Lavorare in team

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Giulia Castellani
16.5.2022
Tempo di lettura: 2'
L'altro giorno ero da un cliente che di professione fa il chirurgo. Mi stava parlando dei suoi studi, dei successi professionali e di un insieme di capacità che ritiene lo abbiano portato ad essere così quotato. Dopo essermi complimentata e aver validato i suoi racconti (so per certo della sua grande bravura, specie in sala operatoria) ho chiesto come mai allora, visto quanto appena enunciato, fosse stato così scettico nel momento in cui ha conosciuto un mio collega di team. Poco tempo prima, infatti, gli ho presentato durante un appuntamento, un collega che aveva manifestato interesse per lui e la sua professione. Il chirurgo, rimasto basito, non capiva il nesso tra le due questioni.

'Dottore- iniziai- certo la sua mano ferma e la capacità di concentrazione estrema l'hanno fatta diventare il grande professionista che é. Ma pensa ci sarebbe comunque riuscito senza un'equipe a fianco? Se qualcuno non le avesse mai passato il bisturi lei avrebbe di certo perso momenti preziosi e, con tutta probabilità, messo a repentaglio qualche vita. Anche io ho il mio team che, come il suo, è fortemente specializzato. Dopotutto, siamo due professionisti entrambi. Nel team o equipe o gruppo, se vuole dirla in italiano, ognuno ha il suo posto, sa perfettamente cosa fare e come. Se lei fosse al posto dello strumentista pensa avrebbe avuto tutto quel successo? Forse si, forse sarebbe stato il migliore anche in quel caso. Ma lei ha deciso di proseguire una strada diversa quindi ha bisogno di qualcuno che la aiuti per la buona riuscita dell'intervento. Anche ogni mio appuntamento è un intervento: certo ho studiato a monte, ma poi ci vogliono anche altre capacità sul momento che io riesco a sfruttare a piano se non penso ad alcuni aspetti tecnici. Si ricorda il bisturi di prima? Ecco. Io non sono certo la migliore a cambiare appoggio bancario ad un rid, per esempio, ma quando si tratta di una consulenza allora sono il chirurgo della situazione. Che poi, i nostri lavori sono più simili di quanto possa pensare. Il cliente spiega dove ha male, noi gli facciamo domande per capire e a volte capiamo che il problema non sta lì ma da tutt'altra parte. Allora mettiamo giù un piano, mettiamo in atto delle terapie e nei casi più urgenti si opera. Poi si segue il post operatorio che termina quasi sempre con un 'grazie! L'avessi conosciuta prima!'. Stesse procedure, visto? Ma per essere così efficaci abbiamo bisogno della segretaria, dell'assistente, dello strumentista, dell'infermiere e una serie di altri colleghi che ci supportino. Abbiamo possibilità di sceglierli? Ovviamente, potendo, prendiamo i migliori in ogni campo. E io l'ho fatto, penso anche lei'.

Ecco un aspetto che mi piace molto durante i primi approcci col cliente: portare il mio mondo nel suo.
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