Tecnologia al servizio dello stock picking

Laura Magna
Laura Magna
13.9.2022
Tempo di lettura: 5'
Non c’è contrasto tra quant investing e gestione discrezionale. Al contrario, la sinergia incide positivamente sui portafogli e sulla loro efficienza. Intervista a Matteo Cianfoni, country head per l'Italia di Man Group, società da oltre 140 miliardi di dollari di masse

Asset manager e hedge fund “tech e responsabile”. Si potrebbe sintetizzare così la natura di Man Group, investment manager alternativo con oltre 140 miliardi di dollari di asset in gestione (dati al 30 giugno 2022), che ha fatto della tecnologia il suo tratto distintivo. “Una società del gruppo, AHL, opera in questo segmento come leader europeo da 35 anni, ben prima che la tecnologia fosse così diffusa nel settore degli investimenti”, dice a We Wealth il country head per l’Italia, Matteo Cianfoni. “Per noi, la tecnologia non è una mera etichetta per rendere più attraenti i prodotti, ma è parte del nostro Dna. Non la trattiamo come un investimento tematico, ma è parte di tutto quello che facciamo”. 


Un approccio unico in Europa

Un approccio che, rileva Cianfoni, rappresenta un unicum nel panorama delle case d'investimento europee: per continuare a proporre approcci quantitativi di eccellenza, Man Group si impegna ogni anno in significativi investimenti sia in infrastrutture tecnologiche avanzate sia nella ricerca dei talenti, e attualmente conta oltre 500 ricercatori ed esperti di tecnologia in organico: il 39% dello staff. “Quando si tratta di investimento quantitativo, i talenti sono fondamentali ed è interessante come nel tempo i nostri competitor nella ricerca delle professionalità siano cambiati. Anni fa, il pool era lo stesso a cui accedevano banche di investimento o fondi Quant, che avevano bisogno di fisici o matematici. Oggi l’utilizzo della tecnologia è diventavo pervasivo e i nostri competitor a livello di recruiting sono diventati le fintech e le big tech”. Attraverso i talenti e una serie di acquisizioni e assunzioni di gruppi di ricercatori e team di gestione, Man Group è cresciuta negli ultimi dieci anni triplicando le masse in gestione e raggiungendo una dimensione significativa per un hedge fund. “La nostra storia – prosegue Cianfoni – ci insegna che è necessario continuare a investire nella ricerca dei talenti e nell’investimento quantitativo, non solo per aumentare la capacità di sviluppare strumenti in-house, che consentano di elaborare enormi quantità di dati, ma anche per permettere ai gestori discrezionali tradizionali di avere a disposizione database e strumenti innovativi per riuscire a prendere decisioni di investimento accurate e in tempi molto rapidi”. 

La tecnologia abbatte i costi e fa volare l’efficienza 

La tecnologia è fondamentale per ridurre i costi di transazione. “Riteniamo di poter affermare che siamo una delle società che riesce a contrattare sul mercato in maniera più efficiente – spiega il country head - Le strategie di tipo sistematico quantitativo si basano sul concetto di essere agnostiche e il gestore, per ridurre il margine di errore, analizza tantissimi dati e costruisce portafogli molti diversificati e con tempi di rotazione rapidissimi: per questo è un vantaggio competitivo avere la possibilità di transare a costi bassi, in modo da non impattare sulla performance. L’84% dei nostri trade sono automatizzati e vengono eseguiti grazie agli algoritmi di machine learning”. La ricerca dei talenti è stata agevolata negli anni attraverso uno stretto legame con l’accademia, in particolare con l’Università di Oxford: in partnership con la prestigiosa università, Man Group gestisce l’Oxford Man-Institute, un vero e proprio distaccamento della società in cui ricercatori di Man Group e studenti di Oxford lavorano fianco a fianco all’insegna di costante contaminazione e interscambio tra la comunità accademica e quella degli investitori.

Le strategie per espandersi in Italia 

“Abbiamo attivato in Italia anche un progetto pilota di sponsorship con l’Università Bocconi – annuncia Cianfoni – sull’elaborazione del linguaggio naturale (Nlp, Natural language processing). Riteniamo che il legame con il mondo accademico sia cruciale poiché ci consente di avere un accesso privilegiato ad analisi, ricerche e tecnologie che possano poi costituire il vero valore aggiunto dei nostri portafogli, come nel caso di alcuni strumenti di risk management sviluppati a Oxford che ora applichiamo in alcuni dei nostri fondi”. Così, se da un lato i computer processano una mole enorme di dati, 11mila strumenti e 800 mercati globalmente, 24 ore al giorno, a conti fatti oltre 150 miliardi di dati ogni settimana (dati al 23 maggio 2022 ndr), con un certo livello di dettaglio, i gestori ‘in carne e ossa’ si concentrano sulla profondità di analisi. “Il nostro scopo è cercare di combinare il meglio possibile dei due mondi ed è così che negli anni Man Group si è sviluppata”, precisa Cianfoni. In ogni caso, Man Group non è solo investimento quantitativo: l’acquisizione di un piccolo gioiello nel mondo britannico degli hedge fund nel 2009, l’integrazione di una società di eccellenza nell’equity quantitativo nel 2012 e lo sviluppo di una linea dedicata ai private market nel 2017 sono state le tappe principali del processo di costruzione di un business solido e variegato, ma “non da multi-boutique” – come tiene a precisare il country head.

Gestione attiva e controllo del rischio 

“Siamo una società unica con risorse condivise, con strategie e soluzioni che integrano le eccellenze nelle diverse nicchie di mercato, facendo leva sulle specifiche expertise. A Londra lavoriamo tutti sullo stesso trading floor”. In Italia invece il gruppo opera da due decenni, ma vuole espandere il team locale per aumentare la prossimità alla clientela e rispondere in maniera più efficace alle esigenze del marcato locale. “Il mercato italiano – commenta Cianfoni – ha ben chiaro che gli hedge fund, in passato tacciati di scarsa trasparenza, non sono strumenti opachi o che prendono rischi non compensati dai rendimenti: nelle turbolenze, sia a marzo 2020, sia con l’esplosione della guerra ucraina, le strategie sono rimaste ben all’interno dei parametri di rischio proposti e promessi ai clienti, beneficiando laddove possibile del cambio di regime sui tassi”. Insomma, argomenta il manager, il patto con l’investitore è stato rispettato. “Cooperare con gli investitori italiani, che sono curiosi e dotati di un forte spirito creativo– dice Cianfoni – è da sempre stimolante. Storicamente abbiamo operato su un piano istituzionale ma intendiamo aprirci anche al canale della consulenza e della distribuzione, perché negli ultimi anni abbiamo sviluppato strategie e acquisito team di eccellenza nello sviluppo di prodotti e gestioni fruibili anche per il retail. Ed è un modello di business che a quanto pare sta pagando: gestione attiva e flessibile e controllo dei rischi diventeranno, d’altronde, sempre più importanti in un mercato che ha strutturalmente cambiato pelle”.

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