L’Arabia Saudita ha appena firmato con Deutsche Bank una serie di accordi per l’arte e la cultura, per un valore superiore a 5 miliardi di riyal sauditi (circa 1,3 miliardi di dollari). Il tutto si è svolto durante la prima “Conferenza sugli Investimenti Culturali”, il 29 e 30 settembre 2025 a Riyadh, sotto la supervisione del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (noto anche come MBS). Il primo e più importante esito della sigla è la creazione immediata dell’Università delle Arti di Riyadh, proprio nella capitale saudita. La scelta del colosso bancario tedesco non è casuale: il gruppo Deutsche Bank è noto per il suo vasto portafoglio d’arte e le iniziative culturali. L’accordo con la multinazionale finanziaria tedesca riguarda in generale programmi di formazione e mentoring, oltre a due eventi annuali.
È stato inoltre lanciato un fondo di investimento da 850 milioni di riyal sauditi (227 milioni di dollari) per settori come le arti visive, la moda e i media digitali, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo sostenibile dell’economia culturale

Il primo frutto dell’accordo fra Deutsche Bank e Arabia Saudita: l’università delle arti
Stando alle dichiarazioni del Ministero della Cultura saudita, l’università aprirà nel 2026, offrendo inizialmente 13 facoltà, fra cui percorsi di formazione in musica, cinema, teatro e arti performative, con l’ambizione di formare 30.000 laureati entro il 2040. Questo progetto mira a diventare un centro di eccellenza per la creatività, contribuendo alla crescita dell’occupazione e al rafforzamento dell’identità culturale nazionale.
Il Ministero della Cultura saudita ospiterà una delegazione culturale internazionale annuale a Riyadh, Jeddah o in un altro luogo culturalmente significativo del Regno, mentre Deutsche Bank organizzerà una delegazione culturale annuale dall’Arabia Saudita a Francoforte, Berlino o Londra.
Altri progetti, in piena coerenza con la nuova politica Vision 2030
Un altro risultato concreto emerso dalla conferenza è stato l’accordo tra il Ministero della Cultura e la Commissione Reale per AlUla, che ha firmato un memorandum d’intesa, segnando un’intensificazione degli investimenti nelle infrastrutture culturali della suggestiva località, un’oasi di sabbia e arenaria rossa nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. Lo stesso ministero ha anche presentato un nuovo strumento di co-finanziamento da 1 miliardo di riyal sauditi, mirato a facilitare l’accesso al credito per le imprese culturali, in collaborazione con il “Fondo per lo Sviluppo Culturale” e il “Programma Qualità della Vita”.
Negli ultimi anni, il governo saudita ha concretizzato accordi strategici con musei e organizzazioni artistiche di alto profilo. Solo per citarne alcuni: il Centre Pompidou, il Louvre, il Museo Andy Warhol e Desert X, la biennale all’aperto con sede in California. È la rivoluzionaria politica di MBS, che in pochi anni ha trasformato quello che era un paese chiusissimo, nemmeno visitabile turisticamente in un avamposto ricco di fermento culturale e artistico. La politica di apertura ed emancipazione dal petrolio del regno è nota come Vision 2030.
Con oltre 235.000 professionisti oggi impiegati nel settore culturale e più di 50.000 investitori coinvolti, l’Arabia Saudita sta costruendo una solida infrastruttura culturale capace di attrarre investimenti e favorire la crescita economica.
In general, la conferenza ha sottolineato l’importanza della cultura come motore di sviluppo economico, promuovendo il dialogo internazionale e l’innovazione nel settore creativo.
Una coincidenza
In concomitanza con la conferenza, il Public Investment Fund (PIF) saudita ha annunciato di aver acquisito con altri partner (fra cui il genero di Donald Trump, il marito di Ivanka) la società californiana di videogiochi “Electronic Arts”, mettendo a segno la più grande operazione di leveraged buyout della storia, del valore di 55 miliardi di dollari. È una delle tante opportunità che l’Arabia Saudita sta cogliendo per diversificare la propria economia, cambiando per sempre (e in meglio) la sua immagine.

