Il 7 febbraio 2026 è stata svelata a Palazzo Reale una delle mostre immancabili di questo 2026 meneghino: Le Alchimiste del tedesco Anselm Kiefer.
Le opere site-specific di Anselm Kiefer in Italia
Non è la prima volta che l’artista, classe 1945, realizza un progetto site-specific per un’istituzione museale italiana. Quest’esposizione è stata infatti preceduta dall’installazione – diventata permanente – I Sette Palazzi Celesti (2004) dell’Hangar Bicocca, da Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (2022) al Palazzo Ducale di Venezia e da Angeli Caduti (2024) a Palazzo Strozzi, Firenze. In tutti questi casi Anselm si è ispirato ai luoghi per cui le opere sono state successivamente realizzate, racchiudendo dunque l’energia dei diversi spazi. Nel caso della Sala delle Cariatidi, l’ambiente parla da solo. Incendiato dalle bombe sganciate dagli alleati nel 1943 sulla città di Milano, il salone da ballo più grande d’Europa ne uscì pesantemente danneggiato.

Tutte le foto sono di Alice Trioschi
Le Alchimiste della Sala delle Cariatidi, tra mitologia e scienza
Ispirato dalle quaranta cariatidi della sala (volutamente mai restaurate), Kiefer ne ha colto la fragilità mettendole in dialogo con le alchimiste, la cui figura è stata similmente “rimossa” dalla storia. Le oltre quaranta tele esposte negli spazi di Palazzo Reale raccontano la vita di donne, vissute tra il Medioevo e la fine del Seicento, custodi di saperi antichi ma difficilmente accettate dalla società. Definite oggi anche come proto-scienziate, queste figure adottavano i principi dell’alchimia cercando di trasformare costantemente la materia.
Tramite distillazione, sublimazione, calcinazione e dissoluzione, cercavano non solo di raggiungere scopi egoistici (quali la pietra filosofale o la trasformazione del metallo vile in oro), ma soprattutto di aiutare la propria comunità attraverso la cura e la guarigione. Erano spesso costrette a nascondersi, pubblicando le proprie scoperte con pseudonimi maschili per evitare prosecuzioni o processi di stregoneria.
La trasformazione della materia da Caterina Sforza a Lady Mary Herbert
Partendo da Caterina Sforza (1463-1509) – figlia illegittima del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e talentuosa alchimista – Kiefer restituisce un’identità alle scienziate delle epoche passate. Tra queste, ricordiamo le più conosciute Isabella Cortese (1560 ca.) che fece pubblicare a Venezia un libro con le proprie ricette mediche, la greco-egizia Cleopatra (III-IV secolo d.C.), Maria la Profetessa (III secolo d.C) a cui è attribuita l’invenzione del bagnomaria, Sophie Brahe (1556-1643), astronoma danese e Lady Mary Herbert (1561-1621), nobildonna e scienziata della corte elisabettiana.
L’artista si inserisce in questo circolo virtuoso, non solo come osservatore ma anche come rigeneratore della materia. Anselm sottopone la propria pittura a vari stadi di trasformazione, corrodendo e purificando le superfici delle immense tele presenti nella sala. Utilizza materiali quali il piombo, lo zolfo, gli ossidi, la cenere, i fiori, le piante officinali e l’oro, lavorandoli con fuoco, fiamma ossidrica e acidi. Il risultato è la pura espressione della tecnica dell’artista: quadri materici che impongono la loro presenza nell’ambiente circostante.
Le quotazioni di Anselm Kiefer in asta
Kiefer – che ha lanciato un appello al Comune di Milano per lasciare permanentemente le Alchimiste nella Sala delle Cariatidi – rimane sicuramente tra gli artisti contemporanei più amati dal pubblico. E il mercato, come sempre, risponde. Le sue opere sono infatti passate più volte in asta, producendo risultati notevoli. Il quadro di Kiefer più caro mai aggiudicato all’asta è ad oggi The Fertile Crescent (2008), battuto nel 2019 da China Guardian Auctions a Pechino per 3,9 milioni di dollari. Il secondo gradino del podio è quello di Dem Unbekannten Maler (1983), offerto da Christie’s New York nel 2011 e acquistato per 3,5 milioni di dollari. Al terzo posto troviamo invece Malen=Verbrennen (1974) venduto nel 2017 sempre da Christie’s New York per 2,4 milioni di dollari. Buono anche il risultato di Lasst Tausend Blumen Blühen! (1999), venduto nel 2014 da Christie’s (ma a Londra) per 1,2 milioni di pound.

