Oro al test di fine anno: promosso o bocciato?

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
30.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Negli primi tre trimestri del 2021, l'oro non è stato all'altezza della sua reputazione. Tuttavia, dopo il dato dell'inflazione statunitense di ottobre, il maggiore da trent'anni, il gold ha cambiato velocità. Quali scenari si aprono in vista di fine anno?
La reazione sul mercato del gold sottolinea una consapevolezza ormai acquisita dal mercato: l'inflazione non sarà così transitoria come previsto e le ragioni sono note: shock sul lato dell'offerta più grande e persistente delle aspettative; carenza di materie prime; prezzo dell'energia in crescita.
“Il fatto che il mercato continui a essere sorpreso dal crescente livello dell'inflazione indica che manca qualcosa alle aspettative del mercato” sottolineano Nitesh Shah, Direttore della Ricerca di WisdomTree. Il commento arriva a seguito dell'uscita del dato sull'indice dei prezzi al consumo americano a novembre, che ha toccato il maggior rialzo degli ultimi trent'anni, posizionandosi al 6,2%.

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Il “beta” rifugio contro l'inflazione


Quando si tratta di attività che possono proteggere dall'inflazione, le materie prime sono storicamente le prime a distinguersi. Secondo l'elaborazione WisdomTree, sui dati Bloomberg e S&P raccolti tra il gennaio 1960 e il settembre 2021, l'asset class ha infatti il beta più alto di tutti quando si tratta di muoversi in parallelo ai prezzi, pari a 2,46 punti. Ciò significa che se il livello di inflazione aumenta dell'1%, il rendimento delle commodity salirebbe del 2,46%. Contro inflazione, il beta si attesta a +0,41 per i bond high yield statunitensi e a +0,36 per i titoli del Tesoro americano protetti da inflazione (Tips).
Non solo: dalle medesime analisi è emerso come il beta delle materie prime rispetto all'inflazione inattesa sia più forte del suo beta rispetto all'inflazione attesa, caratteristica che rende il gold un rifugio dalle fasi di incertezza sui prezzi.

Analisi sulla performance dell'oro


Se si guarda alla performance dell'oro da inizio anno, i numeri non sono tuttavia positivi. Il bene riserva di valore per antonomasia ha scontato un avvio d'anno negativo, con una performance altalenante fino a fine ottobre 2021. Nei primi dieci mesi dell'anno, i futures sul gold quotati al NYSE hanno registrato un calo complessivo del 6%. Sul medesimo frangente, l'indice del dollaro è cresciuto del 5%, con l'economia americana che è tornata a condurre la crescita sui mercati.
Il quadro cambia se si analizzano i primi 15 giorni di novembre: il perdurare delle pressioni inflazionistiche ha portato il gold a superare la soglia psicologica dei 1800 dollari l'oncia, con un massimo di periodo verso i $1860.
Negli scorsi trimestri “l'oro non è stato all'altezza della sua reputazione” sottolineano da WisdomTree. Tuttavia, “dopo il dato dell'inflazione statunitense di ottobre, il gold ha cambiato velocità”. Sebbene sia tuttora da valutare se il gold si sia o meno lasciato alle spalle l'aura negativa degli scorsi mesi, è possibile fin da subito delineare due scenari per il metallo prezioso, uno bullish, uno bearish.

Quali scenari si aprono all'orizzonte?


In un contesto di forte inflazione, “il sentiment degli investitori nei confronti dell'oro rimarrà saldo”. In questo scenario rialzista, “non solo vediamo l'oro rimanere al di sopra dei 2.000 dollari l'oncia per l'intero orizzonte previsionale, ma esso potrebbe superare il prezzo più alto di tutti i tempi” raggiunto nell'agosto 2020 a $2.1020 l'oncia, avvicinandosi ai $2.300.
Se viceversa la Federal Reserve dovesse agire preventivamente irrigidendo le condizioni monetarie, “il venir meno di una politica accomodante potrebbe sopprimere la domanda e ribassare l'inflazione portandola all'obiettivo del 2%”. I rendimenti nominali dei Treasury aumenterebbero più aggressivamente. Il dollaro Usa si apprezzerebbe. Il posizionamento nei future sull'oro diminuirebbe al diminuire della minaccia inflazionistica e presumendo che l'economia sia abbastanza sana da resistere a un periodo di stretta monetaria. “Riteniamo che questo sia lo scenario meno probabile, essendo l'attuale crescita economica così strettamente connessa alla pandemia; un precoce aumento dei tassi potrebbe vanificare incautamente il duro lavoro fatto dalla Fed finora per contrastare questa crisi. Tuttavia, se la Fed giungesse alla conclusione che l'inflazione non è transitoria (invertendo cioè il proprio mantra), potrebbe agire in anticipo” concludono da WisdomTree.

Riconoscendo che la forza potenziale del dollaro e l'aumento dei rendimenti del Treasury a dieci anni potrebbero derivare dal percorso di restringimento della Federal Reserve (sia in termini di riduzione degli acquisti di obbligazioni, che di segnali futuri di aumenti dei tassi), “l'oro potrebbe non arrivare a 2.300 dollari l'oncia, ma potrebbe ancora salire a US$1900/oz entro la fine di questo anno solare”.

Il quarto trimestre 2021 sarà il campo di prova per il gold.

 

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