Il voto determinante nel passaggio generazionale dell'impresa

Andrea Vasapolli
Andrea Vasapolli
18.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Un problema che spesso blocca gli imprenditori dal trasferire il controllo della società alle nuove generazioni è legato al fatto che temono di perdere il potere di indirizzo o almeno di veto sulle decisioni gestorie di maggiore rilevanza. Quali soluzioni offre il diritto societario per superare tale problema?
Nel pianificare il passaggio generazionale dell'impresa, un problema che spesso blocca gli imprenditori dal trasferire il controllo della società alle nuove generazioni è rappresentato dal fatto che desiderano mantenere quantomeno un potere di veto nelle decisioni gestorie di maggiore rilevanza. Temono, in particolare, che trasferendo agli eredi che lavorano nella società, spesso con funzioni apicali, il controllo della stessa, perderanno il potere di indirizzo o almeno di veto su tali decisioni.

In verità il diritto societario offre molteplici possibili soluzioni a tale problema. A mero titolo esemplificativo, è possibile ipotizzare azioni o quote con diritti particolari che consentono a una categoria minoritaria di azioni o quote di nominare la maggioranza dei componenti dell'organo amministrativo, consentendo così all'imprenditore - che trasferisca il controllo ai discendenti, riservandosi una partecipazione minoritaria - di continuare a mantenere il controllo dell'organo amministrativo. Tale soluzione, che consente all'imprenditore di mantenere il pieno controllo gestorio dell'impresa pur avendo trasferito ai discendenti la maggioranza del capitale sociale, presenta tuttavia il problema che l'imprenditore deve individuare un certo numero di consiglieri che esprimano il loro voto secondo le sue indicazioni.

Nel caso in cui l'imprenditore voglia riservare a sé non il pieno potere gestorio, ma solo un potere di veto sulle decisioni di maggior rilievo, un'altra possibile soluzione, abbinata a quella precedente, è quella di elevare, rispetto alla maggioranza semplice, il quorum deliberativo dell'organo amministrativo per tali decisioni di maggiore importanza, individuate sulla base della loro natura o della loro rilevanza economica. In tal caso è sufficiente che alle azioni o quote minoritarie con diritti particolari che restano nella titolarità dell'imprenditore sia riservato il diritto di nominare un numero di amministratori che rappresentino una minoranza qualificata del consiglio di amministrazione, ad esempio 2 su 5, con un quorum deliberativo per le decisioni di maggior rilievo che richieda il consenso di almeno quattro consiglieri.
Recentemente il Consiglio notarile di Milano, con la massima n. 195 emanata dalla Commissione per i Principi uniformi in tema di società, ha riconosciuto la legittimità di clausole statutarie che:

  • stabiliscano che le deliberazioni del consiglio di amministrazione di società per azioni o a responsabilità limitata siano validamente assunte solo se, oltre al quorum stabilito dalla legge o dallo statuto, ricorra anche il voto favorevole, o non ricorra il voto contrario, di uno o più determinati amministratori, individuati in virtù della carica che ricoprono o della “provenienza” della loro nomina o di altri idonei criteri di determinazione;

  • subordinano la valida assunzione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione di società per azioni o a responsabilità limitata al voto favorevole di tutti gli amministratori in carica.


Ipotizzando che l'imprenditore si riservi una piccola percentuale del capitale sociale, sotto forma di azioni o quote che gli garantiscono il diritto particolare di nominare anche un solo amministratore (sé stesso), la massima del notariato di Milano riconosce la legittimità di clausole statutarie che richiedano necessariamente il suo consenso affinché l'organo amministrativo possa assumere certe decisioni, tipicamente quelle di maggiore rilevanza.
Diventa così agevole per l'imprenditore che intende trasferire ai suoi discendenti il controllo della società, magari con un patto di famiglia, un trust o altri istituti che il nostro ordinamento ci mette a disposizione per la pianificazione del passaggio generazionale, mantenere un potere di veto gestorio (come per esempio, senza il suo consenso le deliberazioni non potranno essere assunte) in merito alle decisioni di maggior rilievo, senza che abbia bisogno di individuare altri possibili soggetti da nominare come amministratori i quali assumano l'impegno di votare secondo le sue indicazioni.
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Managing partner di Vasapolli & Associati, è specializzato in tutte le aree del diritto tributario e in particolare in tema di trust, pianificazioni patrimoniali e passaggio generazionale. È componente di diverse commissioni di studio in materia tributaria, autore di numerosi libri e di oltre 400 articoli pubblicati sulle principali riviste di diritto tributario, professionista accreditato dell’Associazione “Il trust in Italia” e full member della Step (Society of trust and estate practitioner).

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