Conti deposito: cosa succede ai risparmi se la banca fallisce?

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Due mani tengono ritagli di carta su uno sfondo di cielo tempestoso: una mano tiene il ritaglio di un ombrello e l'altra il ritaglio di un salvadanaio, a simboleggiare la protezione delle finanze o il risparmio in tempi incerti.

Il Fondo interbancario a tutela dei depositi interviene a garanzia dei conti entro i 100mila euro, per ciascun istituto e ciascun risparmiatore. Ecco come funziona. E quali sono i tempi di rimborso

Indice

Menon: “Di solito non si arriva quasi mai a coinvolgere i depositanti, perché i metodi di risoluzione delle crisi bancarie sono molti e solo in rari casi si arriva alla liquidazione”

Nel caso in cui due o più depositanti abbiano un conto cointestato presso la stessa banca, ogni cointestatario potrà godere di una copertura massima di 100mila euro

Nel selezionare l’opzione più conveniente tra i conti deposito, bisogna considerare diversi fattori inerenti all’istituto offerente, dagli aspetti di solidità agli aspetti di redditività, dalla qualità del credito al rischio percepito dal mercato nel caso degli operatori di maggiore dimensione. Ma cosa succede ai propri risparmi se la banca fallisce? In che misura, e in quanto tempo, interviene il Fondo interbancario a tutela dei depositi? Andiamo per gradi.

“Dipende moltissimo dal grado di insolvenza”, spiega Piermattia Menon, senior financial analyst di Consultique Scf. “Di solito non si arriva quasi mai a coinvolgere i depositanti, perché i metodi di risoluzione delle crisi bancarie sono molti e solo in rari casi si arriva proprio alla liquidazione. Di conseguenza, ci possono essere perdite sicuramente per azionisti e obbligazionisti subordinati; tendenzialmente invece non ce ne sono per obbligazionisti senior ed è molto difficile che siano coinvolti i depositanti”, aggiunge.

Fondo interbancario a tutela dei depositi: cos’è

In ogni caso, sono previste le garanzie del Fondo interbancario a tutela dei depositi (Fitd), consorzio di diritto privato costituito nel 1987 su base volontaria e divenuto successivamente obbligatorio dal 2011. Come dichiarato sul sito del Fitd infatti, ad oggi tutte le banche italiane hanno aderito al fondo, eccetto quelle di credito cooperativo, le casse rurali o casse raiffeisen (che aderiscono al Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo, ndr) e le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia a meno che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente; inoltre, possono aderirvi anche le succursali italiane di banche comunitarie, in modo da integrare la garanzia offerta dal sistema di garanzia del proprio paese di origine.

Fondo interbancario a tutela dei depositi: come funziona

Il Fondo interbancario a tutela dei depositi punta in sostanza a garantire i risparmiatori delle banche consorziate, in particolare quei risparmiatori definiti dal Fitd come “inconsapevoli”, ovvero che non dispongono degli strumenti idonei a valutare la rischiosità degli intermediari cui affidano il proprio “tesoretto”. Nel dettaglio, il limite di copertura è pari a 100mila euro “per ciascun istituto e ciascun depositante”, precisa Menon. In altre parole, nel caso in cui per esempio due o più depositanti abbiano un conto cointestato presso la stessa banca, ogni cointestatario potrà godere di una copertura massima di 100mila euro; se invece un soggetto detiene, oltre al conto cointestato, anche altri conti presso lo stesso istituto, la copertura massima di 100mila euro si applica all’insieme dei conti deposito intestati o cointestati.

Conti deposito sotto i 100mila euro: le tempistiche di rimborso

“Il Fitd dovrebbe intervenire in 7 giorni lavorativi dal provvedimento di liquidazione”, spiega Menon. Il pagamento avviene tramite una banca consorziata, presso la quale il risparmiatore potrà recarsi scegliendo una delle seguenti opzioni di rimborso: bonifico bancario (su un conto corrente differente rispetto a quello detenuto presso la banca in liquidazione), assegno circolare o contanti. “Stesso tempo previsto per il Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo”, continua Menon, che precisa: “Queste tempistiche riguardano i depositi nel limite dei 100mila euro. I fondi, però, possono intervenire a titolo volontario anche oltre i 100mila euro e, per l’eccedenza, possono esserci tempistiche più lunghe”.

Gli interventi del Fondo interbancario a tutela dei depositi

Sul sito del Fondo interbancario a tutela dei depositi è disponibile uno storico degli interventi effettuati in passato. Come si nota dalla tabella sottostante “quasi tutti sono di tipo preventivo e ci sono solamente due casi di effettivo rimborso dei depositanti, peraltro per importi non molto rilevanti”, conclude Menon. Si tratta in particolare di un primo intervento risalente al 1990 a favore dei risparmiatori del Banco di Tricesimo, pari a 3,4 milioni di euro totali, e di un secondo intervento risalente 2012 a favore della Banca network investimenti per 73,9 milioni di euro. Complessivamente, il Fondo interbancario a tutela dei depositi (ovvero interventi di sostegno, cessione attività e passività, e rimborso dei depositanti) ha smobilizzato oltre 3,32 miliardi di euro.

Fonte: Fondo interbancario a tutela dei depositi

Il caso di Banca Progetto: i rischi per i correntisti

Recentemente è salito agli onori della cronaca il caso di Banca Progetto, divenuta nota sui mercati per la proposta di conti deposito ad alto rendimento. L’istituto guidato dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino è stato sottoposto infatti ad amministrazione giudiziaria dalla Guardia di Finanza su disposizione del Tribunale di Milano. Come approfondito da We Wealth, il provvedimento costituisce il risultato di più ampie indagini volte all’approfondimento dei rapporti tra la banca e soggetti legati a consorterie di ‘ndrangheta. Più precisamente, è stato emesso “in relazione ad asserite carenze istruttorie di 10 finanziamenti su circa 40mila in essere” e ha l’obiettivo di verificare l’adeguatezza dei presidi organizzativi e di controllo interni, precisa l’istituto in una nota.

A rassicurare i correntisti è intervenuto tuttavia lo stesso ceo, evidenziando come la banca non sia commissariata e “continuerà a operare in modo del tutto ordinario attraverso i propri organi e strutture interne”. In altre parole, l’operatività di Banca Progetto non si è fermata. “Per la natura dell’istituto giuridico scelto non è previsto uno stop nemmeno in futuro”, spiega Pia Miglio, analista finanziario di Altroconsumo Investi. “Inoltre, Banca Progetto non sta soffrendo per problemi di liquidità”, aggiunge l’esperta. In conferenza stampa Fiorentino ha ribadito tra l’altro come la media dei conti dell’istituto sia di circa 30mila euro, ragion per cui sarebbero “strutturalmente protetti”.

(Articolo aggiornato il 28 ottobre 2024)

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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