L’arte non è un accessorio del private banking, parola di Banca Generali

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La Banca del Leone ha chiuso Milano Art Week 2026 con un confronto sul rapporto tra velocità del mercato e tempi della cultura, speigando come il ruolo dell’art advisory nella gestione strategica dell’arte sia oggi sempre più robusto

Indice

«Crediamo infatti che l’arte non sia solo espressione culturale, ma anche uno straordinario strumento di riflessione sul valore, sul tempo e sulla responsabilità di chi è chiamato a custodire e far crescere un patrimonio». Ad affermarlo è Andrea Ragaini, vice-direttore generale di Banca Generali, durante la tavola rotonda “Il tempo dell’arte: velocità del mercato vs tempo della cultura”. Il dibattito, presso la sede meneghina di piazza Sant’Alessandro della banca,

ha chiuso il ciclo di iniziative dedicate alla Milano Art Week 2026 (13-19 aprile 2026), promossa dal Comune di Milano e coordinata da Arte Totale ETS, di cui la banca è sponsor principlae per l’ottavo anno consecutivo.

L’evento ha visto dialogare Vincenzo De Bellis, chief artistic officer, global director of Art Basel Fairs, Vincenzo Filogamo, head of corporate, real estate, art advisory di Banca Generali, Lorenzo Giusti, direttore GAMeC Bergamo, ed Enea Righi, collezionista e direttore operativo arte fiera Bologna, con la moderazione di Claudia Cervini, head of media relations di Banca Generali.

Arte e private banking, da Arte Generali

Filogamo ha messo l’accento sull’importanza di una visione complessiva, fondamentale per costruire una rotta di lungo periodo. Non sorprende dunque che la Banca del Leone abbia rafforzato la sua divisione di art advisory in modo da offrire un supporto a tutto tondo alla clientela, dalla consulenza per la compravendita di opere d’arte e beni da collezione, alle valutazioni indipendenti, assicurazioni, catalogazione, logistica, deposito e restauro.

Il tema è più che mai attuale in una fase in cui il mercato globale dell’arte è pari a oltre 2.500 miliardi di dollari con prospettive di crescita a quota 3.500 miliardi entro il 2030. Come rilevato da Aipb in Italia l’investimento in arte coinvolge già il 20% delle famiglie private e l’arte sta assumendo un peso sempre maggiore nella consulenza del private banking.

La questione al centro del dibattito

Al centro del dibattito, una questione molto sentita adesso: da un lato la corsa accelerata del mercato, dall’altro i tempi dilatati (e necessari) della produzione artistica. Tra i tanti spunti di riflessione, è emersa una visione dell’arte non più come semplice mecenatismo o passione individuale, ma come asset strategico misurabile, capace di generare valore concreto se gestito con una visione d’insieme che contrasti la frenesia del mercato.

Nel contesto attuale, in cui è forte la pressione alla reazione e alla circolazione sempre più rapida dei contenuti, è essenziale contrapporre alla velocità del sistema una visione ampia, di lungo periodo. Per superare la frammentarietà delle decisioni immediate, diventa prioritario offrire un supporto strutturato che integri gestione tecnica, consulenza strategica e tutela del tempo della ricerca.

Come sottolinea infatti Vincenzo De Bellis, «Il mercato dell’arte in sé non è necessariamente veloce, anzi, direi che sta attraversando una fase in cui i tempi si stanno leggermente dilatando, diventando forse più riflessivi, più cauti. Quello che invece percepiamo come “velocità” è spesso una caratteristica del sistema: il modo in cui le fiere, le istituzioni, le gallerie e tutti gli attori coinvolti sono chiamati a operare. C’è una richiesta costante di reattività, di presenza continua, di produzione e circolazione rapida dei contenuti e delle opere. Forse abbiamo bisogno di ritrovare una dimensione di continuità e di profondità. Siamo tutti chiamati a trovare un equilibrio tra efficienza e persistenza, tra immediatezza e costruzione di senso».

Chiosa Ragaini sull’importanza di «aprire una finestra sull’apparente distonia tra la repentina velocità della domanda e i tempi richiesti dalla riflessione delle opere stesse, paradigmi molto interessanti che si avvicinano anche alle considerazioni nel nostro lavoro».

Domande frequenti su L’arte non è un accessorio del private banking, parola di Banca Generali

Qual è la visione di Banca Generali riguardo al ruolo dell'arte nel private banking?

Banca Generali considera l'arte non solo un'espressione culturale, ma anche uno strumento per riflettere sul valore, sul tempo e sulla responsabilità nella gestione di un patrimonio. Questa prospettiva è promossa attraverso iniziative come Arte Generali.

Chi ha espresso la posizione di Banca Generali sull'arte e il private banking?

Andrea Ragaini, vice-direttore generale di Banca Generali, ha esposto la visione della banca durante una tavola rotonda. La sua dichiarazione sottolinea l'importanza dell'arte come elemento di riflessione per la gestione patrimoniale.

Quale evento ha segnato la discussione sul rapporto tra arte e private banking per Banca Generali?

La discussione si è svolta durante la tavola rotonda intitolata 'Il tempo dell'arte: velocità del mercato vs tempo della cultura'. L'evento, tenutosi presso la sede di piazza Sant’Alessandro a Milano, ha concluso un ciclo di incontri.

In che modo l'arte può essere vista come uno strumento di riflessione per la gestione patrimoniale secondo Banca Generali?

L'arte offre spunti di riflessione sul concetto di valore intrinseco e sulla sua evoluzione nel tempo, elementi cruciali per chi gestisce e accresce un patrimonio. Inoltre, stimola la considerazione della responsabilità nella custodia di tali beni.

Qual è l'obiettivo di iniziative come 'Arte Generali' nel contesto del private banking?

Arte Generali mira a integrare la dimensione culturale dell'arte con la gestione finanziaria, posizionandola come un elemento strategico per la riflessione sul valore e sulla responsabilità patrimoniale. Questo approccio va oltre la mera funzione estetica o di investimento speculativo.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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