Btp sempre più su, ma attenzione: inflazione in arrivo

Teresa Scarale
Teresa Scarale
14.2.2021
Tempo di lettura: 3'
In chiusura di settimana (prima che Draghi sciogliesse la riserva) lo spread Btp-Bund si è tuffato sotto i 90 punti. E la corsa è appena iniziata. Di punti d'arrivo e criticità da monitorare abbiamo parlato con Giacomo Alessi di Marzotto Sim

Le aste Btp di giovedì 11 hanno confermato le attese: il costo del finanziamento per il debito pubblico italiano è diminuito ancora, sulla scorta di una domanda robusta (nove i miliardi collocati)

Il tasso decennale Btp è arrivato a nuovi minimi storici (0,43%). La possibilità di guadagno sugli asset rimarrà se, stando il miglioramento di performance dei prezzi Btp, il Bund resterà fermo

Molti investitori ritengono qualitativamente simili Bund e Btp, con la differenza che questi ultimi offrono ancora del rendimento (0,4% circa a fronte di -0,4%)

La rinnovata euforia sui titoli italiani sta spingendo gli investitori istituzionali ad acquistare il nostro debito. «I piccoli risparmiatori però rischiano di perderci se si portano il Btp a scadenza», a meno di non essere protetti dall'inflazione. Ecco perché

Le aste Btp di giovedì 11 hanno confermato le attese: il costo del finanziamento per il debito pubblico italiano è diminuito ancora, sulla scorta di una domanda robusta (nove i miliardi collocati). Tre le emissioni: a tre (tre miliardi, -0,33%), sette (quattro miliardi a 0,18%) e venti anni (due miliardi a 1,14%). Lo spread si è già tuffato sotto i 90 punti, forse più velocemente di quanto previsto. Ora «potrebbe arrivare anche a 50, chiudendo il differenziale con i paesi periferici», osserva Giacomo Alessi, senior financial analyst di Marzotto Sim. Del resto, il tasso decennale Btp è arrivato a nuovi minimi storici (0,43%). La possibilità di guadagno sugli asset rimarrà se, stando il miglioramento di performance dei prezzi Btp, il Bund resterà fermo.
Negli anni passati i Btp erano i titoli che vendevano di più perché c'era un differenziale di rendimento importante con titoli analoghi. Nel momento in cui non ci sono più turbolenze politiche, il loro valore (prezzo) sale, mentre il rendimento scende. Ora, con l'ex governatore della Bce alla guida del governo, molti investitori ritengono qualitativamente simili Bund e Btp, con la differenza che questi ultimi offrono ancora del rendimento (0,4% circa a fronte di -0,4%).

L'ottimo andamento delle nostre obbligazioni governative «dipende anche dalla scarsa performance delle altre curve di riferimento. Dal Bund ai titoli spagnoli, passando per i portoghesi». Spagna e Portogallo in particolare hanno appena emesso due titoli di lunghissima scadenza e «hanno appesantito la curva, spingendo la parte più lunga verso rendimenti più alti, anche a causa della spinta inflattiva, sia di importazione dagli Usa che interna».

Un momento: si sta davvero affacciando l'inflazione all'orizzonte? «C'è un'accelerazione dei dati inflattivi, soprattutto negli Usa, grazie al pacchetto da 1800 miliardi di stimoli. Nello specifico, si ravvisa un aumento di prezzo delle commodity (da inizio anno, per esempio: zucchero +6%, cotone +12%, petrolio +20%, nichel +13%, alluminio +6%)». Unitamente all'accresciuta base monetaria di tutte le economie mondiali, si tratta di «un aspetto che metterà tensione sui tassi di interesse lungo il 2021, che sarà un anno di ripresa per tutti i paesi». La rinnovata euforia sui titoli italiani sta spingendo gli investitori istituzionali ad acquistare il nostro debito. «I piccoli risparmiatori però rischiano di perderci se si portano il titolo a scadenza», a meno di non essere protetti dall'inflazione. Ecco perché.

È un fatto che «i titoli inflation linked stanno performando molto bene», prosegue l'analista. Si tratta di quei titoli in cui il capitale si rivaluta in misura pari all'inflazione, compensando l'erosione di valore. «Attualmente la spinta inflattiva a 10 anni è dello 0,87%. Se compro un Btp decennale che rende lo 0,44%, rischio dunque il differenziale». Si deve ricordare che il rischio di credito (default o ristrutturazione), non è l'unico. «Esiste anche il rischio duration. Per esempio, compro un titolo trentennale che rende l'1% all'anno. Se l'inflazione a 30 anni è del 2% annuo, vuol dire che sto perdendo l'1% ogni anno». A questo punto, interviene il mercato, «facendo calare il prezzo nominale del bond per compensare in aumento il rendimento a scadenza».
caporedattore

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