Dimenticate Nvidia, almeno per un momento. I chip che quest’anno si sono rivelati la vera sorpresa sui mercati internazionali non sono i processori grafici, ma quelli di memoria. Prendiamo Sandisk: un’impresa nota nella vita quotidiana come uno dei brand più diffusi per chiavette USB e dispositivi di archiviazione è in rialzo da inizio anno del 551%. Non è un caso isolato: la giapponese Kioxia, anch’essa specializzata nelle memorie, ha messo a segno un balzo del 587% da inizio anno al 3 giugno, mentre Micron Technology, un’altra big quotata a Wall Street, ha più che triplicato il proprio valore. Nello stesso lasso di tempo Nvidia ha realizzato “solo” un progresso del 14,6% e anche Taiwan Semiconductor, con il suo +38%, non ha retto il passo di questa nuova scommessa.
L’industria finanziaria si è già mossa con i primi indici ed Etf dedicati. Il Solactive Global AI Memory Semiconductor Index NTR, lanciato il 9 aprile, è balzato in meno di due mesi del 76%. Il segnale è chiaro: il trade sull’intelligenza artificiale si sta allargando. Dopo la corsa dei produttori di Gpu, gli investitori stanno cercando il prossimo collo di bottiglia della filiera. E lo stanno trovando nella memoria.
L’intelligenza artificiale è ancora una volta al centro della speculazione: il collo di bottiglia si è spostato proprio lì dove l’AI ha più fame, nella capacità di immagazzinare, movimentare e rendere disponibili enormi quantità di dati.
Perché la memoria non è più solo una commodity ciclica
La domanda di memoria è cresciuta a un passo molto più rapido dell’offerta, mettendo nelle mani di queste imprese un grande potere contrattuale nella ridefinizione dei contratti di fornitura. Nonostante il decollo verticale delle quotazioni, l’industria dei chip di memoria sembra ancora valutata a multipli ragionevoli, se rapportata alla crescita attesa degli utili futuri. Ed è così che la memoria, un tempo commodity sottoposta a cicli di sovrapproduzione e crolli di prezzo, è diventata merce pregiata.
Micron ha siglato il primo contratto di fornitura quinquennale nella trimestrale di marzo e nelle scorse settimane ha annunciato “progressi significativi” su accordi simili con altri grandi clienti tecnologici. Sandisk riferisce che cinque clienti hanno già sottoscritto forniture a lungo termine sufficienti a coprire più di un terzo della capacità produttiva per il prossimo esercizio fiscale. Il cambio di paradigma è stato esplicitato da Kim Woo-hyun, direttore finanziario di SK Hynix, durante una call con gli investitori: “La memoria oggi è diventata così cruciale che i clienti considerano l’incertezza sui prezzi e sulle forniture come un rischio aziendale fondamentale”. Insomma: i fornitori, dopo anni di debolezza contrattuale, hanno riconquistato il comando del tavolo.
Il movimento di aziende come Micron, ha scritto in una nota del 27 maggio Anna Macdonald, Investment Strategy Director di Hargreaves Lansdown, “riflette un cambiamento più ampio nel trade legato all’intelligenza artificiale: gli investitori guardano oltre i processori grafici e si stanno concentrando sui chip di memoria, essenziali per archiviare e trasferire le enormi quantità di dati su cui si basano i sistemi di AI”.
Per Mark Haefele di Ubs Wealth Management quello dei chip di memoria è un cambiamento che potrebbe consolidarsi, più che rivelarsi frutto di una corsa capricciosa e di breve durata. “L’ottimismo ancora vivo sull’intelligenza artificiale e le carenze di chip di memoria hanno spinto per la prima volta la capitalizzazione di mercato di SK Hynix e Micron Technology sopra quota 1.000 miliardi di dollari. Senza commentare singoli titoli, ci aspettiamo che le persistenti strozzature nell’offerta sostengano ulteriori rialzi per il più ampio settore tecnologico asiatico”, ha commentato Haefele. “Ma le carenze e gli aumenti dei prezzi non sono più confinati al segmento delle memorie, già ampiamente segnalato. Sono evidenti anche in Cpu, substrati, condensatori ceramici multistrato, packaging back-end e altri componenti legati all’AI, a conferma della natura sempre più ampia dell’attuale ciclo dell’intelligenza artificiale”.
In generale, il focus si è chiaramente spostato dalle Big Tech fornitrici di servizi, come Alphabet o Meta, all’hardware che rende possibile la nuova infrastruttura dell’intelligenza artificiale. “Se da un lato la tenuta della spesa in conto capitale delle grandi piattaforme tecnologiche dovrebbe continuare a trasmettersi alle filiere dei semiconduttori e dell’hardware, dopo il forte rally recente vediamo un rapporto rischio-rendimento più equilibrato nei semiconduttori e nell’hardware”, ha aggiunto Haefele.
Il paradosso dei multipli: rally verticale, ma valutazioni ancora contenute
Il punto cruciale, ora, è capire se il rally delle memorie sia già arrivato troppo lontano o se stia scontando un cambiamento strutturale del settore. Secondo il Wall Street Journal, la risposta passa proprio dai contratti di lungo termine. Accordi pluriennali con i grandi clienti dell’intelligenza artificiale rendono infatti molto più prevedibili gli utili futuri delle società della memoria. E questi utili, per ora, sono consistenti.
Nel trimestre chiuso a febbraio, gli utili rettificati per azione di Micron sono esplosi a 12,20 dollari, da 1,56 dollari nello stesso periodo dell’anno precedente. Wall Street si attende che l’utile per azione superi i 60 dollari nell’esercizio fiscale che si chiuderà ad agosto e arrivi intorno ai 106 dollari nell’esercizio successivo, secondo le stime di Visible Alpha citate dal quotidiano finanziario americano. Alla capitalizzazione attuale, poco superiore a 1.000 miliardi di dollari, Micron tratta così a meno di 10 volte gli utili attesi per i prossimi quattro trimestri: un multiplo che la colloca nel 10% più basso dell’S&P 500. Sandisk, sempre secondo il Wsj, non è molto distante, con un multiplo intorno a 10,5 volte gli utili prospettici.
I player coreani risultano ancora meno cari. Samsung Electronics e SK Hynix si muovono nell’area delle 6-7 volte gli utili attesi, secondo dati FactSet citati dal Wall Street Journal. Il confronto con il resto del comparto è netto: i 30 titoli dell’indice PHLX Semiconductor trattano in media a circa 26 volte gli utili prospettici.
Dopo rialzi a tre cifre, i produttori di memoria sembrano visivamente titoli da bolla, ma a guardare i multipli viene da pensarci su due volte prima di saltare alla conclusione.

