L’eccezionalità di un’opera di Antonello da Messina in asta
Acquistare un’opera dell’enigmatico Antonello da Messina (c. 1430–1479) è praticamente impossibile. Di lui sono infatti pervenute fino a noi 40 opere soltanto, quasi tutte custodite in musei. Quasi. Perché il primo Ecce Homo dell’artista, molto probabilmente l’unica sua opera rimasta in mani private, era nel catalogo dell’asta Master Paintings and Sculptures di Sotheby’s del 4-5 febbraio 2026, pronta a cambiare proprietario. Ma, a poco dall’inizio, il colpo di scena: la casa d’aste fa sapere che il Ministero della Cultura italiano, attraverso la Direzione Generale Musei, lo ha acquistato per 14,9 milioni di dollari. Un ottimo prezzo per Sotheby’s: la stima di vendita era infatti collocata fra i 10 e i 15 milioni, commissioni escluse.

L’opera – un piccolo pezzo devozionale, baciato dai proprietari – è in realtà bifacciale, dipinta su entrambi i lati. Il ritratto del Cristo sofferente presentato da Ponzio Pilato alla folla, l’Ecce Homo (recto) si accompagna a una visione di San Girolamo nel deserto (verso). «Antonello è un artista quasi mitico e i suoi dipinti sono eccezionalmente rari, quindi l’apparizione di un’opera come questa è un evento importante per il mercato. Nell’Ecce Homo si trova una meravigliosa sottigliezza: ciò che vediamo non è un ritratto idealizzato, ma una persona reale – giovane, vulnerabile e profondamente umana», erano state le parole di Christopher Apostle, responsabile internazionale della divisione Old Masters di Sotheby’s, nel presentare l’opera.

Lo storico dell’arte Federico Zeri ha suggerito che questo prezioso oggetto devozionale potesse essere trasportato in un astuccio di pelle, come oggetto caro da tenere vicino al corpo.
Chi era Antonello da Messina?
Antonello da Messina è stato il più importante pittore dell’Italia meridionale del primo Rinascimento. Nato in Sicilia, si formò a Napoli e lavorò successivamente a Venezia, dove la sua eredità creativa fu portata avanti da Giovanni Bellini e Giorgione. Fu profondamente influenzato dalle innovazioni del Rinascimento fiammingo, e Giorgio Vasari (probabilmente sbagliando) gli attribuì il merito di essere stato il primo pittore italiano a usare la pittura a olio, mezzo che gli permise di raggiungere una finezza di toni e colori senza precedenti.
Questo dipinto rappresenta inoltre la prima versione conosciuta dell’artista, nonché l’unico trattamento bifacciale, dell’Ecce Homo, un tema che avrebbe ripreso durante tutta la sua carriera. Tutte le altre versioni sono conservate in importanti collezioni museali, tra cui il Metropolitan Museum of Art, Palazzo Spinola a Genova e il Collegio Alberoni a Piacenza.
La straordinaria maestria di Antonello anticipa quella del suo contemporaneo e rivale, di poco più giovane, Giovanni Bellini, che rimase profondamente segnato dal breve soggiorno di Antonello a Venezia. Echi compositivi di questo pannello si possono ritrovare nel San Girolamo che legge in un paesaggio di Bellini (c. 1480–85) alla National Gallery di Londra e nel San Francesco nel deserto (c. 1475–1480) della Frick Collection.
Ecce Homo (Fronte)
Sul lato anteriore, Antonello raffigura dunque l’Ecce Homo – il momento, descritto nel Vangelo di Giovanni, in cui Ponzio Pilato presenta Cristo alla folla dopo le torture dichiarando “ecco l’uomo”. L’iconografia è completa: la corona di spine, le gocce di sangue, la corda legata al collo e le braccia dietro la schiena. La forza dell’immagine risiede nell’umanità che Antonello conferisce a Cristo. I tratti non sono idealizzati: il torso nudo si flette come per un sussulto. Il suo sguardo incontra quello dello spettatore con una pacata e devastante immediatezza. La versione di Sotheby’s, eseguita circa nel 1460-1465, è la prima trattazione del tema da parte di Antonello e l’unico pannello dipinto su entrambi i lati.
San Girolamo nel deserto (Retro)
Sul verso, Antonello raffigura San Girolamo nel deserto, inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, alludendo alla sua traduzione della Bibbia in latino (Vulgata). Il santo è immerso in un paesaggio poetico: scogliere scoscese, cespugli bassi, uno specchio d’acqua sereno che riflette delicatamente luci e ombre. La sua figura presenta alcune abrasioni superficiali nei punti in cui il dipinto veniva impugnato, toccato e – probabilmente – baciato dal proprietario.

