- Julius Baer & Co ha aperto una filiale a Milano affidandone la guida a un volto noto dell’industria: Roberto Coletta, ex responsabile di private banking & wealth management di Deutsche Bank
- Coletta: “Miriamo alla parte più alta del mercato. Per dare un ordine di grandezza, per quello che valgono le dimensioni del portafoglio, parliamo di clienti con asset finanziari superiori ai 5 milioni di euro”
Si tratta di un ritorno, ma è anche una prima volta, per Julius Baer in Italia: la presenza nella Penisola del gruppo elvetico – con origini risalenti al 1890 e un volume totale di fondi in gestione pari a 497 miliardi di franchi, pari a oltre 462 miliardi di euro (dati a fine 2024) – risale al 2012, ai tempi dell’avvio della partnership strategica con Kairos, successivamente consolidata nel 2016 e nel 2018. Fino al 2024, quando la boutique d’investimento fondata da Paolo Basilico è finita tra le mani di Anima.
Ora la banca Julius Baer & Co, basata a Zurigo, con 60 sedi in tutto il mondo, da Londra a Shanghai, fino a Città del Messico, ha aperto una filiale a Milano, affidandone la guida a un volto noto dell’industria: Roberto Coletta, ex responsabile di private banking & wealth management di Deutsche Bank e prima ancora, un passato nel Private di Bnl Bnp Paribas e a capo del segmento ultra high net worth individual per il Credit Suisse. In questa intervista, il top manager racconta le strategie e il posizionamento della nuova branch, che spiega “è equiparata a una legal entity bancaria e sottoposta, in quanto tale, alla vigilanza delle autorità italiane”.
Il mercato italiano è già popolato da molti attori, dai campioni nazionali della consulenza alle boutique di wealth management, italiane ed estere, con vari modelli di servizio e specializzazioni. Quali saranno le caratteristiche distintive del vostro modello rispetto a quello che già c’è in Italia?
Abbiamo l’ambizione di coprire uno spazio di mercato che riteniamo possa essere non correttamente servito dagli operatori esistenti, anche a seguito del processo di consolidamento in atto in questo settore.
A quale target guardate nel dettaglio?
Alla parte più alta del mercato: Upper affluent, HNWI, ultra HNWI e single family office. Per dare un ordine di grandezza, per quello che valgono le dimensioni del portafoglio, parliamo di clienti con asset finanziari superiori ai 5 milioni di euro. È un segmento pregiato, a cui guardano in molti.
Quali sono le condizioni per essere competitivi in quest’area?
Avere un brand forte, con un track record consolidato nella gestione di patrimonio. Poter contare su banker che abbiano un’ottima reputazione e siano i nostri primi ambasciatori sul territorio. Lavorare con un’architettura di prodotti e servizi in grado di coprire tutti i bisogni dei clienti.
Qual è il vostro modello di servizio?
Al centro ci sarà la gestione degli asset finanziari: gestioni patrimoniali, consulenza agli investimenti, inclusi i prodotti illiquidi, bancassicurazione. Qui, non avendo un asset manager di casa, avremo un’architettura aperta, basata su un approccio best in class senza conflitti d’interesse. Accanto ci sarà la corporate advisory: a Zurigo abbiamo già un team consolidato, ne stiamo costruendo uno in Italia, dove abbiamo già assunto un professionista in area M&A. Infine, il lending e il wealth planning. Possiamo vantare una forte expertise, distribuita su sette booking center (centri di contabilizzazione), che possono supportare i clienti nella pianificazione fiscale tra diverse giurisdizioni.
Come sarete organizzati sul territorio?
A Milano avremo il nostro hub di competenze sia in ambito wealth management, che wealth planning, lending e corporate. In modo opportunistico, valuteremo l’integrazione di team in altre aree. Stiamo reclutando professionisti senior che possano fungere da ambasciatori del nostro modello di servizio sul territorio.
(Articolo tratto dal n° di maggio 2025 di We Wealth.
Abbonati subito qui per leggere ogni mese il tuo Magazine in formato cartaceo o digitale)



