Proteste Hong Kong, balzo e-commerce nel 2019

Teresa Scarale
Teresa Scarale
17.2.2020
Tempo di lettura: 2'
Le proteste di Hong Kong degli scorsi mesi hanno avuto un effetto positivo molto concreto, hanno fatto balzare l'e-commerce, già fiorente, della regione

Il valore degli scambi totali è infatti aumentato dell'11% rispetto al 2018, per un controvalore di 17,9 miliardi di dollari Usa

Nel 2023 gli scambi che raggiungeranno i 25,1 miliardi di dollari Usa

Le perduranti proteste civili ad Hong Kong (coronavirus a parte) hanno sortito un'inattesa spinta alle transazioni dell'e-commerce.
Il valore degli scambi totali è infatti aumentato dell'11% rispetto al 2018, per un controvalore di 17,9 miliardi di dollari Usa. E la tendenza è destinata a proseguire. GlobalData prevede infatti che di qui al 2023 si avrà una crescita del commercio elettronico dell'8,8% annuo nell'ex colonia britannica, con gli scambi che raggiungeranno i 25,1 miliardi di dollari Usa.
Certo, non si tratta di una novità per la provincia del sud-est della Cina. Il trend è in atto da almeno cinque anni, grazie alle infrastrutture digitali efficienti e agli avanzamenti tecnologici. Secondo l'indice 2019 per l'e-commerce B2c dell'Unctad, Hong Kong è al quindicesimo posto a livello globale. Si tratta di un dato che conferma anche la Banca Mondiale. Nel suo Logistics Performance Index 2018 infatti la città si classifica al dodicesimo posto.

Ora, un ulteriore impulso al commercio elettronico arriva anche dalle proteste. Per motivi di sicurezza i cittadini preferiscono non uscire di casa e acquistare pure i beni di base online.

Nikhil Reddy, analista per i servizi bancari e i pagamenti di GlobalData, commenta i dati come segue. "La spesa per il commercio elettronico ad Hong Kong continuerà ad aumentare sulla scorta della sua crescente comodità e per le preferenze dei consumatori verso i pagamenti online e le campagne promozionali dei siti commerciali". L'analista aggiunge poi che ulteriori fattori di spinta sono la prossimità del territorio agli hub manifatturieri cinesi.
Fra i metodi alternativi di pagamento, Alipay si classifica al primo posto, con una quota del 34,8%. Segue poi PayPal.

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