Etf per la pensione? Boom Usa covered call è agli albori in Europa

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La testa di un aspirapolvere viene mostrata su un pavimento coperto di banconote da cento dollari sparse, come se aspirasse il denaro.

Gli Etf su opzioni negli usa sono già oltre il 16% del totale. In Europa raccolgono solo 4 miliardi di euro: ecco cosa potrà renderli appetibili.

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In Europa le mode arrivano tipicamente dall’America – con un certo ritardo. Chi sceglie gli Etf in Europa difficilmente chiede strategie diverse dall’investimento puramente rialzista, che espone direttamente all’andamento di specifici indici. Questa strategia funziona molto bene per i giovani che cercano la massima valorizzazione del capitale nel tempo, con alta tolleranza alla volatilità. Ma una progenie di Etf con strategie basate su opzioni ha trovato un modo per adattare la struttura a basso costo dell’Etf con un altro obiettivo: massimizzare le distribuzioni periodiche, anche utilizzando come sottostanti azioni Big Tech che, di norma, pagano pochi o nessun dividendo.

Quello che in Europa sembra ancora stregoneria finanziaria (con appena 14 prodotti già accessibili) negli Stati Uniti è già una forza a pieno regime: secondo il market screener di ETF Central, al 18 agosto scorso il 16% degli Etf quotati negli Usa era classificato come “basato su opzioni”. Il primo della classe per masse gestite, JPMorgan Equity Premium Income Etf, raccoglie 41,2 miliardi di dollari – il 54° Etf americano per masse gestite secondo VettaFi.

La promessa di questi Etf è quella di utilizzare la vendita di opzioni (contratti derivati che a fronte di un premio consentono di vendere l’azione sottostante a prezzi predeterminati entro precisi termini temporali) per generare flussi di rendimento in distribuzione superiori a quelli dei normali Etf azionari che pagano alti dividendi.

In parole semplici, la gran parte di questi Etf richiama nei nomi indici noti come Nasdaq e S&P 500. Dentro ci sono azioni che spesso crescono molto, ma raramente pagano dividendi. Con il meccanismo dell’opzione call sulle azioni sottostanti, il gestore vende i titoli a un prezzo prefissato (strike) se questo viene raggiunto. In cambio incassa il premio dell’opzione, che funziona come un “dividendo sintetico” distribuito agli investitori a intervalli regolari, anche mensili. La contropartita è che, se il pacchetto di azioni sale ben oltre lo strike, l’Etf non partecipa a tutto il rialzo, lasciando un pezzo di rendimento sul terreno. Viceversa, in caso di ribassi, i premi incassati possono attenuare le perdite sul portafoglio azionario.

La strategia offre il suo meglio quando le azioni sottostanti si muovono poco o salgono in modo moderato – perché il principale svantaggio è che il potenziale rialzo è limitato dalla vendita dell’opzione. D’altro canto, anche i ribassi tendono a essere più contenuti rispetto a un Etf tradizionale. L’altro svantaggio è che la strategia in opzioni costa di più rispetto agli Etf più a buon mercato – ma si parla comunque di costi fra lo 0,21 e lo 0,99%, considerando i prodotti disponibili in Italia (dal portale JustEtf), un range che resta sotto la media dei fondi azionari Ue (2,1% annuo, secondo i dati Esma più recenti).

Un Etf per spremere più distribuzioni

In Europa gli Etf covered call sono ancora agli albori. Il prodotto più venduto, fra quelli disponibili all’acquisto in Italia, raccoglie 1,8 miliardi di euro; il secondo 1,1 miliardi. In totale, i 14 Etf covered call aperti all’investitore italiano cumulano meno di 4 miliardi di euro: un decimo rispetto al solo Etf covered call Usa più venduto.

La domanda che forse attira più interesse, però, è un’altra: quanto distribuiscono e quanto si rivaluta il capitale con questi Etf? La risposta varia, perché ogni struttura è diversa. Per fare un esempio concreto, confrontiamo il primo Etf passivo sul Nasdaq 100 per masse (Invesco EQQQ Nasdaq-100) con il covered call più venduto in Europa (JPMorgan Nasdaq Equity Premium Income Active UCITS ETF USD). Nell’orizzonte massimo di confronto possibile — dal 10 ottobre 2024 al 1° ottobre 2025 — l’Etf classico ha registrato un aumento di prezzo del 13,6%, con una volatilità annuale del 24,25%. Il covered call, nello stesso periodo, si è fermato a +4,63%, con un calo massimo del 24%. In termini di perdita massima, quindi, non si discosta molto dal Nasdaq.

Sul fronte delle cedole, invece, la strategia covered call recupera terreno: nel primo trimestre 2025 le distribuzioni cumulate sono state 0,42% contro 0,54%; nel secondo trimestre 0,44% contro 0,78%; nel terzo trimestre 0,36% contro 0,54%. Va sottolineato che le distribuzioni del covered call sono mensili, quindi il confronto non è matematicamente perfetto, ma serve a dare un’indicazione pratica.

Queste strategie prenderanno piede anche in Europa? I più entusiasti credono di sì (ne avevamo parlato qui con il fondatore di HANetf) e la community di influencer finanziari focalizzati sulla pensione precoce ha già iniziato a descriverle come un’alternativa per trasformare capitale in pagamenti mensili sostanziosi. JPMorgan AM, per il momento, preferisce evitare in Italia una promozione diretta al pubblico, orientandosi solo sugli istituzionali.

In una minoranza dei casi gli Etf covered call avranno un rendimento complessivo superiore a quello di un Etf classico. Ma quando la platea degli investitori in Italia ed Europa comprenderà anche soggetti più in là con gli anni, con obiettivi più focalizzati sulle distribuzioni, potrebbero abbandonare lo status di stregoneria e finire nella cassetta degli attrezzi.

Domande frequenti su Etf per la pensione? Boom Usa covered call è agli albori in Europa

Qual è la strategia ETF predominante attualmente ricercata dagli investitori in Europa?

In Europa, gli investitori che scelgono gli ETF tendono a preferire strategie di investimento puramente rialziste. Queste espongono direttamente all'andamento di specifici indici, puntando alla massima valorizzazione del capitale nel tempo.

Come si manifesta il ritardo nell'adozione delle tendenze finanziarie tra Stati Uniti ed Europa, secondo l'articolo?

Le mode e le strategie di investimento, inclusi gli ETF, arrivano tipicamente in Europa dagli Stati Uniti con un certo ritardo. Questo suggerisce una fase di adozione successiva per le innovazioni finanziarie nel continente europeo.

Per quale profilo di investitore è particolarmente adatta la strategia ETF puramente rialzista menzionata nell'articolo?

La strategia di investimento puramente rialzista è molto efficace per i giovani investitori. Questi cercano la massima valorizzazione del capitale nel lungo periodo e possiedono un'alta tolleranza alla volatilità.

Quale nuova tipologia di ETF sta emergendo e quale caratteristica distintiva presenta?

Sta emergendo una nuova generazione di ETF basati su strategie che utilizzano opzioni. Questi fondi hanno trovato il modo di adattare la struttura a basso costo tipica degli ETF, offrendo approcci diversi dall'investimento puramente rialzista.

Qual è l'obiettivo principale degli ETF che utilizzano strategie basate su opzioni, come indicato nel titolo e nell'intestazione?

L'obiettivo principale di questi nuovi ETF, come suggerito dall'intestazione 'Un Etf per spremere più distribuzioni', è generare maggiori distribuzioni. Questa strategia, come il 'covered call' boom negli USA, è agli albori in Europa.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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