Fondi indicizzati: migliori risultati, non minor rischio

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
31.8.2021
Tempo di lettura: 3'
Negli ultimi anni i fondi indicizzati hanno dimostrato di performare meglio dei fondi a gestione attiva. Tuttavia, investire nei primi non presenta meno rischi che investire nei secondi

Secondo SPIVA il 54% dei fondi attivi con benchmark S&P 500 sottoperformano l'indice sul periodo di un anno. La percentuale sale all'88% e al 95% considerando il periodo di 5 e 10 anni

Investire in etf con benchmark indici ponderati per la capitalizzazione è più rischioso che investire in etf con che tracciano indici equi-ponderati. Alphabet, Amazon, Apple, Facebook, e Microsoft rappresentano il 22% del valore dello S&P 500

Il problema è aumentato negli ultimi anni come alcune società hanno raggiunto capitalizzazione monstre. I primi dieci titoli dell'S&P 500 capitalizzano oggi 13,7 mila miliardi di dollari

Dall'indice S&P 500 all'indice Barclays Capital California Municipal Bond oramai esiste per qualsiasi tipo di indice azionario e non un veicolo di investimento (gli exchange trade fund) che ne replica l'andamento. Nella convinzione che i fondi passivi in genere performano meglio dei più diffusi ed entusiasmanti fondi attivi, i primi stanno avendo un grande successo. Tra il 2010 e il 2020 sono passati dal 19% al 40% e nel 2019 il patrimonio totale investito in fondi indicizzati azionari statunitensi ha superato il patrimonio dei fondi gestiti attivamente. Tuttavia a maggiore performance, non corrisponde minore rischio.

Passivo batte attivo


A fare il punto è un'analisi di Kiplinger, sito di informazione economico finanziaria. Rispetto ai fondi gestiti i fondi indicizzati offrono rendimenti medi migliori, in gran parte perché le loro spese sono inferiori. Per esempio, secondo il fund-tracker Morningstar, il rendimento a 10 anni di Vanguard S&P 500, etf con un rapporto di spesa di appena lo 0,03% che replica il principale indice azionario degli Stati Uniti, ha superato il rendimento dell'87% dei suoi 809 colleghi nella categoria large-cap blend. Lo S&P 500 ha battuto la maggioranza dei fondi attivi in ognuno degli ultimi 10 anni solari. Stando ai dati raccolti da SPIVA, il 54% dei fondi azionari statunitensi denominati in euro a gestione attiva ha sottoperformato l'S&P 500 nel periodo di un anno, percentuale che sale all'88% e al 95% sull'orizzonte temporale di cinque e dieci anni. Anche cambiando indice di riferimento -  e dunque comparto azionario - la musica non cambia. Gli unici comparti in cui la gestione attiva ottiene ancora buoni risultati, almeno negli Stati Uniti, sono il mid-cap growth e lo small-cap growth, dove una grande maggioranza dei fondi a gestione attiva sovraperforma l'indice di riferimento, soprattutto nel breve periodo.

Una scommessa su poche aziende


Tuttavia è sbagliato pensare che investire in fondi indicizzati comporti meno rischi rispetto che ad investire in fondi gestiti. Molti indici azionari infatti – a partire dal S&P 500 – sono per costruzione maggiormente esposti ai titoli a maggiore capitalizzazione. Più grande sarà quest'ultima, maggiore sarà l'influenza di quel titola sulla performance dell'indice. Per esempio, Apple ha circa 60 volte l'impatto di General Mills sull'andamento dello S&P 500. Qualsiasi fondo indicizzato ponderato per la capitalizzazione risulta dunque essere una scommessa su poche grandi aziende. Ultimamente, come alcuni giganti sono diventati titani, questa scommessa è diventata ancora più estrema. Nel 2011 la market cap totale dei 10 titoli più grandi dell'S&P 500 era di 2,4 mila miliardi di dollari. Oggi è di 13,7 mila miliardi di dollari. La sola Apple ha una capitalizzazione tanto grande quanto tutti e dieci i più grandi titoli dell'S&P di dieci anni fa. Alphabet, Amazon, Apple, Facebook, e Microsoft, rappresentano il 22% del valore dello S&P 500. Analogo discorso può essere fatto da un punto di vista settoriale. Al 31 luglio, l'IT e i servizi di comunicazione rappresentano il 39% della capitalizzazione dell'S&P 500. Al contrario, l'energia rappresenta solo il 2,6%.

Di soluzioni a questo problema ne esistono diverse. La più immediata è quella di investire in etf che hanno a benchmark indici equi-ponderati, anziché ponderati per la capitalizzazione, si ottiene un'effettiva diversificazione. Nell'S&P 500 Equal Weight, per esempio, ogni azione rappresenta circa lo 0,2% del patrimonio totale e il peso di IT e comunicazione viene ridimensionato al 20%.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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