Big tech a caccia di rivali: ecco gli acquisti “segreti” del 2021

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Nonostante gli avvertimenti delle autorità di regolamentazione, le big tech hanno acquisito mini-rivali a un ritmo record nell’ultimo anno. Ai primi posti Microsoft e Amazon

Secondo i dati Refinitiv analizzati dal Financial Times, le più grandi aziende tecnologiche hanno speso circa 264 miliardi di dollari per acquistare potenziali rivali per un valore inferiore al miliardo dall’inizio del 2021

Al primo posto si posiziona Microsoft, con nove transizioni al di sotto della soglia Ftc (ricordiamo che le transazioni dal valore inferiore ai 92 milioni di dollari non necessitano di essere segnalate alle autorità di regolamentazione statunitensi)

Rebecca Kelly Slaughter: “Penso alle acquisizioni seriali come una strategia Pac-Man: ogni singola fusione potrebbe non sembrare avere un impatto significativo, ma l’impatto collettivo di centinaia di acquisizioni più piccole può portare a un colosso monopolistico”

Mentre le autorità di regolamentazione statunitensi continuano la caccia agli accordi anticoncorrenziali, un’ondata di mini-acquisizioni (non dichiarate) ha coinvolto le big tech. Secondo i dati Refinitiv analizzati dal Financial Times, le più grandi aziende tecnologiche hanno speso circa 264 miliardi di dollari per acquistare potenziali rivali per un valore inferiore a un miliardo dall’inizio del 2021, il doppio del precedente record registrato nel 2000 col boom delle dot-com.
Si parla di 9.222 transazioni, circa il 40% in più rispetto a 21 anni fa. Movimenti che, nelle parole di Barry Lynn, direttore dell’Open markets institute di Washington, non solo renderebbero queste società “molto più potenti” ma aumenterebbero “il loro potere sulle persone che lavorano per loro, sui mercati dei capitali e sugli investitori, bloccando quel tipo di concorrenza che può favorire l’innovazione”.
L’eccesso di operazioni, spiega il quotidiano economico-finanziario britannico, arriva inoltre nel bel mezzo delle proteste di Casa Bianca, regulators e membri del Congresso che hanno accusato colossi del calibro di Apple, Facebook, Google, Amazon e Microsoft di soffocare la concorrenza e danneggiare i consumatori. Nello specifico, la scorsa settimana la Federal trade commission (Ftc) ha pubblicato i risultati di uno studio sulle attività di fusione e acquisizione tra il 1° gennaio 2010 e il 31 dicembre 2019 non dichiarate (ricordiamo che le transazioni dal valore inferiore ai 92 milioni di dollari non necessitano di essere segnalate alle autorità di regolamentazione statunitensi, ndr), portando a galla un decennio di intensa attività delle big tech allo scopo di eliminare futuri potenziali concorrenti.

“Lo studio evidenzia la natura sistemica delle loro strategie e cattura la misura in cui queste aziende hanno dedicato enormi risorse all’acquisizione di startup, portafogli di brevetti e interi team tecnologici. E come sono state in grado di farlo in gran parte al di fuori della nostra competenza”, spiega Lina Khan, presidente della Ftc. Nonostante gli avvertimenti dell’agenzia governativa statunitense, l’analisi del Financial Times mostra come il ritmo delle trattative sia appunto accelerato negli ultimi due anni. A crescere sono state anche le operazioni dal valore inferiore alla soglia di segnalazione di 92 milioni di dollari, che hanno raggiunto quota 8.451 nel 2021, in crescita del +35% rispetto allo scorso anno.

Al primo posto si posiziona Microsoft, con nove transizioni al di sotto della soglia Ftc; ma per la società fondata da Bill Gates non sono mancati accordi più grandi, come l’acquisizione della multinazionale di sviluppo software Nuance da 16 miliardi di dollari. Al secondo posto Amazon con otto transazioni, accanto al mega-affare con la storica compagnia privata di cineproduzione degli Stati Uniti d’America Mgm da 8,45 miliardi di dollari.

“Penso alle acquisizioni seriali come una strategia Pac-Man: ogni singola fusione, vista indipendentemente, potrebbe non sembrare avere un impatto significativo, ma l’impatto collettivo di centinaia di acquisizioni più piccole può portare a un colosso monopolistico”, ha avvertito Rebecca Kelly Slaughter, commissario dell’Ftc. Apple, Facebook, Amazon, Google e Microsoft, conclude il Financial Times, si sono rifiutate di commentare.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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