Colpo di scena : il caso Bouvier non è ancora chiuso

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Si sta svolgendo un'asta da Christie's, con diversi banditori e personale sul podio. Una grande folla sta guardando mentre il "Salvator Mundi", un tempo legato a Bouvier, viene visualizzato su uno schermo alle loro spalle.

Indice

Il mercante svizzero Yves Bouvier e la “cresta”

Sono passati ormai dieci anni da quando è esploso il c.d. affaire Bouvier, una controversia che ha messo alla luce il lato oscuro delle transazioni e dei rapporti nel mondo dell’arte

Nel 2015, il collezionista di origine russa Dmitry Rybolovlev aveva avviato dei procedimenti giudiziari in più giurisdizioni (Singapore, Monaco, Usa) avverso il mercante svizzero Yves Bouvier. Il cuore della controversia riguardava il modo in cui Bouvier avrebbe operato nelle acquisizioni di opere d’arte per conto dello stesso Rybolovlev; secondo la tesi del collezionista, Bouvier sarebbe stato incaricato di agire quale intermediario e consulente per favorire l’acquisizione di nuove opere d’arte ma avrebbe agito in realtà come un vero e proprio rivenditore, applicando di volta in volta dei rincari significativi al prezzo proposto.

Si stima che almeno 38 acquisizioni di opere d’arte siano state coinvolte nell’affaire, fra il 2002 e 2014, per una spesa complessiva nell’ordine di circa 2 miliardi di dollari.

I procedimenti si sono rilevati tuttavia estremamente complessi, anche in virtù della linea difensiva seguita da Bouvier che ha scelto di fare proprie le accuse avversarie, pur negando l’esistenza di qualsiasi frode. Bouvier ha difatti sostenuto di non aver mai agito in qualità di agente e/o mandatario di Rybolovlev ma soltanto quale suo mercante di riferimento. In veste di “dealer”, Bouvier non sarebbe stato costretto ad agire nell’interesse del collezionista, ma sarebbe stato libero di agire e di fissare liberamente i suoi margini di profitto.

Sette anni di udienze e un accordo confidenziale

Dopo 7 anni di udienze e l’avvio di indagini avverso lo stesso Rybolovlev per il contenuto di alcune operazioni, le parti hanno infine raggiunto un accordo (il cui contenuto è rimasto confidenziale), che ha determinato la rinuncia di tutte le pretese sollevate da Rybolovlev.

In virtù dell’accordo del 2023, molti procedimenti sono stati ridimensionati, archiviati e chiusi negli anni successivi, facendo così sperare ad entrambe le parti della vicenda che uno dei peggiori momenti della loro carriera fosse alle spalle. O almeno così sembrava a Bouvier.

Colpo di scena: mai fidarsi degli “amici”

In pendenza dei procedimenti, Bouvier aveva infatti voluto cautelarsi dall’eventuale accoglimento delle pretese risarcitorie di Rybolovlev, alienando temporaneamente il suo patrimonio di opere d’arte.

Ma a chi? Lo stesso Bouvier ha affermato che le controversie giudiziarie con il collezionista russo avevano avuto, fra gli effetti, quello di farlo inserire in una sorta di blacklist informale da parte dei principali intermediari del mercato, comprese le maggiori casa d’asta.

Agli occhi degli spettatori meno attenti alla sua personalità, è assai curiosa la soluzione che Bouvier ha scelto, ossia concludere un accordo verbale con altri due mercanti internazionali, Jean Marc Peretti e Pascal de Sarthe, avente ad oggetto la custodia e la conservazione di circa 91 opere d’arte (fra cui opere di Francis Bacon, Andy Warhol, Pablo Picasso, Marc Chagall, Chu Teh-Chun), per un valore complessivo stimato intorno a 100 milioni di dollari.

Il proseguo non credo sorprenderà i lettori.

Secondo quanto riportato dalla stampa, al termine delle pregresse vicende giudiziarie con Rybolovlev, Bouvier avrebbe tentato di contattare Peretti (un mercato con il quale aveva già collaborato in passato) ma sarebbe stato ignorato. Nell’agosto 2025 Bouvier avrebbe quindi scritto tramite i suoi legali a de Sarthe (mercante francese attivo principalmente ad Hong Kong) per chiedere informazioni sulla localizzazione delle opere.

La risposta non deve essere stata soddisfacente poiché lo scorso ottobre Bouvier ha avviato un procedimento giudiziario ad Hong Kong per l’accertamento dell’inadempimento contrattuale e della relativa appropriazione indebita delle opere e, per l’effetto, chiederne la restituzione.

Nel procedimento si è costituito Pascal de Sarthe, il quale ha contestato la narrazione di Bouvier su un punto centrale: ossia che le opere siano in tutto o in parte effettivamente di proprietà di Bouvier quando in realtà apparterrebbero (wait for it) a Peretti.

È in corso un nuovo procedimento per la restituzione delle opere

Il procedimento cinese è in corso e si è focalizzato proprio sull’accertamento della proprietà delle opere d’arte, prima di poter decidere (o meno) circa la loro restituzione.

Bouvier non è rimasto passivo allo sviluppo degli eventi ma ha anzi rilanciato la posta in gioco e, al fine di sostenere il procedimento di Hong Kong, ha presentato dinnanzi al Tribunale federale di Manhattan (New York – USA) una richiesta di assistenza basata sul §1782 del titolo 28 dello U.S. Codeossia un meccanismo che consente di richiedere assistenza alle corti giudiziarie statunitensi per l’istruttoria dinnanzi a procedimenti giudiziari stranieri e internazionali.

Oggetto della richiesta è quello di ottenere dati e informazioni da circa 15 grandi istituzioni bancarie e finanziarie e dalle case d’asta Sotheby’s e Christie’s per capire dove siano effettivamente finite le opere e/o se ci siano stati movimenti finanziari collegati ad esse (quali trasferimenti di denaro, ottenimento di proventi dalla vendita delle stesse, ecc.).

Nel relativo procedimento americano si è palesata anche la difesa di de Sarthe, asserendo di esserne venuta a conoscenza grazie alla segnalazione di una terza parte (non identificata) e contestandone la legittimità.

Caso Bouvier torneranno a casa le 91 opere prestate?

In particolare, il ragionamento seguito dalla difesa di de Sarthe è semplice e lineare: la richiesta di assistenza può essere utile nel procedimento di Hong Kong solo se il signor Bouvier è effettivamente il proprietario delle opere d’arte in questione, una questione tuttavia controversa che il tribunale di Hong Kong sta attualmente esaminando. Il signor de Sarthe sostiene infatti che le opere d’arte sono state consegnate e sono di proprietà di una terza parte, il signor Jean Marc Peretti, e non del signor Bouvier. Pertanto, fino a quando la questione della proprietà non sarà risolta, le corti statunitensi non dovrebbero concedere la richiesta di assistenza da parte di un soggetto la cui legittimità è ancora in discussione.

La strada per il ritorno a casa delle 91 opere è ancora lunga.

Domande frequenti su Colpo di scena : il caso Bouvier non è ancora chiuso

Qual è il fulcro della controversia nell'affaire Bouvier?

La controversia principale riguarda le modalità con cui il mercante svizzero Yves Bouvier gestiva le transazioni di opere d'arte per il collezionista russo Dmitry Rybolovlev, in particolare le accuse di 'cresta' sui prezzi.

Quando è esploso l'affaire Bouvier e quando sono iniziate le azioni legali?

L'affaire Bouvier è esploso circa dieci anni fa, mentre le azioni legali da parte di Dmitry Rybolovlev contro Yves Bouvier sono iniziate nel 2015.

Quali sono le giurisdizioni coinvolte nelle azioni legali intraprese da Rybolovlev?

Dmitry Rybolovlev ha avviato procedimenti giudiziari contro Yves Bouvier in diverse giurisdizioni, tra cui Singapore, Monaco e gli Stati Uniti.

Qual è lo stato attuale della vicenda, oltre ai procedimenti legali passati?

Oltre ai sette anni di udienze e un accordo confidenziale, è in corso un nuovo procedimento legale riguardante la restituzione di opere d'arte.

Quante opere d'arte sono coinvolte nel nuovo procedimento legale per la restituzione?

Il nuovo procedimento legale riguarda la possibile restituzione di 91 opere d'arte che erano state prestate.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Riccardo Di Santo

Avvocato e Partner dello Studio legale CBM&Partners, è esperto in diritto dell’arte e dei beni culturali. Assiste regolarmente operatori del mercato dell’arte, affiancandoli nella protezione degli asset e nella gestione dei rischi legali, anche nei rapporti con la P.A. Fornisce inoltre consulenza in materia civile e commerciale, con particolare attenzione alla contrattualistica e al commercio elettronico

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