Alla scoperta della AJS Porcupine
Mentre le Norton sfrecciavano per le strade di una Londra alle prese con la ricostruzione del dopo guerra, pungente come un aculeo di un porcospino una nuova motocicletta iniziava a circolare per le strade della campagna inglese. Più precisamente per le Midlands, regione famosa per essere il cuore roboante di tutta l’Inghilterra, caratterizzata da paesaggi rurali e intervallati dalle tipiche fabbriche a mattoni rossi, vere e proprie case della industria motociclistica britannica. Sul serbatoio di quella nuova motocicletta erano incise tre lettere: AJS.
Le origini della AJS
AJS sta per A.J. Stevens & Company. Fu fondata da Harry, Joe (junior), Jack e George, figli di Joseph nel 1904 sotto il cielo di Wolverhampton. I fratelli avevano scelto questo nome perché, tra i quattro coinvolti nell’impresa, solo Albert John — detto “Jack” — possedeva un secondo nome, e di conseguenza i loro motori e motociclette furono venduti con il marchio A.J.S.
Dopo un decennio passato a costruire 125 cc, la consacrazione arrivò nel 1914 al Junior TT dell’Isola di Man, dove due AJS 350 cc dotate di doppie catene primarie e di un controalbero a due velocità, tagliarono il traguardo per prime. Questo successo fu bissato nel 1920. Nel primo Isle of Man TT del dopoguerra, Cyril Williams, in sella a una “A Jay”, vinse la gara Junior TT 350 cc con un impressionante vantaggio di nove minuti e 50 secondi.
Forte di questo successo e della pubblicità che ne derivò, l’azienda continuò negli anni Venti a produrre una vasta gamma di motociclette stradali, da turismo, sportive, commerciali, con sidecar e da competizione, equipaggiate con motori monocilindrici o bicilindrici a V in diverse cilindrate: 250 cc, 350 cc, 500 cc e 1.000 cc. Lo sviluppo di una gamma così ampia di modelli finì però per mettere a dura prova l’azienda, che non riuscì a resistere alle conseguenze finanziarie del crollo di Wall Street del 1929 e nel 1931 fu dichiarata bancarotta.
Un progetto nato per le corse
La rinascita della AJS arrivò durante la Seconda guerra mondiale, mentre le bombe tedesche cadevano sopra la testa di Giorgio VI. Quello che allora era solo un progetto sperimentale chiamato “Porcupine”, divenne realtà nel neonato FIM Grand Prix World Championship, il primo vero campionato mondiale motociclistico. Dal punto di vista tecnico, la moto era estremamente avanzata per la fine degli anni Quaranta.
Montava un bicilindrico parallelo da 500 cc con doppio albero a camme in testa (DOHC), una soluzione che anticipava molte delle architetture moderne delle moto da corsa. La potenza variava tra i 45 e i 55 cavalli, permettendo velocità superiori ai 210 km/h — numeri impressionanti per l’epoca. Il soprannome “Porcupine” invece derivava dall’aspetto inconfondibile del motore. Le lunghe alette di raffreddamento, disposte orizzontalmente sulla testa, ricordavano infatti gli aculei dell’animale. Questa soluzione non era solo estetica: serviva a migliorare la dissipazione del calore in un propulsore molto sofisticato per l’epoca.
Il trionfo del 1949
La consacrazione arrivò nel 1949, quando il pilota britannico Les Graham vinse il primo Campionato del Mondo della classe 500 proprio in sella alla Porcupine. Il successo non fu semplice: la moto era velocissima ma anche complessa e talvolta delicata dal punto di vista dell’affidabilità. Nonostante ciò, la combinazione tra innovazione tecnica e talento del pilota permise ad AJS di entrare per sempre nella storia del motociclismo.
Le versioni E90 ed E95 della AJS Porcupine
Nel corso della sua breve carriera agonistica, la Porcupine venne sviluppata in due versioni principali. La E90, utilizzata nel 1949, presentava un motore quasi orizzontale ed era la più radicale dal punto di vista progettuale. Tuttavia, richiedeva una messa a punto molto precisa.
La successiva E95 introdusse un motore inclinato di circa 45 gradi, migliorando l’affidabilità e la guidabilità. Ne furono prodotti pochissimi esemplari — meno di dieci — rendendola oggi una delle moto da corsa più rare al mondo. Tra il 1949 e il 1954, anno in cui vennero costruite le ultime quattro E95, le Porcupine avevano terminate 24 gare, ottenendo cinque vittorie, sette secondi posti e un campionato del mondo.
Un’icona per collezionisti
Oggi la AJS Porcupine è un vero oggetto di culto. Gli esemplari sopravvissuti sono rarissimi e raggiungono cifre incredibili nelle aste internazionali. L’esemplare che vinse il campionato del mondo nel 1949 è stato venduto per oltre sette milioni di dollari, diventando la seconda moto più costosa di sempre.

