Secondo Forbes (2024), la figura del consulente finanziario è tra le professioni più richieste e rilevanti in Italia, a conferma di quanto la gestione consapevole del patrimonio stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella vita delle persone e delle imprese.
Perché il consulente finanziario è una professione unica e complessa
La professione del consulente finanziario è, senza dubbio, una delle più belle al mondo. Potremmo addirittura affermare che non si tratti solo di una professione, ma di una vera e propria arte.
Il consulente finanziario, infatti, deve essere un po’ fiscalista, commercialista, avvocato e molto psicologo: un insieme di competenze già complesse singolarmente, che unite tra loro ne evidenziano la straordinaria unicità.
Inoltre, il consulente finanziario tratta un tema secondo solo alla salute: il denaro. Con l’avvento dei concetti di longevity e benessere psicologico, il suo ruolo si è ulteriormente ampliato, abbracciando anche aspetti legati alla qualità della vita e alla serenità personale.
La domanda chiave: un consulente può davvero sapere tutto?
Sorge però spontanea una domanda: un consulente finanziario può davvero possedere tutte queste competenze?
Il limite della tuttologia nella consulenza finanziaria
Fino a dieci anni fa, era impensabile immaginare che un consulente potesse lavorare in team con altri colleghi. Ancora oggi, infatti, la normativa vieta la creazione di vere e proprie società tra consulenti finanziari, costringendo la categoria a diventare, di fatto, dei tuttologi.
Essere tuttologi oggi comporta un enorme sforzo di aggiornamento continuo, con il rischio di non riuscire ad avere una conoscenza realmente approfondita di ogni materia. Il risultato? Proposte spesso standardizzate, che mal si adattano alle esigenze sempre più personalizzate dei clienti.
Tuttologia, dunque, equivale a standardizzazione, mentre i clienti richiedono personalizzazione ed esclusività.
Perché i team stanno rivoluzionando la consulenza finanziaria
Ecco perché alcune delle aziende più lungimiranti hanno introdotto la possibilità di accordi in team, nel pieno rispetto delle normative vigenti.
In Italia, questi accordi rappresentano ancora un fenomeno giovane, nato soprattutto per esigenze pratiche: la suddivisione delle provvigioni su clienti acquisiti con iniziative comuni (eventi, serate, ecc.), la gestione dei passaggi generazionali o la sostituzione delle segreterie con figure junior in cerca di portafoglio.
Il vero studio associato del futuro: specializzazioni e servizi integrati
Ciò che deve ancora maturare è il vero studio associato di consulenti finanziari, basato sugli accordi in team, dove ogni professionista — oltre a una solida cultura di base — sviluppa una specializzazione specifica: fiscalità, protezione e previdenza, risk management, M&A, marketing, sviluppo commerciale, e così via.
In questo modello, il cliente con esigenze complesse trova un gruppo di professionisti a cui affidarsi in modo totale e continuativo, beneficiando di un servizio integrato e altamente fidelizzante.
Perché chi adotterà il modello in team vincerà sul mercato
I primi che sapranno adottare questa modalità acquisiranno quote di mercato rilevanti nei segmenti target del settore, con sforzi contenuti e un potente alleato: il passaparola dei clienti soddisfatti da un approccio davvero innovativo e completo.

