Dubois Associates.
Club deal esclusivi, solo per opere blue chip
In particolare, Matis propone club deal esclusivi sulle opere d’arte di artisti iconici del XX Secolo come Andy Warhol, Lucio Fontana, Pierre Soulages, Alighiero Boetti, François-Xavier Lalanne, tutti artisti blue chip valorizzabili tra 500.000 e 5 milioni di euro. L’espressione “blue chip” – derivante dal gioco del poker – è mutuata dal gergo borsistico. Facendo un parallelismo con il mondo delle quotazioni societarie, si definiscono “blue chip” le opere di alto valore, quelle che hanno avuto un profondo impatto sulla storia dell’arte, quelle che tutto il sistema dell’arte (musei, gallerie, collezionisti, studiosi, mercanti) riconosce come pietre miliari. Al pari delle blue chip del mercato azionario, questo segmento del mercato artistico si distingue per i suoi valori stabili e in crescita, nonché per l’elevata liquidità (aspetto fondamentale per ogni collezionabile che ambisca a diventare un pleasure asset).
Come funzionano i club deal di Matis? Durata e ammontare minimo dell’investimento
I club deal che Matis propone – sotto forma di obbligazioni convertibili – hanno una durata massima dell’investimento di cinque anni, con un periodo medio di detenzione stimato (non garantito) di due anni. Il versamento minimo per parteciparvi è di 20.000 euro. In meno di due anni Matis ha selezionato 65 opere ed effettuato 16 rivendite. Fra queste, un’opera di Lucio Fontana, con oltre 14 milioni di euro restituiti agli investitori (rendimento medio netto del 17,7%). L’acquisizione delle opere d’arte avviene tramite un processo di investimento rigoroso e trasparente, nel quale il team di acquisto e quello che opera la due diligence lavorano gomito a gomito, condividendo ogni tipo di informazione, artistica e di mercato, riguardante l’opera. «A ogni club deal corrisponde un’opera», spiega Annalisa Dondi, marketing manager Italia di Matis durante l’incontro riservato alla stampa nel cuore di Milano.
E per ogni club deal, prosegue Dondi, «tutte le informazioni rilevanti sono costantemente disponibili agli investitori grazie alla relativa piattaforma digitale dedicata». Per fare un esempio, «a corredo di ogni opera, nella scheda tecnica, ci sono dati relativi a opere qualitativamente comparabili, con le rispettive quotazioni e performance di mercato».
Come si chiude l’investimento? Cosa accade se l’opera non viene venduta?
La conclusione dell’operazione avviene naturaliter con la cessione dell’opera, che si svolge tramite gallerie partner in grado di raggiungere il pubblico maggiormente interessato. Le gallerie non sopportano il rischio di impresa: ricevono l’opera in consegna non appena si conclude il round di finanziamento, percependo poi le eventuali commissioni di vendita. Il periodo massimo di permanenza dell’opera in galleria è idealmente di due anni, ci dicono (orizzonte target), ma teoricamente si può arrivare a cinque anni. Alla fine dei cinque anni, in caso di mancata vendita dell’opera, ogni investitore ne diventa proprietario pro quota con la conversione delle obbligazioni originariamente sottoscritte. A quel punto di può decidere o meno se vendere subito l’opera, affidarla a una galleria diversa o continuare ad affidarla a Matis. Si tratta di un caso scuola, essendo la società ancora molto giovane.
L’opzione italiana di Matis per investire in arte con i club deal
Per guidare lo sviluppo del mercato italiano, Arnaud Dubois e François Carbone hanno individuato la figura ideale in Alberto Bassi, imprenditore, manager e venture capitalist di lungo corso (ha cofondato BacktoWork e il private equity Eighteen Capital). Il responsabile Italia di Matis Italia dal canto suo afferma che il Belpaese «rappresenta un passaggio strategico nell’espansione europea di Matis. La tutela e la crescita del proprio patrimonio restano al centro delle priorità degli investitori privati, che si muovono in un contesto caratterizzato da volatilità e incertezza. Allo stesso tempo, wealth manager, private banker e family office sono costantemente impegnati a individuare nuove soluzioni di diversificazione e strumenti decorrelati dai mercati finanziari tradizionali. In questo scenario, Matis introduce l’arte come nuova asset class nei mercati privati: un bene rifugio che, oltre a proteggere nei momenti di instabilità, offre un’opportunità concreta di valorizzazione e si integra nelle strategie di lungo periodo degli investitori».
Regola l’attività di Matis l’AMF (Autorité des Marchés Financiers), ossia la Consob francese. Matis è stata la prima società in Europa autorizzata a proporre co-investimenti in opere d’arte.

