- I dazi di Donald Trump e le fluttuazioni valutarie pesano sui risultati trimestrali delle aziende europee: lo Stoxx Europe 600 è sulla buona strada per non realizzare alcuna crescita degli utili anno su anno
- Con le previsioni degli analisti riviste al ribasso a causa della guerra commerciale, le società di entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico che hanno battuto le attese sono state “ricompensate” meno del solito in Borsa
Gelata sull’Europa. Secondo Bank of America, con oltre la metà delle società dello Stoxx Europe 600 che hanno finora diffuso i loro risultati trimestrali, l’indice è sulla buona strada per non realizzare alcuna crescita degli utili anno su anno, minando l’ottimismo sul Vecchio Continente. Una dinamica opposta rispetto a Wall Street: i titoli dell’S&P 500, nelle stime di BofA, si avviano infatti verso un incremento medio degli utili del 9% su base annua, trainato soprattutto dalle banche a stelle e strisce e dai colossi tecnologici della Silicon Valley.
Borsa: il sorpasso dell’Europa
A inizio anno, l’imprevedibilità delle mosse di Donald Trump aveva favorito un sorpasso storico dell’Europa sugli Stati Uniti. Diversi investitori hanno iniziato a “scommettere” sul fatto che il maxi-piano da 1.000 miliardi di euro della Germania e l’aumento della spesa per la difesa europea avrebbero sostenuto la sovraperformance dei mercati azionari della regione a lungo. Nella sua consueta Global fund manager survey di febbraio, BofA evidenziò come il 12% dei gestori di fondi intervistati intendesse sovrappesare le azioni europee. Poi, le carte in tavola sono tornate a mescolarsi: i forti utili delle mega cap statunitensi hanno spinto nuovamente al rialzo Wall Street, nonostante le tensioni commerciali in corso e il deterioramento dei dati economici oltreoceano. Al contrario, i deboli utili del secondo trimestre delle società nostrane hanno rafforzato l’opinione che il rally dell’Europa stia perdendo slancio.
Da considerare che, con le previsioni degli analisti riviste al ribasso a causa della guerra commerciale, le società di entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico che hanno battuto le attese sono state “ricompensate” meno del solito in Borsa. Secondo alcuni dati di Goldman Sachs visionati dal Financial Times, intanto, le aziende che non hanno soddisfatto le aspettative sono state punite duramente. “A inizio anno abbiamo assistito a un cambiamento di narrativa secondo cui gli Stati Uniti avrebbero perso il loro marchio di eccezionalità e il resto del mondo avrebbe recuperato terreno. Ma la realtà è che – tale cambiamento – doveva essere sostenuto da utili, profitti, crescita economica. L’Europa fatica ad avere aziende leader”, dichiara al quotidiano economico-finanziario britannico Grant Bowers, senior vice president di Franklin Templeton.

Fonte: Financial Times
L’analisi settore per settore
L’analisi settore per settore evidenzia come le case automobilistiche europee abbiano registrato le revisioni al ribasso più consistenti delle attese sugli utili per il 2025. Come ricordato dal FT, Volkswagen, Stellantis e Mercedes-Benz hanno tutte lanciato l’allarme sull’effetto dei dazi di Trump. Parallelamente, al contrario, diverse società finanziarie dell’eurozona hanno continuato a battere ampiamente le aspettative, a partire da Deutsche Bank, Ubs e Bnp Paribas. Ad ogni modo, un’analisi di Barclays ha evidenziato come oltre l’80% delle società dello Stoxx Europe 600 abbia citato le fluttuazioni valutarie come un fattore che ha inciso sui loro utili.
Le prospettive macro per l’Europa
“Le sfide interne ed esterne indicano che le prospettive macroeconomiche dell’Europa rimarranno modeste, con un potenziale di crescita in rallentamento dall’1% circa pre-pandemia allo 0,5% circa nei prossimi cinque anni”, affermano Nicola Mai, economista e analista del credito sovrano di Pimco e Saurabh Sud, portfolio manager di Pimco. Secondo l’ultimo Secular outlook della società di gestione, il rallentamento è determinato dall’indebolimento demografico e da una crescita più lenta della produttività.
“Le prospettive di crescita difficili e il contesto di inflazione moderata da noi atteso suggeriscono che le valutazioni della duration europea dovrebbero rimanere stabili, con i Bund che potrebbero rappresentare un buon elemento di diversificazione nei portafogli”, aggiungono Mai e Sud. “Inoltre, l’aumento della domanda di asset europei sicuri, trainato dalla diversificazione globale dagli Usa, potrebbe sostenere ulteriormente la duration”. Quanto alle valute, gli esperti non ritengono che il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale sarà messo in discussione. “Tuttavia, la diversificazione globale potrebbe rivelarsi un modesto vento a favore per l’euro”.

