Negli anni ‘60 la Fiat era uno dei più grandi colossi dell’automobile, posizionandosi stabilmente tra i primi cinque costruttori mondiali; deteneva più del 20% del mercato europeo, oltre ad una posizione pressoché monopolistica sul mercato nazionale. La vastità della gamma delle autovetture offerte conosceva poche eguali nel mondo: si andava dalle piccole utilitarie alle ammiraglie, alle sportive, coupé e spider, fino ai veicoli commerciali di ogni genere. Basti pensare che solo tra il ‘66 e il ‘67 la Fiat lanciò ben quattro nuove sportive, le Dino e le 124, entrambe declinate sia in versione coupé sia in versione spider.
La spider venuta dagli States
Nel caso della 124, a seguito del successo conseguito dalla berlina, nel 1966 la Fiat ne propose nei propri listini le varianti coupé e spider, accorciandone in quest’ultima il passo di 14 centimetri. La concezione dello stile della Sport Spider era stata affidata a Pininfarina, che la delegò al suo giovane e valente designer olandese-americano Tom Tjaarda. Quest’ultimo, nato a Detroit e figlio d’arte, era stato notato, durante gli studi di architettura, dal capo dello stile della carrozzeria Ghia che gli offrì uno stage biennale a Torino, allora patria indiscussa del design automobilistico.
Al termine degli studi venne immediatamente assunto alla Pininfarina, per la quale nel ‘63 ideò la dream car Chevrolet 86 Corvette Rondine, un’auto sportiva lunga e affusolata con una caratteristica coda che ricordava, appunto, quella delle rondini, con due pinne sui parafanghi inclinati verso il bagagliaio, che sporgevano rispetto al profilo dello stesso. La Rondine fu quindi proposta alla Chevrolet che non la accolse perché ritenuta non immediatamente riconducibile all’immagine della Corvette, agli stilemi americani ed a quelli tipici della Casa. Quell’idea tuttavia non andò perduta e venne ripresa da Pininfarina e Tjaarda per la nuova 124 Sport Spider, previ opportuni adattamenti, resi necessari dalle dimensioni ridotte della nuova spider rispetto alla Corvette.
La piccola Fiat venne presentata il 3 novembre 1966 al Salone di Torino, conquistando da subito grande apprezzamento per la linea armoniosa e filante, che riusciva a coniugare con maestria superfici morbide, soprattutto nelle fiancate, e spigoli tesi e netti nel frontale, basso e compatto, e nella coda, con i due tipici diedri convergenti. Anche la parte meccanica si deve a una grande firma: l’innovativo motore quattro cilindri bialbero con cinghia dentata (utilizzato poi in Fiat fino agli anni 2000), è opera di Aurelio Lampredi, con un passato in Ferrari, dove era stato autore nientemeno che del motore 12 cilindri che permise alla Ferrari di conquistare la prima vittoria in Formula 1.

Un’auto per le gare più veloci: la Fiat 124 Abarth Rally
La prima versione della Spider, con motore di 1438 cc per 90 cavalli, era pensata più per finalità turistiche che sportive, le quali sembravano semmai più adatte alla 124 Coupé, che sarebbe stata di lì a poco lanciata. Ma il peso contenuto della Spider, il suo ottimo equilibrio, il passo corto e le sue proverbiali doti di stabilità, tenuta, robustezza e affidabilità, invogliarono diversi piloti privati a portarla in gara, dove risultava immancabilmente efficace e competitiva.
Ciò spinse la Fiat a dotare la vettura di un motore più performante, un 1600 c.c. con 110 cavalli, ed a partecipare nel 1970, cercando di nascondere il proprio coinvolgimento diretto, al Campionato Italiano Rally, vincendolo. Da qui ebbe inizio un’incessante evoluzione, grazie anche all’apporto fondamentale dell’Abarth, acquisita dalla Fiat nel ‘71 per diventarne il Reparto Corse ufficiale. Nel ‘72 la 124 Spider vinse il Campionato Europeo Rally ed alla fine dello stesso anno venne presentata una nuova versione da competizione denominata ufficialmente Fiat 124 Abarth Rally.
La nuova vettura aveva ora il tetto rigido, imbullonato alla carrozzeria, aveva quattro semplici rostri al posto dei paraurti, era dotata di roll bar e vistosi codolini neri ai passaruota, cofani in vetroresina e portiere in alluminio; tetto e cofani erano verniciati di nero opaco, un po’ per la difficoltà di ottenere il medesimo colore per i componenti di diverso materiale, un po’ per evitare riflessi sulle superfici lucide, un po’ per la moda allora in auge sulle sportive, come le A112 Abarth e le Lancia Fulvia HF. Le sospensioni erano ora indipendenti anche al retrotreno, in luogo del precedente ponte rigido, ed il motore era maggiorato a 1800 c.c. per quasi 130 cavalli, che diventavano 170 nell’elaborazione Gruppo 4, Gran Turismo Speciale, per la cui omologazione era necessario produrre almeno 500 esemplari.
La 124 Abarth non solo raggiunse di slancio tale soglia, ma riuscì addirittura ad accaparrarsi anche l’omologazione nel Gruppo 3, Gran Turismo di Serie, avendo superato anche il limite dei mille esemplari. Con ulteriori migliorie, come la testata a 16 valvole, gli oltre 200 cavalli e l’adozione dell’iniezione, la vettura vinse anche il Campionato Europeo Rally 1975, per poi essere sacrificata alle scelte di marketing della Casa Madre, che aveva giudicato commercialmente opportuno sostituirla nel Campionato Rally con la Fiat 131. Anche negli anni precedenti, del resto, la 124 aveva spesso dovuto lasciar spazio ad altre vetture del Gruppo, unicamente per scelte di scuderia, in particolare a favore delle cugine Lancia, le Fulvia a fine carriera e poi in qualche caso anche le primissime Stratos.
Nonostante tutto ciò, la 124 Sport Spider riuscì a vincere due Campionati Europei ed a classificarsi seconda ininterrottamente per quattro mondiali consecutivi, dal ‘72 al ‘75, nei quali aveva partecipato solo ad alcune delle gare in calendario, e regalando così alla Fiat un’immagine sportiva che non aveva da decenni.

La Fiat amatissima negli States, soprattutto in California
Anche questo aspetto ha contribuito al grande successo che ha arriso alla vettura, che è stata prodotta complessivamente in oltre 200.000 esemplari, di cui ben 170.000 venduti in terra americana, ove era apprezzatissima anche per via della parentela stilistica con altre vetture di Pininfarina che furoreggiavano negli U.S.A., in particolare le Ferrari spider e l’Alfa Romeo Duetto, quest’ultima grazie al ruolo di co-protagonista ricoperto sulle highway californiane nel film “Il Laureato”.
La California con il suo favorevole clima si rivelò il terreno di elezione ideale per le spider europee e soprattutto italiane e proprio nel 1966, anno di lancio sia della 124 Spider sia proprio del Duetto Alfa, il gruppo dei Mamas and Papas conobbe un successo mondiale con la canzone “California Dreamin’”, subito rilanciata anche in Italia dai Dik Dik nella versione “Sognando la California”.
Si spiega anche così il motivo per cui, una volta terminata la carriera europea, la 124 Spider continuò ad essere prodotta, dal 1975 al 1981, per il solo mercato Usa, fatto, questo, davvero singolare; ancor più inusuale, poi, l’inaspettata ripresa delle vendite nel vecchio Continente a partire dall’82, allorché la piccola Spider conobbe una seconda giovinezza (anche in una performante versione sovralimentata con compressore volumetrico), questa volta con la denominazione “Spider Europa” ed il marchio Pininfarina anziché Fiat.
Nel 1985 la produzione della vettura terminò definitivamente, lasciando tuttavia un’impronta così marcata nel mondo motoristico da essere ancora una volta riproposta alla fine del 2015, attraverso un accordo con la giapponese Mazda, grazie al quale Fiat ripropose una nuova 124 Spider, con forme riecheggianti quelle della progenitrice, motore Fiat, ma pianale ed interni condivisi con la Mazda MX-5; della nuova Spider venne ovviamente presentata anche la versione Abarth, in assetto gara.
Ma la Spider originale, quella del ’66, resta inimitabile per la purezza delle linee, personalità ed equilibrio formale, quasi fuori dal tempo, costituendo ormai un vero classico dello stile italiano. Grazie anche alla sua storia così ricca di successi ed all’immagine aggressiva e vincente impressa nella memoria collettiva (tra polvere, fango, neve, ma sempre di traverso), è da tempo costantemente nelle mire dei collezionisti di auto storiche di tutto il mondo, soprattutto nelle più rare ed esclusive versioni sportive. Esemplari di Abarth Rally, autentici ed in ottime condizioni, superano agevolmente i 100.000 euro di quotazione, ma ne servono più del doppio per ambire ad una delle pochissime Gruppo 4 ex ufficiali sopravvissute.

Articolo pubblicato sul numero di ottobre 2024 del magazine We Wealth. Abbonati qui.

