Bankitalia, l’educazione finanziaria per vincere la crisi

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La pandemia ha finito per rendere ancora più profonda la ferita del gap di genere, con effetti negativi non solo sulle donne ma anche sulla crescita del Paese. Ma l’educazione finanziaria potrebbe trasformarsi in un vero e proprio scudo per attutire i colpi della crisi. Anche per le donne

Nel contesto familiare le donne compiono scelte economico-finanziarie in autonomia solo nel 26% dei casi

Secondo Cristiana Rampazzi di Bankitalia, le donne tendono a sottostimare le proprie conoscenze, hanno un livello di ansia finanziaria maggiore e sono più avverse al rischio e alle perdite

L’impatto della pandemia sulle modalità di lavoro ha generato due conseguenze fondamentali per la componente femminile della popolazione. La prima è che le imprese che hanno dovuto ricorrere a una contrazione del numero di dipendenti sono state quelle che registrano generalmente una maggiore forza lavoro al femminile. La seconda è che le donne, ritrovatesi a lavorare tra le mura di casa, hanno dovuto “far fronte non solo ai propri impegni professionali, ma anche al lavoro domestico”. Un contesto, spiega Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale della Banca d’Italia, in occasione del webinar Le donne contano, che ha finito per rendere ancora più profonda la ferita del gap di genere, con effetti negativi non solo sulle donne ma anche sulla crescita del Paese nel post-covid.
“Se oggi tutte le donne potessero partecipare al mondo del lavoro, l’impatto sul prodotto interno lordo nazionale sarebbe veramente notevole – continua Perrazzelli – Ma il divario passa anche attraverso una minore competenza sul campo finanziario. Le donne credono di essere meno attrezzate degli uomini nella gestione dei conti e finiscono per ritirarsi da determinate scelte che hanno un impatto fondamentale sulla loro vita, sul benessere finanziario della loro famiglia e sui loro figli”. Una donna che nutre un sentimento di fiducia in se stessa, spiega, è “in grado di gestire meglio il contesto familiare e di abituare i figli, ma soprattutto le figlie, a una visione più rilassata nei confronti della finanza”. “È necessario dunque mettere in campo una serie di azioni positive, in grado di trasformare le criticità in occasioni, ma con un approccio a tenaglia che prenda in considerazione anche un tema culturale, continuandone a parlare in modo propositivo e spiegando che si tratta di tematiche legate alle pari opportunità ma anche all’economia”, conclude Perrazzelli.
“Le donne – aggiunge Annamaria Lusardi, direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria – sono state una delle colonne portanti della società durante il periodo di lockdown. Proprio per questo motivo devono essere più resistenti in questo momento difficile per il Paese”. In questo contesto, spiega, un’adeguata conoscenza finanziaria si è rivelata essere un vero e proprio “scudo” per attutire i colpi della crisi, motivo per cui bisogna “accrescere le conoscenze e le competenze di tutti, ma soprattutto delle donne”. Una certa “fragilità finanziaria” era presente già prima, aggiunge, ma è stata acuita proprio dalla pandemia, in particolare in riferimento alla componente femminile della popolazione. “Le conoscenze – conclude – aiutano una maggiore resilienza: chi sa di più, ha fatto meglio ed era meno fragile, sia prima che durante la crisi”.

Eppure, le donne tenderebbero a sottostimare le proprie conoscenze, “anche quando ne sanno di più”, spiega Cristiana Rampazzi del Servizio di educazione finanziaria della Banca d’Italia, aspetto che si traduce in una minore capacità di affrontare scelte economiche importanti. In famiglia, in particolare, stando a un’analisi presentata da Nadia Linciano, responsabile uffici economici di Consob, compiono scelte economico-finanziarie in autonomia solo nel 26% dei casi e anche in questo caso “sono meno confident, hanno un livello di ansia finanziaria e di disagio maggiore, sono più avverse al rischio e alle perdite, e hanno un livello di fiducia nel gestire le finanza personali inferiore”. Inoltre, continua l’esperta, sono anche meno propense a sviluppare le proprie conoscenze finanziarie, perché ritengono sia un processo complesso, non sanno dove trovare informazioni e credono richieda troppo tempo. “Bisogna aiutarle a incrementare la consapevolezza nelle proprie capacità – conclude Linciano – facendo leva sui contesti in cui questa consapevolezza già emerge, come la gestione del budget familiare”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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