Fino a non molto tempo fa, imbattersi nel video di un formidabile giocatore robotico di ping pong significava quasi sempre trovarsi davanti a un falso ben confezionato. Le immagini arrivate dalla Cina in occasione del capodanno lunare dello scorso febbraio hanno però costretto molti osservatori a ricalibrare lo sguardo: la robotica umanoide ha compiuto passi avanti impressionanti, mostrando capacità di destrezza e fluidità di movimento sempre più vicine a quelle di un atleta professionista.
Il prossimo passaggio sarà l’uscita della robotica dai confini più prevedibili delle linee industriali, con la possibilità che i robot inizino a insidiare anche alcuni lavori di prossimità, un po’ come l’intelligenza artificiale sta già iniziando a fare con molte professioni impiegatizie svolte davanti a un computer. In questa luce vanno interpretate le parole del fondatore di JD.com, uno dei maggiori gruppi cinesi dell’e-commerce: “Saranno i robot a consegnare i pacchi; prima o poi arriverà il giorno in cui i corrieri, di fatto, non saranno più necessari”.
Al di là del problema occupazionale, gli investitori hanno già iniziato a posizionarsi sulla crescente adozione dei robot, scommettendo sulla crescita di alcune delle società più esposte alla nuova frontiera della robotica umanoide.
Il caso della giapponese Harmonic Drive Systems è emblematico, società che detiene una delle tecnologie fondamentali per garantire precisione e fluidità nelle articolazioni dei robot. Il prezzo delle sue azioni è più che triplicato nell’ultimo anno, con un rialzo del 234,10%, facendo schizzare il rapporto tra prezzo e utili a quasi 510 volte. Il dato offre uno sguardo immediato sull’entusiasmo incorporato nelle attese di mercato: una delle aziende più direttamente collegate alla robotica umanoide viene valutata non tanto sulla redditività attuale, quanto sulla crescita futura che potrebbe derivare dall’adozione su larga scala dei robot.
Per avere un termine di paragone, Palantir (la compagnia tecnologica americana specializzata in software di analisi dati e intelligenza artificiale, spesso citata negli ultimi due anni come esempio di valutazioni particolarmente “tirate”) presenta oggi un rapporto prezzo/utili pari a circa 207. Da parte sua l’indice S&P 500 nel suo complesso ha un rapporto P/E attorno a 32.
Il punto è che robotica tradizionale e nuove frontiere dell’intelligenza artificiale hanno dato vita a un settore che, nel suo complesso, ha già mostrato una performance nettamente superiore alla media del mercato. I due ETF tematici più diffusi tra quelli disponibili per l’investitore italiano — iShares Automation & Robotics UCITS ETF e L&G ROBO Global Robotics and Automation UCITS ETF — hanno realizzato nell’ultimo anno performance superiori al 50%. Anche prendendo un benchmark più ampio, l’indice S&P Kensho Robotics ha battuto l’S&P 500 nell’ultimo anno, con una crescita del 30% contro il 25% dell’indice principale di Wall Street.
A giustificare almeno in parte l’interesse degli investitori ci sono le stime sulla possibile espansione del mercato nei prossimi anni. Il rapporto Humanoid Robots – 2026 dello specialista di market intelligence Interact Analysis individua nel 2032 il possibile punto di svolta commerciale: da lì le spedizioni di nuove unità robotiche dovrebbero cambiare marcia, fino a generare ricavi di mercato pari a circa 15 miliardi di dollari entro il 2035.
La fotografia attuale, però, resta ancora quella di un mercato embrionale. Nel 2025 sono stati prodotti circa 20mila robot umanoidi, dieci volte tanto rispetto al 2024. Ma solo uno su dieci viene oggi impiegato in mansioni nel mondo reale. A dominare sono ancora intrattenimento, ricerca accademica, addestramento dei robot e raccolta dati. In altre parole, il mondo è ancora in una fase pilota.
Anche dal punto di vista geografico, il mercato è fortemente sbilanciato. Per il momento, la produzione di robot umanoidi è concentrata al 90% in Cina. Entro il 2035, secondo Interact Analysis, la quota cinese dovrebbe scendere al 65%, mentre gli Stati Uniti si collocherebbero in un distante secondo posto. La traiettoria, dunque, resta dominata da Pechino, anche se il mercato americano potrebbe beneficiare di investimenti in AI, abbondanza di capitali e costo del lavoro più elevato.
L’aspetto più complesso, quando si cerca di anticipare un trend ancora in fase nascente, consiste nella difficoltà di individuare i vincitori all’interno di un gruppo di aziende che competono per conquistare le quote predominanti del mercato. Contrariamente al senso comune, alcune delle maggiori imprese cinesi attive nella robotica non rientrano necessariamente tra le vincitrici in borsa, almeno nel 2026: UBTECH Robotics, per esempio, ha perso il 19,85% da inizio anno.
Per gli investitori, finora, l’esposizione diversificata al tema ha premiato soprattutto nella fase crescente dell’attenzione. Ma cosa c’è dentro questi Etf basati sulla robotica? Un paniere molto più esteso rispetto al solo tema “umanoide”.
Lo si vede osservando le principali posizioni dell’iShares Automation & Robotics UCITS ETF: tra i nomi più pesanti compaiono Intel, Advanced Micro Devices, Nvidia, Microchip Technology e Credo Technology Group, cioè società legate ai semiconduttori, all’elaborazione dati, alla connettività e alla potenza di calcolo. Accanto a queste figurano KLA, Advantest e Teradyne, più vicine alla filiera degli strumenti per la produzione e il testing dei chip. E poi ABB e Rockwell Automation, due nomi storici dell’automazione industriale.
Il profilo del L&G ROBO Global Robotics and Automation UCITS ETF appare invece più vicino alla filiera robotica in senso stretto. Tra le prime posizioni figurano Teradyne, Rockwell Automation, IPG Photonics, Harmonic Drive Systems, Fanuc, Intuitive Surgical, Novanta, SMC, Ambarella ed Emerson Electric.
Per il momento, insomma, l’investimento diversificato nella robotica non è una scommessa pura sugli umanoidi, ma un’esposizione all’intera infrastruttura tecnologica che potrebbe renderli economicamente utilizzabili.

