Il 29 ottobre 2024 Finarte terrà una raffinata asta di arredi e dipinti antichi di una collezione di famiglia proveniente da una “dimora lombarda”. La riservatezza dei mittenti non consente di scrivere di più. «Non tanti lotti, ma tutti di grandissimo gusto, affinato in anni di studio e formazione», commenta il ceo di Finarte Alessandro Guerrini, assemblati in 50 anni da una coppia di collezionisti della bella provincia lombarda, sempre produttiva (imprenditori) ma ben lontana dalla frenesia meneghina. «Entrando nella loro casa era impossibile non notare il bello in ogni angolo della magione», ricorda Andrea Cesati, responsabile dipartimento.
«Pregiatissima era anche la loro collezione di porcellane, di cui la maggior parte è andata in asta da Sotheby’s 18 anni fa, in una seduta loro dedicata». Una piccola preziosa parte è arrivata al catalogo Finarte dalle più importanti manifatture italiane del Seicento e del Settecento (Montelupo, Deruta, Antonibon, Cozzi, Pasquale Rubati, Ginori, Napoli, Castelli d’Abruzzo).

Parte di servizio da caffè in porcellana policroma
manifattura Ginori a Doccia, circa 1790
composto da caffettiera, zuccheriera e dieci tazze con piattino. Decoro a "paesi in porpora rossa" entro bordi blu con motivi dorati a rilievo, la caffettiera con versatoio zoomorfo ed ansa a doppia voluta, la zuccheriera di forma mossa e bombata con presa del coperchio a frutto, le anse delle tazze a racemi intrecciati (lievi difetti)
Stima € 2.000 - 3.000
Finarte e la collezione di famiglia: un ritorno alle origini?
Un’asta apparentemente non convenzionale nella programmazione di Finarte, che ormai ha abituato il suo pubblico a meravigliose sessioni di fotografia e fumetti d’autore. Spiega Cesati: «E’ un omaggio alla Finarte di Casimiro Porro (il fondatore della casa d’aste milanese, scomparso nel dicembre 2023). Ci stiamo ricollegando alla nostra storia». Guerrini: «Intercettare il pubblico giovane è importante, ma si deve continuare a intercettare anche i collezionisti consolidati».
In realtà Cesati precisa che questo catalogo «ha riscontrato immediatamente anche l’interesse di collezionisti molto giovani, proprio per gli arredi». Quali, in particolare? «Offriamo un nucleo di pregiati mobili francesi, tutti con ottima provenienza e quasi tutti stampigliati, come da tradizione. Su tutti, spicca lo splendido trumeau dei fratelli Valentini, l’unico mobile lombardo datato (1763) e firmato (40.000 – 60.000 euro, ndr)».

Fratelli Valentini, Milano 1763.
Cassettone a ribalta con alzata a specchi lastronato in radica di noce, fronte a tre cassetti più uno sotto piano, la calatoia celante sei tiretti, l'alzata a due ante a specchi, finemente decorato da eleganti cornici ebanizzate dall'andamento flessuoso, la forma fortemente mossa e bombata, il fastigio dalla forma elaborata, maniglie e bocchette in bronzo finemente cesellato e dorato, poggiante su piedi a mensola intagliati con motivo a ricciolo
Firmato sul piano del cassettone " FRATRES DE VALENTINIS MEDIOLANENSES HOC. OPUS. FECERUNT AN. 1763"
Stima € 40.000 - 60.000
Sarà fra i top lot? «Probabile. Ma dovrà vedersela con il Ritratto di Bartolomeo Secco Suardo in armi di Fra Galgario (lotto 15, 70.000 – 100.000 euro) e la splendida monumentale natura morta di Paolo Porpora, Fiori in un vaso (lotto 88, stima 30.000 – 40.000 euro). Devo aggiungere però che le richieste ci stanno davvero sorprendendo: per esempio, quelle per la Madonna lignea». È sbagliato vederci un’influenza del Natale in arrivo? «Niente affatto, anzi. Colgo l’occasione per suggerire di non vendere a inizio anno opere ricollegabili alle festività natalizie, ma di attendere la giusta».

Vittore Ghislandi, detto Fra’ Galgario
(Bergamo 1655-1743)
Ritratto di Bartolomeo Secco Suardi in armi
olio su tela ovale, cm 150 x 112
Stima € 70.000 - 100.000
La scelta del palcoscenico “giusto”
Come mai questa famiglia lombarda ha scelto proprio Finarte? «Ci hanno proprio scelto loro, siamo fieri di aver battuto la concorrenza internazionale. Volevano un’asta di boutique». E infatti questo appuntamento ha fatto notizia: la collezione sta emergendo senza rischiare di rimanere offuscata da seduta troppo stipate, per non dire affollate, di lotti (come a volte può accadere in alcune case d’asta internazionali). Il catalogo si compone infatti di 149 lotti (133 sono quelli della proprietà; 16, posti in una sezione separata, sono lotti che il curatore ha scelto di inserire in totale armonia nella vendita). Deliziose le quattro porte siciliane decorate da figure in paesaggi, vasi di fiori e colombe (lotto 5, stime 7.000 – 10.000 euro).

Quattro porte in legno dipinto e parzialmente dorato
Sicilia, secolo XVIII
decorate con due riserve sovrapposte, quelle superiori con scene animate in paesaggio romantico, le inferiori con motivo floreale e un uccellino entro un cartiglio rocaille
Stima € 7.000 - 10.000
Una menzione merita anche la coppia di consoles veneziane in legno dorato con sostegni intagliati a figure virili (lotto 37, stima 4.000 – 6.000 euro).

Coppia di credenze a mezzaluna in legno laccato
Veneto, fine secolo XVIII
con ante pannellate e decorate da scene di genere e fiori, montanti decorati da fregi a rilievo con nastri e fiori, rosoni all'attacco, piedi torniti (piccoli difetti)
Stima € 6.000 - 8.000
Come sta andando Finarte in corso d’anno, dr. Guerrini? «Nel primo semestre abbiamo scontato la pausa forzata dovuta al trasloco (da via Paolo Sarpi alla più patrizia via dei Bossi, ndr). Ma al netto delle questioni logistiche, siamo molto soddisfatti. Abbiamo registrato miglioramenti nel contemporaneo, nella fotografia. Gli orologi sono andati benissimo, cresce la domanda per il fashion vintage come per l’arte orientale. A dicembre terremo la nostra asta dedicata ai dipinti del XIX secolo, dipartimento ad elevato tasso di crescita: posso anticipare che ci sarà un’opera di Gustave Courbet, non certo un nome che si vede spesso in asta. Abbiamo poi ufficialmente strutturato proprio quest’anno il dipartimento di argenti antichi». Come mai? «Gli argenti fanno parte delle belle cose che si trovano in tutte le grandi dimore italiane. Abbiamo deciso di valorizzarli anche in termini di comunicazione».

