Ecco come Trump sta affossando le azioni Tesla. Musk: “Ingrato”

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I 300 milioni di finanziamento in campagna elettorale non hanno fatto cambiare idea a Trump sui crediti fiscali per le auto elettriche, verso l’abolizione

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Il sodalizio ormai sciolto fra Donald Trump ed Elon Musk si sta rivelando un danno grave e di lungo periodo per Tesla: nelle prospettive di vendita dei veicoli, per il titolo in Borsa. Con una beffa finale: il credito fiscale fino a 7.500 dollari sull’acquisto delle auto elettriche verrà probabilmente rimosso con l’approvazione della legge fiscale, in attesa del via libera al Senato. Un ostacolo ulteriore alle vendite delle Tesla, già colpite dalla disaffezione per Musk e la sua partecipazione al governo federale. Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca con il premier tedesco, Donald Trump ha citato direttamente questo provvedimento come il vero motivo dietro all’addio di Musk, che aveva lasciato il suo incarico nell’amministrazione pochi giorni prima. Le repliche del ceo di Tesla non si sono fatte attendere su X: “Senza di me, Trump avrebbe perso le elezioni, i Democratici controllerebbero la Camera e i Repubblicani sarebbero 51 a 49 al Senato […] Che ingratitudine”, ha aggiunto Musk. Durante la campagna elettorale, il ceo di Tesla aveva sostenuto Trump con donazioni pari a 300 milioni di dollari – un supporto che innescò un immediato rally azionario per il costruttore automobilistico, con l’aspettativa di politiche favorevoli da parte della nuova amministrazione. Nonostante il tonfo del 14% registrato giovedì 5 giugno, il più pesante in una sola seduta in termini di capitalizzazione perduta, il titolo Tesla resta in rialzo del 20% rispetto a inizio novembre. Da inizio 2025 al 6 giugno, però, è in calo di circa il 20%.

Il peso dei crediti fiscali e il declino nelle vendite

Secondo quanto affermato da Trump, il ceo di Tesla era consapevole di ogni aspetto della legge fiscale Big Beautiful Bill – successivamente definita da Musk un “abominio”. In effetti, in una prima fase, la rimozione dei crediti d’imposta sulle auto elettriche era stata pubblicamente sostenuta da Musk (“Togliete i sussidi. Sarebbe solo un vantaggio per Tesla”, aveva scritto su X l’anno scorso). A cambiare le carte in tavola è stato il progressivo declino delle quote di mercato di Tesla nel corso del 2025. Nel primo trimestre Tesla avrebbe consegnato 128.100 veicoli negli Stati Uniti, secondo le stime del Cox report, un calo dell’8,6% (Tesla non diffonde numeri ufficiali sulle vendite per i singoli mercati). A livello globale il calo delle consegne è stato del 13%, con ricavi e utile netto in ribasso rispettivamente del 9,2% e del 71%. Con un minore traino alla domanda, Tesla si è scoperta molto più dipendente dal supporto fiscale per sostenere le vendite di veicoli elettrici, i cui margini sono già stati erosi dai tagli di prezzo. Secondo gli analisti di Bofa, la domanda di auto elettriche è ormai stagnante negli Usa, con una quota di mercato dell’8% che potrebbe rappresentare il picco. Sono queste le condizioni finanziarie che hanno condotto alla grande rottura con Trump, il quale sull’abolizione dei crediti fiscali non ha fatto alcun passo indietro.

Mercati nervosi, Tesla esposta al rischio politico

“Il confronto pubblico tra Elon Musk e il presidente Donald Trump ha generato un’ondata di volatilità sui mercati”, ha dichiarato a We Wealth Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. “L’abolizione dei crediti d’imposta fino a 7.500 dollari per i veicoli elettrici potrebbe tradursi, per Tesla, in un impatto negativo stimato di 1,2 miliardi di dollari l’anno. Riteniamo che anche altri produttori EV, come Rivian e Lucid, potrebbero subirne ripercussioni significative”. La probabile abolizione degli incentivi, ha confermato il market analyst di eToro, Gabriel Debach, rappresenta “un colpo diretto alla domanda di Tesla, ai margini e soprattutto ai crediti regolatori, su cui l’azienda ha basato gran parte dei profitti recenti. Senza di essi, Tesla sarebbe andata in perdita nell’ultimo trimestre”. Il crollo del titolo Tesla giovedì è avvenuto con “volumi esplosivi, tra i più alti di sempre: segnale di panico istituzionale, non semplice presa di profitto”, ha sottolineato Debach, evidenziando la rottura dell’Anchored VWAP ancorata al 5 novembre (data simbolica della vittoria di Trump), che fino a quel momento aveva retto come supporto tecnico. “Il prezzo medio di carico post-elezioni è stato infranto: chi aveva puntato su politiche pro-Tesla sta iniziando a fare marcia indietro”. Mentre lo scontro Trump-Musk si radicalizza, “Tesla sembra oggi l’azienda con più da perdere nel nuovo contesto normativo: le sue azioni, da sempre più sensibili alla narrativa che ai fondamentali, si trovano ora in una zona d’ombra. L’immagine pubblica di Elon Musk è sempre più politicizzata, mentre le vendite rallentano – o crollano – sia in Europa sia in Cina, dove BYD ha appena rilanciato una nuova guerra dei prezzi”. Ci sono margini di recupero per il titolo? “Sebbene Tesla stia recuperando parte delle perdite nella giornata di oggi (+4%), riteniamo che i rischi reputazionali e normativi restino molto elevati”, ha aggiunto Diodovich. “La forte dipendenza del gruppo dagli incentivi pubblici espone Tesla a vulnerabilità in caso di discontinuità politica. Lo scontro Trump/Musk evidenzia quanto le grandi aziende siano esposte ai rischi esogeni legati al contesto politico. Per Tesla e per l’intero settore EV, la vera sfida sarà costruire modelli di business più solidi, efficienti e redditizi, meno dipendenti dagli aiuti statali e capaci di adattarsi a un contesto regolatorio in rapido mutamento”.

Domande frequenti su Ecco come Trump sta affossando le azioni Tesla. Musk: “Ingrato”

In che modo la rottura del sodalizio tra Trump e Musk sta influenzando le azioni Tesla?

La rottura del sodalizio tra Trump e Musk sta avendo un impatto negativo sulle prospettive di vendita dei veicoli Tesla e sul suo titolo in Borsa. Questo si traduce in un danno grave e di lungo periodo per l'azienda.

Qual è l'impatto della potenziale rimozione del credito fiscale sull'acquisto di auto elettriche per Tesla?

La probabile rimozione del credito fiscale fino a 7.500 dollari sull'acquisto di auto elettriche, in attesa dell'approvazione al Senato, rappresenta un ostacolo ulteriore alle vendite di Tesla. Questo si aggiunge alla disaffezione per Musk.

Quali sono i principali fattori che espongono Tesla al rischio politico secondo l'articolo?

Tesla è esposta al rischio politico principalmente a causa della sua dipendenza da incentivi fiscali e dalla percezione del mercato legata alle vicende personali di Elon Musk. La disaffezione per Musk è un fattore rilevante.

Come influisce la disaffezione per Elon Musk sulle vendite di Tesla?

La disaffezione per Elon Musk sta già colpendo le vendite dei veicoli Tesla. Questo fattore, unito alle incertezze politiche e fiscali, crea un quadro sfavorevole per l'azienda.

Quali sono le implicazioni finanziarie della rimozione del credito fiscale per i potenziali acquirenti di Tesla?

La rimozione del credito fiscale comporterebbe un aumento del costo di acquisto delle auto elettriche per i consumatori. Questo potrebbe ridurre la domanda per i veicoli Tesla, influenzando negativamente le prospettive di vendita.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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