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Fondi, trionfano i monetari in sterline: 4,15% da gennaio 2023 | WeWealth

Fondi, trionfano i monetari in sterline: 4,15% da gennaio 2023

Luca Lodi
Luca Lodi, Monica Zerbinati
20.6.2023
Tempo di lettura: 3'
Natura e timing delle future decisioni delle banche centrali impatteranno in misura significativa sul tasso Eur/Usd e sui prodotti obbligazionari. Come sono andati i mercati?

Le analisi mensili su maggio, nonché in ranking parziali sul 2023, giunto quasi a metà, confermano la buona impostazione degli asset obbligazionari, sostenuti da diffusi e sistematici rialzi dei tassi in quasi tutto il globo. Sotto diversi aspetti quantitativi (la persistenza dei risultati, la performance media, la dispersione dei rendimenti…) gli asset obbligazionari presentano un vantaggio competitivo rispetto agli azionari nel breve periodo. Le dinamiche valutarie sono le più importanti poiché contribuiscono a spiegare la quota maggiore di performance registrata: nel mese di maggio l’esposizione al dollaro Usa caratterizza quasi tutta la prima parte della classifica degli indici di categoria Fida, con variazioni che su base mensile superano il 3% nel caso degli asset convertibili. Scadenze brevi ed elevati rendimenti rappresentano due ulteriori fattori di successo. Dall’inizio dell’anno (dati a fine maggio) sono invece i monetari in sterlina a regalare le maggiori soddisfazioni con un allungo medio del 4,15%, a fronte di un contestuale apprezzamento del 2,96% contro euro. Nei primi cinque mesi dell’anno l’euro evidenzia infatti un complessivo indebolimento generale – anche se di entità modesta – per gli esperti imputabile alla minor incidenza relativa dei rialzi del costo del denaro operati dalla Bce.


Le mosse delle banche centrali 

Negli ultimi giorni, tuttavia, questo scenario potrebbe aver trovato mutamento. Giovedì 15 giugno infatti la Bce ha infatti deciso – all’unanimità – di alzare i tassi d'interesse di un quarto di punto percentuale, portando il tasso al 4% (quello sui rifinanziamenti principali, mentre sui depositi sale al 3,50% e sui prestiti marginali al 4,25%), confermando la volontà di proseguire con aumenti graduali del costo del denaro per frenare l’aumento del costo della vita. Il giorno precedente la Fed, invece, ha lasciato invariati i tassi di interesse per la prima volta nell’ultimo anno e mezzo, dopo 10 rialzi consecutivi: il costo del denaro risulta quindi fermo nel range fra il 5 e il 5,25%. In ogni caso, non si escludono nuovi rialzi da qui alla fine dell'anno, in base all’andamento dell’inflazione ed a come reggeranno consumi ed occupazione. 


L’andamento dell’inflazione

Le scelte della banca centrale sono da contestualizzare in un quadro di incertezza economica: i dati dell'Ocse denunciano la recessione Germania, mentre l'Italia risulta in miglioramento. Complessivamente l'inflazione pare si stia raffreddando, ma a un ritmo che fa presagire rimarrà troppo alta ancora per troppo tempo. Dalle attuali proiezioni macroeconomiche ci si attende che l'inflazione complessiva si attesti in media al 5,4% nel 2023, al 3% nel 2024 e al 2,2% nel 2025. Ancora una volta la Bce si è dichiarata decisa a portare i tassi “a livelli sufficientemente restrittivi per assicurare un ritorno tempestivo dell'inflazione al target del 2%, e che resteranno su quel livello finché sarà necessario". Inoltre Christine Lagarde ha dichiarato che, a meno che non ci sia un cambiamento sostanziale nello scenario, è molto probabile che i tassi di interesse vengano alzati anche a luglio. Non è così agevole fare pronostici sulle prossime mosse delle banche centrali, senza preannunci e rimandando ogni decisione di riunione in riunione: a oggi possiamo solo osservare una Fed attendista e una Bce falco. Natura e timing delle future recisioni impatteranno in misura significativa sul tasso Eur/Usd e sui prodotti obbligazionari. 


La (non) reazione dei mercati azionari

A colpire buona parte degli operatori è però la mancata reazione dei mercati azionari, rimasti tutto sommato tonici anche a fronte di stime peggiorative sull’inflazione prospettica (ratio dell’aumento in Europa) e del possibile raffreddamento dell’economia reale a seguito di politiche monetarie ancor più aspre. L’esplosione dei titoli tecnologici coinvolti a vario titolo nella AI, in particolare Nvidia, fa paventare da più parti la crescita di una bolla. L’occasione è indubbiamente golosa: in ottica di pianificazione finanziaria è bene quindi mantenere sotto controllo il peso di asset tanto volatili in prtafoglio e considerare anche una eventuale copertura, ad esempio attraverso l’esposizione al Vix. 


(Articolo scritto in collaborazione tra Luca Lodi, head of R&D Fida, e Monica Zerbinati, financial analyst Fida)

Luca Lodi
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Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.

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