Mentre negli Stati Uniti gli Etf sono ormai il presente, per l’Italia si può ancora affermare che la vera transizione è iniziata solo da poco tempo. Mentre gli istituti tradizionali integrano sempre di più gli Etf nelle offerte di consulenza evoluta, piattaforme come Scalable Capital puntano a portare nella Penisola la stessa ricetta che ha fatto sfondare gli Etf fra gli investitori al dettaglio in Germania. Educazione finanziaria crescente, facilità di accesso alle informazioni e un orientamento al lungo periodo puntano tutte nella stessa direzione, quella del contenimento dei costi e della diversificazione immediata: due ingredienti tipici degli Etf. Ne ha parlato al Forum We Wealth – Etf Revolution il Branch Manager per l’Italia di Scalable Capital, Michele Raisoni.
Gli Etf sono davvero diventati la porta d’ingresso dei nuovi investitori ai mercati?
Secondo me sono importanti entrambi i fattori: da una parte è cambiato lo strumento, dall’altra è cambiato anche il modo in cui il risparmiatore si approccia alla finanza. Il numero di Etf disponibili sul mercato è in costante aumento e ci sono soluzioni sempre più innovative, che vanno a soddisfare esigenze diverse delle persone. Dall’altro lato ci sono numeri molto interessanti, emersi dallo studio “People & Money” di BlackRock, secondo cui in Italia oggi circa il 5% degli adulti investe in Etf. In Germania siamo intorno al 21%, mentre negli Stati Uniti si arriva a circa il 27%. In Italia il mercato sta crescendo molto: ci sono sempre più persone che investono in Etf, ma abbiamo ancora un grosso divario rispetto ad altri mercati più maturi. È un gap che dovrà essere colmato e sul quale ci aspettiamo molta crescita nei prossimi anni.
Che cosa osservate dalla vostra piattaforma?
La nostra piattaforma si concentra molto sugli Etf e sui piani di accumulo. È una cosa che spingiamo molto. Abbiamo anche un conto deposito non vincolato, che spesso rappresenta il primo passo per entrare in piattaforma. Poi però chi investe lo fa soprattutto in Etf. Vediamo moltissimi clienti che li utilizzano: tra gli asset investiti, quasi l’80% è in Etf. Tanti clienti usano anche i piani di accumulo con un’ottica di lungo periodo.
Gli investitori scelgono gli Etf soprattutto per il costo o per la possibilità di costruire portafogli semplici e diversificati?
La maggior parte dei nostri investitori che si approcciano alla piattaforma per comprare Etf tende soprattutto a fare piani di accumulo, quindi ad avere un orizzonte temporale di medio-lungo periodo. Rispetto al passato, oggi, con tutte le informazioni disponibili, l’intelligenza artificiale e così via, per i clienti è molto più facile capire quanto gli Etf siano buoni prodotti. Da un lato hanno costi molto bassi, che permettono di migliorare i rendimenti; dall’altro, grazie alla diversificazione, diventano strumenti molto efficaci, acquistabili a costi bassissimi e in modo molto semplice. Quello che vediamo sulla piattaforma è che la maggior parte dei clienti che comprano Etf lo fa spesso con piani di accumulo molto diversificati e con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo. Non c’è quindi un focus particolare sulla performance di breve termine, ma piuttosto sulla costanza: continuare a investire mese dopo mese somme predefinite e guardare ai rendimenti negli anni e nei decenni a venire.
Ci sono categorie di Etf che attirano più attenzione?
È molto personale, ovviamente, dipende dai clienti. Come regola generale si tende ad andare su strumenti molto classici e ben diversificati. Poi naturalmente ci sono tanti Etf tematici, o diverse tipologie di Etf, che per alcune fasce della popolazione sono molto importanti. Negli ultimi anni, per esempio, sono cresciuti moltissimo gli Etf tematici: quelli legati alla difesa, all’intelligenza artificiale, a tutta la parte tech e così via. Però dipende anche dai momenti storici e da quello che accade sui mercati. Notiamo spesso cambiamenti molto veloci verso un tema o verso un altro.
Scalable Capital non offre direttamente consulenza. È un limite del modello?
Noi non la offriamo direttamente, ma non direi che la consulenza non ci sia. Siamo aziende software che offrono servizi finanziari, quindi non è nel core del nostro business creare un network di consulenti. Tuttavia stiamo spingendo il più possibile, e magari in futuro potremo farlo anche meglio, perché per noi è molto importante che i clienti utilizzino anche consulenti indipendenti, una figura che sta crescendo molto in Italia. Non credo che il consulente finanziario non debba esistere o non possa esistere insieme alle nostre piattaforme. Semplicemente, si integra in modo diverso rispetto a quanto avveniva tradizionalmente. Non ci escludiamo a vicenda, anche se noi non offriamo direttamente la consulenza.
Quale potrebbe essere la prossima innovazione capace di far crescere ancora il mercato degli Etf?
Di prodotti ce ne sono già tantissimi. Non vedo un singolo prodotto che possa fare la differenza nel numero di persone che investono o che creano portafogli con Etf. Sicuramente ci sono tante nuove tipologie di Etf che possono essere più efficienti, magari anche strumenti che modificano direttamente nel tempo l’esposizione alle diverse asset class. L’innovazione è tanta, ma non credo che un Etf particolare possa cambiare le regole del gioco. Dove invece vedo un potenziale cambiamento molto forte, e spero che accada anche in Italia, è nella crescita generale dell’adozione degli Etf nel mercato. Come dicevamo, in Italia abbiamo quindi ancora un grosso gap da colmare. Sempre nello stesso studio di BlackRock si citava un’aspettativa di crescita del 50% dell’adozione degli Etf in Italia nei dodici mesi successivi allo studio. È un numero enorme. In termini assoluti magari ci lascia ancora indietro rispetto ad altri Paesi, però mostra chiaramente che la tendenza sta cambiando.
Che cosa può accelerare questa crescita in Italia?
Credo che dipenda anche dalla crescita dell’educazione finanziaria in generale. Sappiamo che purtroppo esiste ancora un gap e che nei vari ranking l’Italia tende spesso a posizionarsi nella parte bassa. Però qualcosa sta cambiando. Ci sono diversi player nel mercato che stanno spingendo molto, la tecnologia aiuta, e stanno emergendo anche vari finfluencer di qualità. Tutto questo, insieme all’arrivo di nuove piattaforme che semplificano l’accesso ai servizi finanziari a costi molto bassi, secondo me sta avendo un impatto molto forte e continuerà ad averlo. Se guardiamo, per esempio, alla nostra piattaforma, il 77% degli asset investiti è effettivamente in Etf. Questo mostra che stiamo intercettando una grossa fetta di nuovi investitori che si affacciano a questo nuovo modo di investire, destinato probabilmente a crescere e a colmare il divario con gli altri mercati.

