Infrastrutture e asset reali: perché tornano centrali nei portafogli

Edificio con pannelli solari, vasche, biodigestore e balle coperte.

L’incertezza macroeconomica e geopolitica sta riportando l’attenzione sugli asset reali. Flussi, investimenti e domanda infrastrutturale mostrano come energia, digitalizzazione e protezione dall’inflazione stiano cambiando il ruolo del comparto nei portafogli

Il primo semestre del 2026 è stato caratterizzato da un equilibrio piuttosto fragile per i mercati finanziari. Dopo un inizio turbolento sul fronte geopolitico, il memorandum siglato a giugno tra Stati Uniti e Iran aveva aperto uno spiraglio verso una possibile tregua in Medio Oriente. Gli sviluppi più recenti hanno però interrotto il percorso di distensione: la ripresa degli attacchi e il venir meno dell’accordo provvisorio hanno riacceso i timori legati alla stabilità regionale, ai prezzi dell’energia e alle prospettive dell’inflazione.

I mercati, finora, hanno mostrato una certa resilienza, assorbendo le conseguenze dell’escalation senza innescare correzioni generalizzate. L’incertezza geopolitica e macroeconomica sta però spingendo gli investitori a ripensare la costruzione dei portafogli e a valutare la necessità di includere strumenti in grado di ampliare la diversificazione, aumentare la resilienza e offrire opportunità di rendimento.In questo contesto, l’analisi di BNY Investments sottolinea come gli asset reali, e in particolare le infrastrutture, possano rafforzare la tenuta dei portafogli in una fase di maggiore incertezza macroeconomica e geopolitica.

Infrastrutture, crescono i flussi degli investitori

I dati più recenti mostrano una crescente attenzione verso gli investimenti infrastrutturali. Secondo Morningstar, ad aprile 2026 i flussi transfrontalieri netti verso i fondi azionari infrastrutturali europei aperti, esclusi gli ETF, hanno sfiorato i 700 milioni di euro. Il dato è quasi doppio rispetto a quello registrato a marzo e conferma la netta inversione osservata dall’inizio dell’anno.

Grafico a barre mostra flussi netti transfrontalieri in fondi infrastrutturali europei, con dati mensili.

Un andamento analogo emerge nei mercati privati. Secondo il report IFM Investors Private Market 700 del 2025, gli investitori stanno aumentando le allocazioni in equity e debito infrastrutturale, sostenuti da aspettative più favorevoli sul rapporto tra rischio e rendimento. Un sentimento che genera un aumento delle allocazioni in questo comparto, anche da parte degli investitori istituzionali. Infatti, la quota di questa fetta di investitori, intenzionati ad allocare capitale nelle infrastrutture, potrebbe passare dal 50 al 60% entro il 2030.

In generale, gli investitori si aspettano rendimenti potenziali superiori a quelli offerti dal private equity e private debt: 13,4% per l’azionario e 9,6% per il debito infrastrutturale.

Diversificazione e ricerca mirata del rendimento

L’attrattiva di questa asset class, secondo BNY Investment, è destinata ad aumentare anche per una corsa ai ripari dovuta alla crescente incertezza che caratterizzerà i prossimi mesi, sul fronte macroeconomico così come su quello geopolitico.

In questo scenario, gli investitori potrebbero essere chiamati a ridurre la dipendenza dalle esposizioni generalizzate di mercato e a privilegiare una ricerca più attiva e selettiva del rendimento, affiancata da strumenti capaci di rafforzare la diversificazione e contenere l’impatto delle fasi negative, chiariscono gli esperti.

Energia, decarbonizzazione e AI sostengono la domanda

L’attrattiva delle infrastrutture non dipende soltanto dalle condizioni cicliche. Alla base vi sono anche trasformazioni strutturali che richiederanno investimenti molto consistenti nei prossimi anni.

Una prima direttrice riguarda la sicurezza energetica e la decarbonizzazione. Le tensioni geopolitiche hanno riportato al centro la necessità di rafforzare l’indipendenza e la continuità degli approvvigionamenti, accelerando gli investimenti nella generazione da fonti rinnovabili, nell’ampliamento delle reti e nei sistemi di accumulo dell’energia. A queste esigenze si affiancano gli obiettivi di neutralità climatica, che richiedono un ulteriore impiego di capitali.

Una seconda direttrice è rappresentata dalla digitalizzazione. La crescita dell’AI, del cloud computing e dei servizi digitali sta contribuendo all’aumento della domanda di infrastrutture fisiche come data center e reti in fibra ottica. In relazione a questo, McKinsey & Company, stima che serviranno investimenti infrastrutturali pari a 106 mila miliardi di dollari entro il 2040, sia per rispondere alla crescita demografica globale, sia per consentire un progresso dal punto di vista tecnologico. 

Infrastrutture: i vantaggi contro inflazione e volatilità

Uno degli elementi che rafforza il ruolo delle infrastrutture nei portafogli è la loro capacità di offrire una possibile difesa dall’inflazione. Il vantaggio non deriva soltanto dalla natura materiale degli asset, ma anche dal fatto che molti ricavi infrastrutturali sono legati a contratti di lungo periodo o a regimi tariffari regolati che includono meccanismi di adeguamento all’aumento dei prezzi.

A sostegno di questa tesi, BNY Investments ha analizzato il comportamento delle infrastrutture globali durante lo shock inflazionistico compreso tra aprile 2021 e giugno 2023, quando l’indice dei prezzi al consumo su base annua si mantenne sopra il 4%.

A sostenere la stabilità del comparto contribuisce anche la natura dei servizi offerti. Reti energetiche, utility e strade a pedaggio rispondono a bisogni essenziali e tendono quindi a beneficiare di una domanda relativamente stabile e prevedibile nei diversi momenti del ciclo economico.

Per questo, concludono gli esperti, le infrastrutture possono contribuire alla resilienza e alla diversificazione del portafoglio, offrendo un’esposizione complementare rispetto alla tradizionale allocazione composta per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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