Il progetto finale approvato per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, i cui cantieri dovrebbero essere avviati entro ottobre di quest’anno, accende i riflettori non solo sulla realizzazione concreta di questa grande opera, ma anche sul giro d’affari che l’impulso alle opere pubbliche potrà generare nel settore delle costruzioni. Il solo Ponte sullo Stretto ha un costo stimato dal governo di 13,5 miliardi di euro. Ma anche in altre parti d’Europa ci si prepara ad aggiornare le infrastrutture per stimolare una maggiore crescita interna: in particolare, la Germania ha annunciato la costituzione di un fondo per le infrastrutture da 500 miliardi di euro, da impiegare nel corso di 12 anni.
Chi costruirà il Ponte di Messina, a differenza dell’effettivo avvio dei lavori ancora vincolato a successivi step come la bollinatura della Corte dei Conti e a possibili ricorsi legali, non è un segreto. Il Contraente Generale che ha vinto la gara per la progettazione definitiva è Eurolink, la cui azionista di riferimento è l’italiana Webuild. All’indomani dell’approvazione del progetto finale da parte del Comitato per la programmazione economica (Cipess), il titolo Webuild è arrivato a crescere del 4,9% per poi chiudere a +2%. La ex Salini ha comunicato che ormai il Ponte entra nella fase realizzativa, che vedrà, oltre alla stessa Webuild, impegnate imprese come la spagnola Sacyr, che ha collaborato con Webuild per l’ampliamento del Canale di Panama, e la giapponese IHI, che ha realizzato nel proprio Paese il Ponte di Akashi.
Anche se i progetti delle grandi opere si muovono lentamente, le imprese del comparto quotate in Europa sono riuscite a sovraperformare da inizio anno – non si tratta di un fenomeno isolato alla sola Webuild, che ha registrato un rialzo del 46%.
“Non è il settore di cui si parla più spesso. Non fa notizia come il boom della difesa, né polarizza i flussi come il comparto finanziario. Eppure, il settore delle costruzioni europee, misurato dall’ETF EXV8, segna da inizio anno un +17,6%, ben sopra lo Stoxx 600, che avanza di poco più del 7%. Un rally silenzioso, ma solido. E che potrebbe non essere finito”, afferma a We Wealth il market analyst di eToro, Gabriel Debach.
“Il comparto costruzioni e materiali sta vivendo una delle stagioni più fertili degli ultimi decenni, sostenuto da una combinazione favorevole di driver macro, investimenti pubblici massicci e rotazioni di portafoglio verso il valore e la ciclicità intelligente. In un’Europa che cerca risposte industriali e infrastrutturali ai propri dilemmi strategici, dalla difesa all’energia, il settore si candida ad avere un ruolo strutturale”.
Considerazioni pienamente in linea con il clima di crescente innalzamento di barriere doganali con gli Stati Uniti, che costringe non solo la sicurezza militare, ma anche la crescita interna, a cercare realizzazioni in grado di alzare il Pil potenziale – e alcune infrastrutture possono effettivamente giocare a favore di questo obiettivo.
“Certo, i rischi non mancano: inflazione dei costi, ritardi normativi, debolezza del residenziale in alcuni Paesi. Ma la direzione è tracciata. Su un campione di 52 titoli europei quotati con capitalizzazione superiore al miliardo di dollari, attivi nelle costruzioni e materiali, il rendimento totale medio da inizio anno (dati al 6 agosto) si attesta al 28,7%, con punte oltre il 130% annuo per i best performer”, ha calcolato Debach.
“Nonostante la corsa, i multipli restano contenuti: P/E mediano LTM a 16,8x, forward a 13,3x, dividend yield mediano del 3,25%, EV/Sales inferiore a 1x per la maggior parte del paniere. Un mix raro di momentum, valore e visibilità”.
Queste considerazioni tecniche, in parole semplici, indicano che le società quotate in Europa attive nel settore costruzioni sono considerate titoli non particolarmente sopravvalutati: in rapporto ai profitti che generano, acquistare le azioni ha costi moderati. In questo contesto, si può guadagnare con un mix di aumento del valore delle azioni e dividendi di tutto rispetto – superiori a quanto offrirebbe oggi un Bot a 12 mesi, per avere un metro di paragone puramente esemplificativo (chi investe in Bot cerca più la stabilità che il guadagno).
“Le imprese del settore sono le principali beneficiarie delle politiche fiscali espansive europee: Next Generation EU, PNRR, transizione energetica, investimenti in difesa strategica e ricostruzione ucraina, solo per citarne alcune. A questo si aggiunge il ciclo di taglio tassi BCE, già avviato. Il contesto sembra costruito su misura per un settore che oggi offre un’esposizione concreta all’Europa reale che investe, costruisce e trasforma”, conclude Debach.
“Il via libera al Ponte sullo Stretto di Messina, affidato a Eurolink con Webuild come capofila, rappresenta un punto di svolta per il settore in Italia. Webuild registra un rendimento da inizio anno del 46,9% e un total return annuo dell’87,2%, supportato da un backlog record di 58,7 miliardi di euro”.
Debach (eToro) le cinque azioni da monitorare nel comparto costruzioni
Oltre all’italiana Webuild, sotto i riflettori per la sua posizione di capofila nei lavori sul Ponte sullo Stretto ecco le altre 5 azioni che eToro segnala per dare un po’ più di peso in portafoglio a questo settore.
- Heidelberg Materials (Germania) è una delle large cap difensive più interessanti. Il titolo tratta a un P/E forward di 14,7x, EV/Sales LTM di 2,0x, margini netti all’8,75% e dividend yield dell’1,68%. Non presenta un backlog tradizionale, ma mostra un order intake in crescita che ha spinto i ricavi del 5% nel primo trimestre. L’outlook per il 2025 prevede un risultato operativo corrente tra 3,25 e 3,55 miliardi, sostenuto da progetti infrastrutturali alimentati dai fondi pubblici tedeschi da 500 miliardi di euro.
- Hochtief (Germania), partecipata da ACS, è esposta alla spesa pubblica paneuropea, ai megaprogetti energetici e alla ricostruzione ucraina. Con un backlog da 69 miliardi e visibilità sui ricavi per oltre 21 mesi, il gruppo ha registrato un utile operativo netto in crescita del 18% nel primo semestre. I multipli P/E NTM a 19,3x, EV/Sales a 0,5x, margini netti al 2,22% e dividend yield del 2,67% restano sostenibili alla luce della qualità dell’esecuzione e della visibilità prospettica.
- Maire (Italia) è il pure play sulla transizione energetica. P/E NTM a 14,4x, EV/Sales a 0,6x, margini al 3,53%, dividend yield al 2,93%. Il backlog ha raggiunto i 15,7 miliardi, con un order intake di 5,6 miliardi nel primo semestre e un book-to-bill sopra 1,6x. La guidance su ricavi ed EBITDA è stata rivista al rialzo e il dividend payout portato al 55%. È un titolo con forte momentum operativo e crescente attrattività per capitali ESG.
- PORR AG (Austria) si presenta come candidata ideale per aggiungere diversificazione geografica e tematica. Con un backlog in espansione a 8,8 miliardi di euro (+4,4% a/a) e un order intake di 1,5 miliardi, l’azienda fornisce visibilità su un output atteso di circa 7 miliardi nel 2025. Attiva in Austria, Germania e Polonia con progetti infrastrutturali, edilizia civile e transizione energetica, ha registrato una crescita del production output del 5% nel primo semestre. Il titolo scambia poi ad un P/E di 13,2x, forward a 10,2x, dividend yield del 3,15% e un EV/Sales LTM di appena 0,2x. Con un total return YTD del 66%, è una mid cap ben posizionata per beneficiare della spesa pubblica e del ciclo BCE in discesa, , pur mantenendo un occhio ai rischi di inflazione e ritardi burocratici in un contesto di tassi BCE in calo.
- Koninklijke BAM Groep (Paesi Bassi) offre esposizione a valutazioni compresse con forte leverage operativo. Con un P/E NTM di 8,3x, EV/Sales di 0,3x, margini netti all’1,93% e dividend yield del 3,32%, il titolo ha già corso (+86,4% YTD), ma potrebbe essere solo all’inizio della sua rivalutazione. Il portafoglio ordini è cresciuto del 18%, l’EBITDA semestrale ha raggiunto i 176 milioni con margini al 5,2% e la guidance punta a superare il 5% per l’intero anno. Il buyback da 50 milioni conferma la fiducia del management nella sostenibilità dei risultati.

