Euro ai minimi da 20 anni: perché la caduta potrebbe proseguire

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Il cambio euro-dollaro si è portato ai minimi dal 2002, con una parità che potrebbe essere testata a breve termine, secondo gli analisti raggiunti da We Wealth

In questo momento gli investitori non credono che la Banca centrale europea potrà eccedere nella stretta monetaria

Anche per questo le prospettive di un ulteriore indebolimento dell'euro sembrano piuttosto concrete, hanno affermato Francesco Pesole, FX strategist di ING e Gabriel Debach, market analyst di eToro

In questo 2022 in cui pochi settori e poche asset class sembrano salvarsi è emersa con forza la variabile valutaria. Possono sorridere gli investitori europei che hanno puntato sul biglietto verde, perché il dollaro – complice un'inflessibile retorica da falco assunta dalla Fed – ha raggiunto il suo massimo dal 2002. Non è certo una buona notizia per il costo della vita, che con il deprezzamento della moneta si fa più gravoso – come dimostrano i prezzi alla pompa della benzina. Da quando la moneta unica esiste il barile acquistato in euro non era mai stato tanto caro. 


Secondo gli analisti raggiunti da We Wealth, lo scenario a breve termine propende per un ulteriore indebolimento del cambio euro-dollaro.   

“Il cambio euro dollaro è sceso sotto quota 1,03 su valori a cui non si assisteva da oltre 20 anni. Da un punto di vista di a tecnico il quadro resta debole, con una tendenza ribassista che resta forte sia su base giornaliera che, soprattutto, settimanale (ADX a 43)”, ha dichiarato Gabriel Debach, market analyst di eToro, “l’eventuale rottura del canale ribassista, a cui la coppia scambia da giugno, potrebbe esacerbare le vendite con il rischio persino di un test sulla parità”. 

 

Secondo Francesco Pesole, FX strategist di ING, non mancano i “presupposti per un ulteriore indebolimento dell'euro contro il dollaro”. 

“I due principali fattori che stanno avendo un impatto in questo momento sono, in primo luogo, la generale debolezza dei mercati azionari mondiali (che supporta monete “safe-haven” come il dollaro); in seconda battuta, le preoccupazioni riguardo il flusso di gas dalla Russia all’Ue e gli effetti recessivi dei rincari (ovviamente negativi per l’euro)”, ha affermato lo strategist di ING, “a meno che questi due problemi non comincino a mostrare segni di miglioramento, il cambio euro-dollaro dovrebbe rimanere vulnerabile nel breve periodo”. Allo stesso tempo, Pesole ritiene che più avanti, verso la fine dell'anno, l'euro potrà recuperare.


L'impatto sul cambio delle future mosse della Bce


In questo momento gli investitori non credono che la Banca centrale europea potrà eccedere nella stretta monetaria, visti i rischi per la crescita e, forse, anche per la stabilità dei titoli governativi della periferia (che aspettano i dettagli del controverso scudo anti-spread). 


I mercati già si aspettano un rialzo da 50 punti base a settembre, quindi la sorpresa dovrebbe venire da un linguaggio ancora piu’ da 'falchi' sui successivi rialzi. Penso che dipenderà molto dalla situazione economica dell’eurozona arrivati a settembre e in particolare dalle dinamiche nel mercato delle materie prime”, ha aggiunto Pesole, “dubito che la Bce si mostrerà particolarmente aggressiva dal punto di vista della stretta monetaria se ci saranno indicazioni di un contraccolpo economico nell’eurozona: il meccanismo anti-spread è semplicemente necessario in questa fase dato il ritiro dello stimolo dato dal Quantitative easing e controbilanciarlo con un rialzo più rapido dei tassi sarebbe poco ragionevole”.


Secondo Debach, "i dati economici deboli (rischio recessione) e l'aumento dei prezzi del gas (rischio inflazione) hanno rafforzato la prospettiva di un allargamento del divario di politica monetaria tra la Bce e la Federal Reserve".  I mercati, dunque, stanno “rivedendo al ribasso le aspettative di rialzo dei tassi della Bce con le nuove attese ridotte da 190 punti base nell’intero 2022 alle attuali 140” e, a remare contro l'euro si aggiungno anche “le tensioni politiche e sociali che sono presenti in molti Paesi europei”, ha affermato Debach. “La Bce si trova quindi costretta a camminare su un filo”, ha concluso l'analista, “tenendo in considerazione come un eccessivo deprezzamento dell’euro, se da una parte favorisce le esportazioni dall’altra sta creando problemi sulla bilancia commerciale con i valori delle importazioni in notevole aumento”.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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