- Su Etf Plus si calcolano 2.060 strumenti quotati, di cui 1.717 Etf e 343 Etc/Etn. Solo 169 sono Etf attivi
- Fischietti (Borsa Italiana – Gruppo Euronext): “L’educazione finanziaria è di fondamentale importanza. Anche la consulenza e i banker possono svolgere un ruolo attivo”
Nei prossimi 30 anni l’Italia sarà protagonista di un trasferimento di ricchezza senza precedenti. Secondo una recente analisi di Vanguard, circa 3.800 miliardi di euro passeranno da una generazione all’altra. Un’eredità che si prepara a impattare – e in parte sta già impattando – il mercato degli Etf (Exchange-traded fund). In una fase in cui si discute di “democratizzazione degli investimenti”, ereditieri ed ereditiere del futuro mostrano infatti una maggiore propensione a utilizzare i canali digitali, cercano strumenti accessibili e piani per investire a piccoli passi. “Quello che manca, però, è un approccio più consapevole al risparmio”, osserva Luisa Fischietti, responsabile Etf di Borsa Italiana – Gruppo Euronext. We Wealth l’ha intercettata per analizzare i trend più recenti e quelli che, attualmente fuori dal mirino degli investitori, potrebbero caratterizzare il mercato in futuro (anche alla luce del passaggio generazionale in atto).
“I dati da inizio anno sono molto positivi. Ciò che osserviamo principalmente sono gli scambi in contratti e controvalore, in crescita rispetto al 2024, con un forte guizzo di volatilità nei primi mesi del 2025. Parliamo di un aumento del +30% per contratti e del +20,25% per controvalori. Gli asset under management a fine aprile ammontavano a 142 miliardi di euro, una cifra che si suddivide principalmente tra equity per il 50% e fixed income per il 37%. Gli Etf attivi, in particolare, rappresentano il 5,6%. Per non dimenticare i tematici”.
Quali trend stanno catturando l’attenzione degli investitori?
“Sono trend che osserviamo da almeno due anni. Gli strumenti fixed income e attivi sono oggetto di monitoraggio continuo da parte di Borsa Italiana. I primi perché risentono in modo significativo delle condizioni macroeconomiche: l’evoluzione dei tassi d’interesse, l’inflazione e le aspettative di crescita economica. E i secondi perché, inglobando una strategia, riflettono la visione del gestore e si adattano dinamicamente ai cambiamenti di mercato. Tra il 2023 e il 2024, con i tassi di interesse elevati, abbiamo evidenziato una forte crescita dei flussi su Etf fixed income e attivi con portafoglio prevalentemente azionario. Il numero di questi ultimi è in aumento. Su ETFplus si calcolano a fine aprile 2.060 strumenti quotati, di cui 1.717 Etf e 343 Etc/Etn. Dei 1.717 Etf che citavo, solo 169 sono Etf attivi. Il numero è ancora contenuto, ma ci sono sempre più emittenti interessati a questa tipologia di strumenti. Sono molto diversi da come viene normalmente concepito un Etf, ovvero un passivo, un replicante di un indice predeterminato. In questo caso, il contributo del gestore è fondamentale, perché la metodologia e il meccanismo di adattamento del portafoglio sono forniti dal gestore stesso”.
Prima citava gli Etf tematici, l’intelligenza artificiale continua a dominare la scena?
“I temi forti sono l’intelligenza artificiale e tutto ciò che riguarda la cybersecurity, il cloud computing e il digitale. C’è poi anche il tema della difesa, che negli ultimi mesi ha ricevuto un boost dal contesto geopolitico. Anche l’Esg (Enviromental, social, governance) può essere visto come un ‘tema’. Da evidenziare come la size media del contratto si aggiri tra i 6.500-6.800 euro, confermando che si tratta di strumenti soprattutto per investitori retail”.
Lo scenario potrebbe cambiare da qui in avanti?
“Il trend che ha certamente più potenziale e che dovrà essere sviluppato è quello degli Etf attivi. Intravediamo una crescita anche dei Piani di accumulo (Pac) in Etf che rappresentano non tanto un trend, quanto una modalità strutturata di costruire investimenti”.
A proposito di Pac, nei prossimi 30 anni circa 3.800 miliardi di euro, solo in Italia, passeranno da una generazione all’altra. In che modo questo maxi-trasferimento di ricchezza potrebbe impattare il mercato?
“Partiamo da un presupposto: il passaggio generazionale, in realtà, sta già avvenendo. I Pac possono infatti essere creati anche da chi vuole lasciare ai propri figli investimenti che crescono nel tempo. Detto questo, le nuove generazioni sono più propense ai canali digitali, a investire in maniera autonoma. E gli Etf, a mio parere, incarnano perfettamente il concetto di democratizzazione degli investimenti, offrendo a tutti l’accesso a soluzioni diversificate ed efficienti. L’Etf quotato è accessibile. Tutti gli intermediari, le banche, i broker, sono collegati al mercato. E un’alternativa sono proprio i Pac”.
Qual è l’approccio degli investitori nostrani?
“Gli italiani sono propensi a investire in Etf. Chiaramente guardano anche ai titoli di Stato, a obbligazioni corporate. Dipende dall’obiettivo di investimento. Gli Etf hanno la caratteristica di essere dei mattoncini con cui costruire il proprio portafoglio. Sono conosciuti, trasparenti e accessibili, come dicevo prima. Ma c’è tanta educazione da fare, specie nelle scuole, per avvicinare le generazioni più giovani a un approccio consapevole al risparmio. Non solo agli Etf”.
Quale può essere il ruolo dei consulenti finanziari?
“La consulenza è un elemento chiave del processo di educazione finanziaria. I consulenti possono – e devono – guidare le nuove generazioni in base ai loro bisogni e ai loro obiettivi, segnalando anche strumenti meno noti. La propensione al rischio deve essere integrata in una pianificazione strutturata e monitorata nel tempo, ricordando che, in caso di eventi imprevedibili, sarà sempre necessario un riadattamento”.
(Articolo tratto dal n° di luglio-agosto 2025 di We Wealth.
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