La scissione quale strumento di pianificazione patrimoniale

Andrea Vasapolli
Andrea Vasapolli
12.8.2021
Tempo di lettura: 3'
La scissione presenta il grosso vantaggio di essere un'operazione fiscalmente neutrale. Ma cosa succede nel caso in cui la società, che è stata oggetto di scissione, si trovi successivamente, anche a distanza di molti anni, a fronteggiare una fase di difficoltà entrando in una procedura concorsuale?
Sovente, la parte più rilevante del patrimonio di una famiglia di imprenditori è detenuta per il tramite di una società. La stessa può essere titolare di uno o più rami di azienda e, frequentemente, di un patrimonio immobiliare di un certo rilievo.

Al tempo stesso non tutti i discendenti dell'imprenditrice o dell'imprenditore hanno la stessa vocazione imprenditoriale, per cui uno o taluni di essi sono destinati a portare avanti l'attività d'impresa, mentre altri, coltivando differenti interessi, sono maggiormente interessati a un patrimonio che possa essere messo a reddito.

A fronte di queste situazioni la pianificazione del passaggio generazionale può essere impostata su due differenti linee strategiche.
La prima prevede che il patrimonio venga mantenuto unitario, per cui si destinerà a chi porterà avanti l'attività d'impresa una partecipazione che, per la percentuale che rappresenta del capitale sociale ovvero per i diritti particolari a essa correlati, consenta di esercitare il controllo sulla società. Ai discendenti “non imprenditori” la residua partecipazione al capitale sociale consentirà di conseguire annualmente dividendi, senza tuttavia avere potere di indirizzo sulla gestione sociale.

Questa soluzione, che ha il vantaggio di mantenere unito il patrimonio sociale, presenta tuttavia il rischio che la divaricazione di interessi tra i discendenti possa portare a dissidi gli stessi, con i conseguenti effetti negativi sulla società.

Una seconda possibile strategia è rappresentata dal frazionamento del patrimonio sociale, in modo da destinare l'azienda a chi porterà avanti l'attività d'impresa e agli altri eredi una parte del patrimonio sociale (ad esempio la componente immobiliare) che possa essere messa a reddito.
A tal fine lo strumento che meglio si presta per raggiungere tale nuovo assetto del patrimonio familiare è la scissione societaria. Per effetto della scissione una parte o l'intero patrimonio sociale vengono trasferiti a una o più società beneficiarie e le azioni o quote emesse da queste ultime a fronte del patrimonio ricevuto vengono assegnate direttamente ai soci della società scissa.

Per effetto di una scissione, ad esempio, è possibile ripartire l'originaria società in due diverse società, una titolare dell'azienda e l'altra del patrimonio immobiliare (se gli immobili sono funzionali all'esercizio dell'impresa, la società che li riceve provvederà poi ad affittarli alla società che continua a gestire l'azienda).

Si rende possibile in questo modo destinare agli eredi partecipazioni in due società diverse, la cui rispettiva attività sia più coerente con le aspirazioni prospettiche degli stessi.

La scissione presenta il grosso vantaggio di essere una operazione  fiscalmente neutrale e l'Agenzia delle Entrate si è ripetutamente pronunciata affermando che il suo utilizzo in una pianificazione del passaggio generazionale del patrimonio non ha, in sé, natura elusiva.

Bisogna tuttavia tenere presente che, nel caso in cui la società che è stata oggetto di scissione, si trovi successivamente, anche a distanza di molti anni, a fronteggiare una fase di difficoltà entrando in una procedura concorsuale, è purtroppo prassi dei curatori e dei pubblici ministeri chiamare a responsabilità coloro che erano amministratori della società all'epoca della scissione imputando loro di avere, con tale operazione, distratto una parte del patrimonio sociale.

Anche se tale approccio è in aperto contrasto con le finalità dell'istituto della scissione, finalità reputate meritevoli dallo stesso legislatore, è imprescindibile tenerne conto quando si pianifica la suddivisione del patrimonio sociale utilizzando tale istituto. Devono quindi essere poste in essere adeguate accortezze al fine di poter dimostrare, in futuro, che dalla scissione non è conseguito un pregiudizio alle capacità della società di fare fronte alle proprie obbligazioni.

Articolo scritto con Brigitta Valas, associate di Vasapolli & Associati
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Managing partner di Vasapolli & Associati, è specializzato in tutte le aree del diritto tributario e in particolare in tema di trust, pianificazioni patrimoniali e passaggio generazionale. È componente di diverse commissioni di studio in materia tributaria, autore di numerosi libri e di oltre 400 articoli pubblicati sulle principali riviste di diritto tributario, professionista accreditato dell’Associazione “Il trust in Italia” e full member della Step (Society of trust and estate practitioner).

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