Come sono cambiati i modelli di consumo nel mondo dell’arte? Quanto è grande la collezione media in Italia? A questa e ad altre domande risponde la attesa quarta edizione del volume “Collezionisti e valore dell’arte in Italia 2026” di Intesa Sanpaolo Private Banking
Sono cambiati i modelli di consumo del mercato dell’arte negli ultimi tre anni: i confini fra arte e lusso sono sempre più fluidi, e in generale il mercato ha ripreso ha crescere (nel 2025 del 4% rispetto al 2024). È la fotografica principale che emerge dalla quarta edizione di “Collezionisti e valore dell’arte in Italia 2026” Intesa Sanpaolo Private Banking, in collaborazione con la Direzione Arte, Cultura e Beni Storici e con il research department di Intesa Sanpaolo, presentata il 15 aprile 2026. La ricerca dedica un ampio approfondimento all’identikit dei collezionisti italiani.
Chi sono i collezionisti italiani?
I collezionisti italiani (un campione di 303 individui) risultano essere maturi, consapevoli e orientati alla progettualità di lungo periodo. Dall’indagine, svolta in collaborazione con Artissima, emerge che la maggior parte degli intervistati è interessata all’arte contemporanea, con una presenza significativa di artisti nati dopo il 1945. Non mancano tuttavia aperture verso le categorie contigue di arte moderna e post-war. L’approccio del collezionista italiano non è occasionale: si sviluppa con selezione, studio e continuità.
Valore e capacità di spesa
La capacità di spesa dei collezionisti italiani è medio-alta. Il 30% dei collezionisti ha superato almeno una volta la soglia dei 500.000 euro per un’opera, con il 18% ha oltrepassato il milione di euro. Il 55% delle collezioni inoltre si colloca tra i 100.000 e 1.000.000 di euro, mentre il 18% supera il milione. Al di là del valore economico, il significato simbolico: contano il legame affettivo, la costruzione dell’identità personale e la possibilità di trasmettere nel tempo un patrimonio coerente e riconoscibile.
Il mercato dell’arte in Italia in sintesi:
| Area | Dato | Evidenza |
|---|---|---|
| 🎨 Artisti collezionati | 98% | colleziona artisti nati dopo il 1945 |
| 📊 Mediana collezioni | 50 opere | dimensione tipica |
| 📊 Media collezioni | 99 opere | media delle collezioni |
| 💰 Acquisti elevati | 30% | oltre 500.000 € per una singola opera |
| 💎 Oltre 1 milione | 18% | oltre 1.000.000 € per un acquisto |
| 🏛️ Valore collezioni | 55% | tra 100.000 € e 1.000.000 € |
| 🔥 Top collezioni | 18% | supera 1.000.000 € |
Lo scenario di mercato per l’arte
Tra tensioni geopolitiche e incertezze finanziarie dovute a dazi, guerre e inflazione, i collezionisti internazionali hanno cercato la sicurezza in opere (e brand) storicizzati, in oggetti rari e di qualità museale, lontani dalla speculazione. Gli scambi globali hanno ripreso slancio nella seconda parte del 2025, grazie alla presenza in asta di capolavori di qualità museale provenienti da collezioni prestigiose come quella di Leonard Lauder (arte moderna) e dei coniugi Sanders (pittura antica).
Un recupero non uniforme
Il recupero, tuttavia, non è stato uniforme: si è registrato un calo significativo per i segmenti dell’ultra contemporaneo (-39%), del contemporaneo (-12,3%) e dell’arte del dopoguerra (-17,7%). Sono cresciuti invece i volumi dell’arte moderna (+19,4%) e impressionista (+80,4%). A spingere queste percentuali sono stati i tre magnifici quadri di Gustav Klimt provenienti proprio dalla collezione Lauder (fra cui il Ritratto di Elisabeth Lederer, top lot dell’anno) e la categoria degli antichi maestri (old masters). Questi ultimi hanno messo a segno un sorprendente incremento delle loro quotazioni: 68,7% sul 2024, ovvero 282,5 milioni di dollari.
Un comparto immune da dinamiche speculative
Il dato, motivato dal cambio generazionale e dalla sorprendente prevalenza di acquirenti millennial, evidenzia la solidità di un comparto di nicchia, ma immune da dinamiche speculative.
La ricerca registra inoltre una flessione del comparto nft (non fungible token), settore che ha perso il 90% negli ultimi 5 anni. Il mercato appare oggi più selettivo. Selettività vuol dire maggiore attenzione alla qualità delle opere, alla loro rarità e provenienza, alla loro capacità di dialogare con il presente. Il valore culturale torna a pesare nella costruzione del valore economico.
La crescita dei collectible
Accanto alle opere d’arte, cresce l’interesse per altre categorie di collezionabili come design, libri, gioielli, preziosi e orologi e antiquariato, ma anche per segmenti meno tradizionali come vino e distillati, auto e moto d’epoca, sport memorabilia o fashion e accessori. Il collezionismo si presenta così sempre più come un universo trasversale ed eclettico, in cui convergono estetica, rarità, memoria e valore narrativo. Vi è apertura verso oggetti che, seppur non strettamente d’arte, condividono una forte componente culturale e identitaria.
Rappresentanza delle diversità
Le artiste donne e gli artisti provenienti da contesti non occidentali soffrono ancora di una presenza limitata nelle collezioni. Una parte dei collezionisti intervistati dichiara un incremento delle acquisizioni di opere realizzate da artiste donne nell’ultimo decennio. In linea con le dinamiche rilevate a livello internazionale, il tema della rappresentanza resta centrale e continua a incidere sulla costruzione del valore artistico e culturale anche nel mercato dell’arte italiano.
Patrimonio privato e passaggio generazionale
Le collezioni vengono interpretate come strumenti di trasmissione del valore, ma anche come presìdi identitari e territoriali. Il passaggio generazionale viene presentato come uno snodo fondamentale, in cui la tutela del patrimonio si accompagna a scelte complesse di continuità, conservazione o dismissione. La ricerca mette in evidenza come il collezionismo sia spesso il risultato di una negoziazione tra dimensione affettiva, responsabilità patrimoniale e visione del futuro.

